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Davide (OSS): “ho urgente bisogno di una perizia psichiatrica, per le violenze commesse sugli anziani chiedo di essere curato”.

Davide Barresi (OSS siciliano) è stato arrestato qualche giorno fa per violenze su 7 anziani a San Donà di Piave. Davanti al giudice ha ribadito: “ho urgente bisogno di una perizia psichiatrica”.

Qualche giorno fa quattro Operatori Socio Sanitari (OSS) furono arrestati all’alba dai carabinieri della compagnia di San Donà di Piave. Gli OSS, due in carcere e due ristretti ai domiciliari, sono indagati per concorso in maltrattamenti aggravati a danno di anziani ospiti della casa di riposo “Monumento ai caduti in guerra”, con sede in via San Francesco.

Uno di loro, un uomo di 54 anni, ha già chiesto di essere curato “perché non sto bene con la testa”.

Si tratta di Davide Barresi, 54 anni, OSS nato a Torino e residente a Catania, arrestato nel novembre 2022 dai carabinieri che indagando su una serie di maltrattamenti ai pazienti della residenza per anziani “Monumento ai caduti”, sfociati poi negli arresti di martedì 14 marzo 2023.

Lo avevano ripreso mentre violentava sessualmente sette pazienti: tredici episodi dal 16 novembre 2022, giorno della prima intercettazione video, al 25 novembre 2022 giorno del suo arresto.

Se ne approfittava mentre dormivano: si avvicinava, si masturbava e mimava, tentava o portava a termine atti sessuali approfittando del fatto che potesse avvicinarsi alle pazienti per cambiarle e curarle e “abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica delle pazienti ospiti della casa di riposo” scrive il sostituto procuratore Andrea Petroni nel capo d’imputazione con il quale ha chiesto il carcere per l’operatore socio sanitario, non nuovo ad accuse simili.

Quando lavorava all’ospedale psichiatrico di Agordo (Belluno) era stato coinvolto in un’indagine per abusi sessuali sulle pazienti: condannato in primo grado, era stato assolto dalla Corte d’Appello di Venezia.

Durante l’interrogatorio di garanzia a novembre, Barresi (ora in carcere a Venezia) si era avvalso della facoltà di non rispondere e una prima istanza di perizia psichiatrica presentata dai difensori Giorgio e Luca Pietramala era stata respinta dal pm stesso. Gli avvocati ora torneranno alla carica depositando sul tavolo del giudice per l’udienza preliminare la richiesta di incidente probatorio mentre il cinquantaquattrenne ha detto agli avvocati di non avere mai maltrattato i pazienti. Anche a lui però è contestata l’aggravante di morte come conseguenza di maltrattamenti che ha portato il pm Petroni a chiedere la riesumazione del corpo di una paziente della Rsa di San Donà con il sospetto che i maltrattamenti subiti durante la degenza nel Reparto Viola possano aver causato il decesso della donna. Questa mattina in procura verrà conferito l’incarico per l’autopsia. Accusati, oltre a Barresi, anche gli operatori socio-sanitari della Rsa arrestati martedì: Fabio Danieli, 47 anni, e Maria Grazia Badalamenti, 62 anni, coppia nel lavoro e nella vita, ora entrambi in carcere; Anna Pollazzon, 60 anni, e Margie Rosiglioni, 71 anni, messe ai domiciliari. Indagati anche altri quattro Oss per cui la procura aveva chiesto la detenzione in casa, poi non concessa dal gip. In attesa che oggi in carcere il gip Alberto Scaramuzza dia il via agli interrogatori di garanzia, incontrando il proprio avvocato Alberto Zannier, Fabio Danieli si è detto «sorpreso di quello che è capitato» e di essere «incredulo» e di «non capire». Probabile che oggi l’Oss – descritto nell’ordinanza di custodia cautelare come una sorta di spauracchio degli anziani: «Faccio venire Fabio, quello che ti mena», diceva una operatrice – decida di avvalersi della facoltà di non rispondere. Dopo di lui verrà interrogata la sua collega – e compagna nella vita – Maria Grazia Badalamenti, difesa dall’avvocato Marco Zampini. «Non mi riconoscono nelle accuse che mi rivolge la Procura, io non sono quel tipo di persona» sono invece le parole di Margie Rosiglioni, attraverso il suo legale Francesco Pavan.

Il capo d’imputazione scritto dalla procura punta la lente delle indagini agli ultimi quattro anni, partendo cioè dal 2019, anche se gli episodi certi sono quelli immortalati nelle settimane di ripresa tra la fine 2022 e l’inizio 2023. A dare il via alle indagini – prima dello scoppio del Covid – era stata la testimonianza della figlia di una delle donne ricoverate nella Rsa: aveva notato escoriazioni e sangue sul corpo della madre. Poi un forte dimagrimento. Nell’ottobre 2022 il via libera alle telecamere nascoste che aprivano il sipario sull’orrore. Niente cibo e pugni sulla testa. Gli Oss li lanciavano sulle carrozzine e sui letti, li vestivano con violenza, gli mettevano in volto i pannolini sporchi. Gli sputavano in faccia per pulirgli la bocca e quando un anziano si era ribellato, Danieli lo aveva frustato sulla gamba con un portachiavi con un laccio. E aveva frustato anche il suo compagno di stanza. Poi, le offese. «Fate schifo dalla nascita», dicevano. «Tu sei una bestia». E ancora: «Quando tu muori faccio una settimana intera di ubriacatura». «Devi soffocarti, ma non quando ci sono io», «Guarda che con il primo pugno ti butto giù i due denti che ti sono rimasti».

Nell’ambito della stessa indagine, il 25 novembre 2022, i militari avevano eseguito un’ordinanza di applicazione di custodia cautelare in carcere nei confronti di un altro indagato, anch’egli operatore socio-sanitario della medesima struttura, ritenuto responsabile di violenza sessuale aggravata e continuata.

L’attività investigativa è partita lo scorso mese di ottobre, a seguito di una segnalazione effettuata dalla nuova direzione della struttura e su input di alcuni ospiti. Gli indizi raccolti hanno permesso ai militari di acquisire un solido quadro indiziario a carico degli indagati, documentando con audio e video continui maltrattamenti, sia fisici che psicologici, nei confronti degli anziani più inermi, che risulterebbero dipendenti dalle cure dei sanitari anche per le più basilari incombenze fisiche. I dipendenti della struttura coinvolti a vario titolo nell’indagine sono 9.

Il presidente dell’istituto, Giorgio Maschietto, ha così commentato la vicenda: «L’Ipab Casa di riposo “Monumento ai caduti in guerra”, manifestando la sua profonda contrarietà ai fatti resi pubblici in data odierna, si è fatta opera attiva nella segnalazione e nell’avvio delle procedure di indagine, al fine di contrastare quei comportamenti che ledono la dignità umana, soprattutto quando riguardano persone così indifese come gli anziani. L’Ipab è sempre stata aggiornata da Isvo Srl dell’andamento delle indagini e della situazione di ciascuno dei propri ospiti mantenendo un controllo proattivo». Ringraziando le forze dell’ordine, Maschietto conclude con l’auspicio che «venga ripristinata una situazione di rispetto degli ospiti e dei loro congiunti garantendo una serenità nelle relazioni con la stragrande maggioranza del personale i cui comportamenti si discostano quotidianamente dai fatti denunciati».

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