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La Wagner arruola ex soldati dell'esercito afghano in Ucraina

Immagini da un passato recente che tornano sullo sfondo di un presente sempre più tribolato. Quei video dove migliaia di afghani, nell’agosto del 2021, assaltavano letteralmente gli aerei per fuggire da Kabul durante l’avanzata talebana oggi potrebbero tornare di attualità. Ed entrare anche nello scacchiere ucraino. Tra chi provava a fuggire infatti, c’erano soldati dell’ex esercito afghano, dissoltosi con il ritorno al potere degli studenti coranici. Adesso molti di quei soldati potrebbero essere impiegati tra le posizioni russe in Ucraina, agli ordini della Wagner.

Dall’Afghanistan alle trincee nel Donbass

L’arrivo di ex soldati afghani in Ucraina è stata resa nota nelle scorse ore da AgenziaNova. A rivelarlo alcune fonti afghane che hanno spiegato cosa è avvenuto nel Paese dopo l’avvento dei talebani. In particolare, mentre i vertici del dissolto esercito afghano sono riusciti a trovare protezione negli Usa o nei Paesi Nato, gli stessi che dal 2001 al 2021 hanno sostenuto con soldi, armi e addestramento le truppe di Kabul, soldati semplici e quadri intermedi invece non hanno trovato molte vie di scampo.

E così, per evitare di finire nel mirino dei talebani, in molti hanno deciso di scappare nei Paesi più vicini. In primis, nel confinante Iran. Secondo le fonti sentite da AgenziaNova, tra i ventimila e i trentamila soldati dell’ex esercito afghano hanno trovato rifugio in territorio iraniano. E ora potrebbero rappresentare una preziosa risorsa per l’agenzia di contractors russi della Wagner.

La società di Evgeny Prigozhin si starebbe muovendo infatti per reclutare quanti più ex soldati afghani possibile. “Anche se ancora non si è ai livelli di un reclutamento di massa – hanno fatto sapere le fonti afghane – presto però questa eventualità potrebbe concretizzarsi”. Già oggi alcuni ex militari di Kabul sarebbero tra le trincee scavate dai russi nel Donbass. Pronti a combattere contro gli ucraini.

Il ruolo dell’Iran

A Teheran sarebbero ben consapevoli di questa situazione. E, anzi, i vertici della Repubblica Islamica starebbero favorendo l’afflusso di ex combattenti afghani verso le posizioni russe. Il tutto favorito dalla necessità dei membri del dissolto esercito di Kabul di tornare ad avere mezzi di sostentamento per le proprie famiglie. Una volta fuggiti dall’Afghanistan, molti di loro hanno iniziato a vivere in clandestinità in Iran. Oppure lavorando per pochi Dollari al mese, con poche prospettive e con molte difficoltà a pagare anche un piccolo alloggio.

La Wagner invece assicurerebbe stipendi da 1.500 o duemila dollari al mese. A livello economico, una vera e propria svolta per molti ex soldati. I quali quindi preferiscono tornare a indossare una divisa piuttosto che rimanere in Iran. Dal canto suo, il governo di Teheran in questo modo può assicurare un ulteriore appoggio alla Russia. Del resto, il Paese ha già fornito a Mosca droni in grado di penetrare nelle difese ucraine anche se i vertici militari affermano che quei mezzi, di cui il Cremlino ha avuto disperatamente bisogno, sono stati venduti prima della guerra.

Perché i russi reclutano tra gli afghani

Se la situazione così prospettata fosse confermata, per la Wagner e per la Russia il reclutamento di afghani avrebbe un doppio vantaggio. Sotto il profilo economico, la compagnia di mercenari potrebbe fare affidamento a soldati già addestrati pagandoli molto meno di combattenti reclutati in patria. Ma è un altro l’aspetto da sottolineare: gli ex militari afghani sono stati per due decenni addestrati dalla Nato e hanno quindi dimestichezza con molte armi girate dall’Alleanza Atlantica agli ucraini. Dal 2001 al 2021, gli Stati Uniti e altri Paesi della Nato hanno contribuito a formare l’esercito afghano. Poi la fine della missione nella primavera del 2021 e l’avanzata talebana, hanno comportato il definitivo abbandono del Paese nell’estate di due anni fa.

Mezzi, razzi e missili statunitensi e occidentali catturati dai russi sul campo di battaglia, possono adesso essere facilmente messi in mano agli afghani. Per Kiev, così come per Washington, si tratta di un dettaglio non indifferente. E che potrebbe far storcere ulteriormente il naso tra chi, all’interno del Pentagono e della Casa Bianca, già nell’agosto del 2021 ha valutato come superficiale e negativa la gestione del ritiro degli Usa dall’Afghanistan.

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