Roma, 22 feb – Giorgia Meloni vola da Volodymyr Zelensky per un incontro ufficiale a Kiev. Ma, al di là degli scambi di convenevoli scontati tra il premier italiano e il presidente ucraino, è interessante vedere su cosa si potrebbero svilppare i rapporti tra i due Paesi, su un aspetto su cui si “mormora” da mesi: la ricostruzione in Ucraina.

Fin qui siamo sull’ovvio, e il viaggio di Meloni a Kiev non poteva non esprimerlo. Il presidente del Consiglio ribadisce per l’ennesima volta il pieno sostegno all’Ucraina, anche con il supporto di armi, definite “il migliore strumento per la pace”: “Ho ribadito il pieno sostegno dell’Italia di fronte all’aggressione Russa, l’Italia non intende tentennare e non lo farà. E’ passato quasi un anno dal giorno che ha riportato le lancette della storia indietro di qualche decennio, l’invasione sarebbe dovuta durare qualche giorno ma non è andata così perché è stata sottovalutata l’eroica reazione di una nazione disposta a tutto per difendere la sua libertà, identità e sovranità”, ha detto il premier. Il passaggio interessante riguarda il momento in cui la dichiarazione congiunta dei due presidenti sottolinea un aspetto con particolare enfasi, come messo in evidenza dall’Ansa: “L’Ucraina è pronta a riconoscere l’importante ruolo dell’Italia nella ricostruzione e nella rapida ripresa del Paese”.

L’Italia e il business della ricostruzione in Ucraina

La dichiarazione congiunta lascia pensare che l’Italia giocherà un ruolo importante negli investimenti di ricostruzione in Ucraina. Meloni, non a caso, ha già annunciato una conferenza specifica a Roma. Non solo quello, però. Le aree di maggiore interesse, per il nostro Paese, dovrebbero risiedere a Sud, dove ci si avvia a poter esercitare quello che è stato definito una sorta di “patronato”. La città di primario interesse, da quanto trapelato, è Odessa. Nonché candidata all’Expo 2030 come Roma. Ma per cui c’è la prospettiva di una specie di alleanza “contro” Busan e Riad, altre concorrenti. Per andare al sodo, le imprese italiane potrebbero essere attive nella ricostruzione delle infrastrutture del Paese, ma anche sulle telecomunicazioni, sull’agroindustria, e sulle energie rinnovabili. Insomma, un largo spazio di manovra. E una proposta di “alleanza” sull’Expo che è ben più di una speculazione, visto che in un passaggio della conferenza stampa riportato da LaPresse le parole del premier sono piuttosto inequivocabili: “Penso che sarebbe un segnale importante che l’Expo tornasse in Europa. Roma e Odessa sono candidate, dobbiamo provare a ragionare di come lavorare insieme, sarebbe un bel segnale europeo e di come crediamo che le cose andranno bene”.

Alberto Celletti

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