la-sinistra-inglese-tra-guerra-intestina-e-in-crisi-d'identita

La sinistra inglese tra guerra intestina e in crisi d'identità

Tra i laburisti inglesi è arrivato il momento delle epurazioni e l’imperativo è: fare fuori la sinistra più estrema. In vista delle prossime elezioni, presumibilmente in Gennaio 2025, Keir Starmer respira aria di vittoria e non vuole grane; la “questione Corbyn” va risolta adesso per evitare in campagna elettorale una spina nel fianco che potrebbe dare munizioni anche all’attacco dei Conservatori.

Il pretesto per servire all’ex leader socialista un biglietto di sola andata, via dal parlamento, lo ha fornito il report redatto dalla commissione che ha indagato sull’antisemitismo diffuso in era Corbyn tra i Laburisti. Sir Starmer, quando nel 2020 ne raccolse il testimone, salutava l’anziano predecessore ringraziandolo per il lavoro fatto: due pessime sconfitte consecutive alle elezioni del 2017 e del 2019 e nel 2020 le gravi accuse che hanno messo il partito sotto processo e lo faceva dispensando parole di stima e amicizia, per quello che vale, in politica.  Ora è arrivato il tempo del redde rationem.

L’antisemitismo della sinistra inglese

La EHRC, la commissione che si occupa di equità e diritti umani, ha indagato sugli atteggiamenti diffusi all’interno del partito accusato di essere responsabile di discriminazioni, molestie e condotte illegittime, tutte di ispirazione antisemita. L’allora leader, Jeremy Corbyn, ha sempre minimizzato, non ha mai preso provvedimenti né si è mai scusato, al punto da portare molti moderati e centristi ad andarsene, facendo flettere l’ago della bilancia del gruppo a sinistra.

L’inchiesta, partita nel 2020, sei mesi dopo le dimissioni di Corbyn, muoveva dall’assunto che nei quattro anni e mezzo della sua leadership, non solo l’antisemitismo era praticato, ma era anche accettato. Un’analisi della Bbc avrebbe chiarito che prima della sua nomina a capo del partito, avvenuta nel Settembre 2015, l’antisemitismo non era mai stato considerato un problema, tra i Laburisti

Fino ad allora, però, la stessa sinistra da lui rappresentata aveva passato decenni a fare campagne pro-Palestina, di conseguenza, con l’ingresso a palazzo le voci critiche nei confronti di Israele si sono amplificate così come la convinzione che il Regno Unito dovesse avere posizioni più ferme e dure. Un cambio di visione al potere che ha infiammato e liberato la circolazione di messaggi antisemiti che ha dato il via ad una serie di incidenti, con un picco della tensione registrato nel 2018.

Lo “Starmerismo”

Oggi sembra essere arrivato il tempo per ribilanciare quegli equilibri e chiudere i conti col passato. Starmer lo ha fatto con lo stile di un panzer: “Il partito era diventato l’incubatore di un veleno che va espulso”. In una conferenza stampa nella quale commentava i risultati delle ultime indagini della commissione di controllo EHRC, mentre chiedeva nuovamente scusa alla comunità ebraica per le offese subite, ha scandito a chiare lettere che “ora c’è aria nuova dentro ai laburisti e per chi non è d’accordo quella è la porta”.

Quanto al destino del suo predecessore, nessun dubbio: dopo 40 anni, non sarà più ricandidato dai Labour a Islington Nord. Peccato che, il vecchio Corbyn, attaccato alla poltrona dal 1983 e attivo nel partito da quando aveva 16 anni, non abbia la minima intenzione di mollare.

Rimosso dal seggio nel 2020, oggi non rappresenta i Labour in parlamento, ma è stato comunque riammesso nel partito. Starmer, però adesso non può più concedergli niente, deve approfittare del vantaggio sui sondaggi per una volata senza scheletri nell’armadio o spine nel fianco anche perchè, come dice qualcuno, “fare a pugni con i Tories è ordinaria amministrazione di palazzo, schiacciare la sinistra è un piacere”. Il Sir dei diritti civili, dal profilo opaco e decisamente moderato, ha tirato fuori gli artigli. 

Che faccia hanno i nuovi Labour?

Sotto la sua guida i Laburisti non saranno più un partito di lotta e di protesta, ma “patriottico e di equità” per riaprire le porte ai moderati e rassicurare mercati e finanza.

Non a caso, un mese fa, Starmer ha partecipato al World Economic Forum di Davos dove oltre ad aver cercato di schivare Boris Johnson (sempre presente), ha passato molto tempo con Tony Blair, che in quegli ambienti è di casa. Non a caso, a capo della strategia politica dei Laburisti, ora siede Morgan McSweeney, un veterano del blairismo che ha un compito preciso: “la distruzione totale della sinistra”. 

Interpellati dal Guardian, i suoi alleati avrebbero confermato la sua intenzione di non lasciare alcun margine di compromesso all’estrema sinistra che deve essere sradicata dal partito perché considerata pericolosa. Corbyn potrebbe presentarsi come indipendente, o, come molti dell’ala sinistra, andare nel gruppo dei Verdi o addirittura fondare un partito con Ken Loach cosi da continuare a colpire disturbando da sinistra e da fuori.

Per ora non ha mostrato le sue carte, ma, si sa, è un osso duro e dopo aver etichettato il suo benservito come un “attacco alla democrazia”, lascia presagire la lenta somministrazione di un nuovo veleno che rischia di intaccare la corsa verso la vittoria che i Laburisti sognano dal 2010.

Per i Labour fame di vittoria ma pochi progetti in tasca

In un mondo in cui la sinistra fatica darsi una identità, Starmer, in un complesso equilibrismo, deve traghettare i Laburisti verso un progetto futuro credibile in un Paese annichilito dalla Brexit e dalla crisi. I sondaggi danno i Labour sopra ben oltre 20 punti: secondo le intenzioni di voto di Redfield & Wilton Strategies registrate il 18 Febbraio, i Conservatori sono calati di 3 punti scendendo al 24%, i Laburisti saliti di tre punti hanno raggiunto il 51% , sospinti dai tanti incerti in casa Tories. 

Rispetto al 1997, quando Tony Blair godeva di quotazioni personali altissime, il gradimento di Starmer è piuttosto mediocre e non fa la differenza. La vittoria appare comunque scontata e a dare una mano saranno proprio drammi che si stanno consumando nel partito al governo da 13 anni ormai incapace di tenere le redini del comando.

Quello che appare chiaro, al di là dei demeriti altrui, è che da sinistra, a parte la volontà di procedere con le epurazioni, non è ancora arrivato alcun messaggio rispetto al progetto, alla visione di futuro per un Paese al collasso. Se le cose non migliorano, nel 2025 gli inglesi voteranno con le tasche vuote, standard di vita ridotti, un sistema sanitario incapace di garantire i servizi minimi e l’adeguata assistenza agli anziani, così come un trasporto pubblico in sciopero continuo. 

Ad oggi, i Laburisti sembrano più affamati di potere che di ricette per il Paese, una timidezza nelle idee che in questi tempi di slogan facili e forti polarizzazioni potrebbe risultare molto controproducente.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *