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Sergio Ramelli, le minacce dei rossi cadono nel vuoto: il sottosegretario Frassinetti deposita la corona

Milano, 13 mar — Un copione già scritto, tanto abbaiare per nulla: nonostante la rete dei collettivi «Milano antifascista, antirazzista, meticcia e solidale» avesse annunciato un presidio per impedirle di depositare una corona di fiori a Sergio Ramelli, questa mattina la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha regolarmente commemorato il 19enne martire dell’odio rosso massacrato a colpi di chiave inglese il 13 marzo del 1975 e morto il 29 aprile in seguito ai traumi riportati.

Ad attendere Frassinetti di fronte all’Itis Molinari in via Crescenzago a Milano il solito, sparuto drappello di persone tra docenti dell’istituto, rappresentanti della Rete Milano Antifascista Antirazzista Meticcia e Solidale e delle sigle sindacali Adl Cobas e Usb in presidio contro la presenza del sottosegretario ritenuta «strumentale». «Vergogna lei e il preside. Fascisti carogne tornate nelle fogne», berciavano i quattro gatti «eredi dei partigiani», che per non smentirsi utilizzano gli stessi slogan urlati 48 anni fa dagli assassini di Sergio.

L’antifascismo non ha mai smesso di odiare

«Non c’è nessuna differenza nel ricordare vittime innocenti», ha dichiarato Frassinetti dopo aver fatto sapere che depositerà una corona di fiori anche per Fausto e Iaio, però «non c’è mai una protesta quando viene commemorato un ragazzo di sinistra ucciso». Sergio Ramelli, ha proseguito, «è stato ucciso da chi si diceva antifascista», quindi dell’antifascismo «ci sono tante sfaccettature. A quell’epoca l’antifascismo militante era rovente, penso che adesso sia cambiato tutto e che sia importante parlare di libertà, partecipazione e democrazia».

Eppure gli slogan scanditi in via Crescenzago questa mattina comunicavano tutto tranne che volontà di distensione. «Già altre volte — aveva sottolineato alcuni giorni fa Frassinetti — sono andata alla targa che sul muro della biblioteca ricorda Sergio, ma quest’anno sono particolarmente fiera di potergli rendere omaggio come sottosegretario del ministero dell’Istruzione».

Gli studenti si dichiarano neutrali

Gli studenti dell’istituto hanno comunicato la propria neutralità nei confronti delle polemiche: «Ne abbiamo parlato e siamo sereni non vogliamo schierarci ma non volevamo nemmeno perdere l’occasione di dire “no” alla violenza in generale», spiegano in una nota. «Noi studenti volendo tutelarci dal pericolo di strumentalizzazione non prendiamo una posizione ideologica ma ribadiamo la difesa dei valori costituzionali di libertà, condannando ogni forma di violenza».

I manifestanti, diversamente, non perdono l’occasione per buttare altra benzina sul fuoco dell’odio e distorcere ignobilmente la verità storica. «Ramelli viene ricordato tutti gli anni da orde barbariche che incutono timore. Noi lo vogliamo ricordare per quello che era e senza censura: un picchiatore fascista». Uno studente di 19 anni, un giovane appassionato di politica che per aver scritto un tema sulle Brigate rosse venne schedato e segnalato ai killer di Avanguardia Operaia. Trovò una morte atroce, massacrato da un commando di ricchi privilegiati: servi del sistema con l’hobby della ribellione.

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