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Recuperato il pallone spia: la Cina non risponde alle chiamate del Pentagono

Gli Usa chiamano, la Cina non risponde. L’abbattimento del pallone spia cinese ha provocato una grave crisi diplomatica tra Washington e Pechino, culminata nel rifiuto cinese di interloquire con il segretario della Difesa Usa Lloyd Austin.

Il Dipartimento della Difesa Usa ha spiegato di aver presentato una richiesta di chiamata tra Austin e il ministro della Difesa della Repubblica Popolare Cinese, Wei Fenghe. Il tentativo di contatto sarebbe avvenuto subito dopo che i caccia statunitensi hanno colpito e affondato il suddetto pallone. La discussione sarebbe dovuta ruotare attorno all’ospite inatteso presentatosi nei cieli americani, poi distrutto a sette giorni dal primo avvistamento al largo delle coste della Carolina del Sud.

Ebbene, stando alla versione presentata da Washington, la Cina avrebbe rifiutato il colloquio. “Crediamo nell’importanza di mantenere linee di comunicazione aperte tra gli Stati Uniti e la Repubblica popolare cinese al fine di gestire responsabilmente le relazioni. Sfortunatamente, la Cina ha respinto la nostra richiesta”, ha detto il portavoce del Pentagono Pat Ryder.

Dall’altro lato, il Dragone ha presentato un reclamo formale all’ambasciata americana a Pechino. Il governo di Xi Jinping ha inoltre più volte ribadito che il pallone distrutto era un dirigibile civile finito per sbaglio nello spazio aereo Usa e utilizzato per rilevazioni meteorologiche. E che la decisione di Joe Biden di abbatterlo è stata una “reazione eccessiva” e di “violare seriamente la pratica internazionale”. In un clima del genere la visita del Segretario Usa Anthony Blinken oltre la Muraglia è stata congelata e rimandata a data da destinarsi.



La lite sui detriti

Nel frattempo la lite tra gli Stati Uniti e la Cina si è spostata dal pallone ai suoi detriti. La Marina Usa ha recuperato i primi resti dell’oggetto volante in un’area marittima non distante da Myrtle Beach. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha intanto dichiarato nel corso di una conferenza stampa che i resti del pallone abbattuto “non appartengono agli Stati Uniti” e vanno dunque riconsegnati a Pechino.

“Il governo cinese continuerà con risolutezza a difendere i propri legittimi diritti e interessi“, ha affermato Mao in risposta alle dichiarazioni del portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa, John Kirby, secondo cui Washington non ha alcuna intenzione di restituire a Pechino i resti del presunto pallone-spia. 

Gli Usa hanno fatto sapere di aver recuperato buona parte dei suoi resti dalla superficie dell’oceano, aggiungendo che sono ancora in corso le operazioni di recupero dei detriti finiti sott’acqua.

L’allerta Usa

Al netto della non risposta cinese alla chiamata statunitense, tra le due potenze restano comunque ancora aperti alcuni canali comunicativi, visto che il ministero degli Esteri cinese, come detto, ha riferito di aver inviato una protesta alla sede diplomatica Usa a Pechino. Ricordiamo però che ad agosto, dopo la visita a Taiwan dell’allora presidente della Camera Nancy Pelosi, la Cina ha interrotto il dialogo con gli Stati Uniti in una serie di aree, comprese quelle militari. Mentre alcuni colloqui sono ripartiti, le due parti devono ancora riprendere quelli di difesa.

Secondo quanto riportato dal Washington Post, la comunità dell’intelligence statunitense ha collegato il presunto pallone spia cinese abbattuto sabato ad un vasto programma di sorveglianza gestito dall’Esercito popolare di liberazione. I funzionari americani avrebbero iniziato a informare alleati e partner che sono stati presi di mira in modo simile.

A quanto pare lo sforzo del pallone di sorveglianza, che ha operato per diversi anni in parte fuori dalla provincia di Hainan al largo della costa meridionale della Cina, avrebbe raccolto informazioni su risorse militari in Paesi e aree di interesse strategico emergente per Pechino, tra cui Giappone, India, Vietnam, Taiwan e Filippine. Il fatto che si susseguano notizie del genere lascia presupporre che la pressione dei falchi del Congresso su Biden stia diventando sempre più forte.

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