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Balneari e trivelle, i nodi del governo Meloni: anno nuovo, problemi vecchi – Il Riformista

Riapre il Parlamento

Claudia Fusani — 7 Gennaio 2023

Balneari e trivelle, i nodi del governo Meloni: anno nuovo, problemi vecchi

Balneari in rivolta contro la Bolkestein. Ambientalisti No Triv all’opera. Il dossier Pnrr da gestire con Bruxelles e quello della riforma del fisco. Senza dimenticare – ma non sarebbe possibile – la sicurezza, i migranti, l’inflazione, che pure ha rallentato la corsa, e il caro energia. Anno nuovo, problemi vecchi. La premier ha fatto poche vacanze e, archiviati i funerali di papa Ratzinger – diventato occasione di un summit politico europeo tra Popolari e Conservatori – lunedì riprende l’attività parlamentare. E le tensioni.

Lo schema incrociato che vede l’aula della Camera impegnata con il decreto Aiuti-Quater (che contiene l’ampliamento delle estrazioni di gas nel mar Adriatico) e l’aula del Senato alle prese con il Mille proroghe, rilancia subito una vecchia questione: i balneari. Insieme con i tassisti (contro i cui disservizi ormai cronici è in corso una petizione popolare di Assoutenti) vanno rubricati sotto il grande e irrisolto capitolo della concorrenza. Sui concessionari di lidi e spiagge, il governo Draghi aveva lasciato i giochi fatti. Dopo un anno di tira e molla a giugno scorso è riuscito ad approvare il disegno di legge sulla concorrenza (un milestone del Pnrr). A fine 2023 le 11.179 concessioni balneari andranno a gara per spezzare la situazione di monopolio, a prezzi ridicoli, che regna da sempre e che l’Europa chiede di risolvere una volta per tutte. I criteri della gare favoriscono senza dubbio i concessionari da una e più generazioni. Ma nel caso dovesse andare male, vengono riconosciuti all’uscente gli indennizzi per le spese sostenute. I decreti delegati devono arrivare entro marzo 2023. Le concessioni sono state uno dei temi cavalcati dai partiti di destra-centro durante la campagna elettorale.

In settimana il senatore Maurizio Gasparri (Fi), da sempre partito molto vicino ai balneari, ha presentato un emendamento al decreto Milleproroghe con cui chiede il rinvio di un anno delle gare. Se ne riparla insomma all’inizio del 2025. Forza Italia pare irremovibile. Si vuole intestare una volta di più questa battaglia. I balneari raddoppiano la posta in gioco: no alle gare e no agli aumenti. Chiedono al governo “un tavolo di confronto”. “Meloni mantenga le promesse della campagna elettorale” dice Maurizio Rustignoli, presidente di Fiba Confesercenti, secondo cui “va sospeso” l’aumento del 25,15% dei canoni (il minimo a 3.377,50 euro), frutto della variazione dell’Indice Istat, annunciato dal ministero delle Infrastrutture (uno dei tanti rincari con benzina e pedaggi, altro tasto dolente per il governo). Giorgia Meloni è prigioniera nel doppio ruolo. Da una parte leader di una forza politica che tanto quanto Forza Italia ha sempre “difeso” i balneari dicendo no alla Bolkestein applicata alla concessioni dei lidi. Dall’altra, la stessa Meloni, è leader di un governo che si è messo in linea e in scia con l’Europa.

Il 28 dicembre, mentre l’aula votava la legge di bilancio, la premier ha riunito i vertici del suo partito a Palazzo Chigi per capire cosa fare. Il più grande alleato di Meloni, nel dire no a Gasparri, è la sentenza del Consiglio di Stato che un anno fa ha annullato in modo categorico la proroga fino al 2033 decisa dal governo Conte 2. Quelle motivazioni impediscono anche una proroga di un anno come chiede Gasparri. Questo potrebbe salvare il doppio ruolo di leader e premier di Meloni. Alla Camera invece sono all’opera le opposizioni – tutte tranne il Terzo Polo – che hanno presentato 180 emendamenti al decreto Aiuti quater contro le trivelle. Il decreto scade a metà mese, deve ancora andare al Senato e lunedì, alla Camera, molto probabilmente sarà messa la fiducia. L’anno era finito con una doppia fiducia – e la tagliola – e inizia con una nuova fiducia. “Il Pd – ha spiegato il capogruppo dem Ubaldo Pagano – ha presentato una sessantina di emendamenti, tra cui quelli per evitare le trivellazioni al di fuori delle 9 miglia in deroga al Pitesai, quelli sul superbonus per riportarlo a come era stato individuato nella scorsa legge di bilancio e per la proroga per le case popolari”.

Anche i 5 Stelle e l’Alleanza verdi- sinistra hanno presentato emendamenti soppressivi sulle trivelle. Il governo Meloni ha portato avanti una decisione già assunta dal predecessore Draghi che nell’ottica di una maggiora autonomia alla voce energia aveva autorizzato una maggiore estrazione pari a circa 4 miliardi di mc utilizzando di più i pozzi già operativi nell’Adriatico ed autorizzando anche quelli entro le 12 miglia della costa. Un’altra bella grana che incendia i movimenti ambientalisti che il 2 gennaio hanno imbrattato la facciata di palazzo Madama. Altri fronti caldi sono l’aumento della benzina che era previsto con la fine degli sconti sulle accise ma, secondo i conti di palazzo Chigi, dovrebbe rientrare con il calo del prezzo di gas e petrolio e una maggiore attenzione al prezzo finale alla pompa. Poi a marzo si vedrà.

Per il momento la premier si tiene lontana anche dal dibattito sull’autonomia – infiammato dall’accelerazione di Roberto Calderoli che ha già fatto avere la sua bozza a Palazzo Chigi – così come da quello sulle riforme a cui sta lavorando, per una prima mediazione, la ministra Elisabetta Casellati. Oltre all’autonomia, la Lega tornerà con ogni probabilità a chiedere di andare avanti sul fronte della sicurezza, con il pacchetto che guardava a misure specifiche sulle baby gang, per l’anti-terrorismo e per la violenza di genere. Il primo vero decreto dell’anno dovrebbe poi riguardare il Pnrr: il governo vuole, tra le altre cose, rivedere l’intero meccanismo di governance e semplificare ulteriormente le procedure. Una sola parola chiave: centralizzare.

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Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent’anni a Repubblica, nove a L’Unità.

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