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Un Papa dalla “fine del mondo” per leggere i segni dei tempi

Il pontificato di Papa Francesco ha compiuto dieci anni il 13 marzo 2023 e si è consolidato come una fase costituente di una nuova epoca per la Chiesa cattolica. Nei tempi remoti la Chiesa aveva avuto Papi nordafricani o siriaci, ma mai era giunto al soglio petrino un latinoamericano come Jorge Mario Bergoglio. A maggior ragione la portata rivoluzionaria dell’elezione di Francesco stava nella scelta del nome, che richiamava al Santo di Assisi, e nella sua provenienza dalla Compagnia di Gesu.

Francesco parlò a Piazza San Pietro dicendo di essere venuto dalla “fine del mondo”. Dieci anni dopo, tra ammonimenti per la pace mondiale e un rilancio della proiezione sociale della Chiesa “ospedale da campo”, Francesco combatte la sua battaglia. Santa Romana Chiesa ha visto l’inedita convivenza col predecessore Benedetto XVI e una proiezione globale, ecumenica, per la prima volta da decenni guidata da un uomo che non pensava con canoni occidentali.

Quali le conseguenze di questo processo? “From the End of the Earth”, il ventunesimo numero del magazine inglese di InsideOver, prova a fornire una risposta.

A inaugurare il numero un’intervista di Nico Spuntoni, giornalista e vaticanista collaboratore de IlGiornale.it, al presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Maria Zuppi.

Per il cardinale romano oggi alla guida della Diocesi di Bologna la capacità più importante di Francesco è stata quella di leggere il segno dei tempi, soprattutto capendo con l’impegno profondo per la pace il deterioramento delle relazioni internazionali: di Francesco “è stato sottovalutato ciò che ha detto sui segni dei tempi e sui rischi che i conflitti portano con sé. La verità è che pensavamo di avere davanti a noi un tempo infinito di pace e invece non è così, arriviamo sempre ad un redde rationem”. La spinta di Bergoglio per la pace in Ucraina risponde proprio a necessità di evitare confronti di questo tipo.

Torna poi sulle nostre colonne Gilles Gressani, fondatore e direttore del think tank francese Le Grand Continent. Gressani analizza nel numero del magazine il rapporto tra la Chiesa cattolica e la controparte ortodossa nel contesto dell’avvicinamento al culmine dell’Anno Liturgico: la Pasqua.

Partendo dalle prime divisioni emerse durante l’era Covid e arrivando all’attuale fase di “duello” tra le Chiese sulla Guerra in Ucraina, Gressani traccia nell’approccio di Francesco e del Patriarca di Mosca Kiril un parallelismo tra due modi diversi di intendere il rapporto tra religione, politica e, soprattutto, modernità.

Ma il rapporto della Chiesa di Francesco non è complesso solo con la Russia, dopo lo spartiacque del 24 febbraio 2022. C’è anche la questione della divisione, annosa, con gli Stati Uniti, Paese con cui la Santa Sede si è sempre cercata con attenzione e di cui Emanuel Pietrobon scrive parlando della “guerra delle croci” che divide cattolicesimo romano e evangelismo protestante anglosassone.

Pietrobon traccia nel suo articolo la tendenza a una dialettica continua data da matrici ancestrali, accentuatasi con l’ascesa di Francesco, Papa post-Occidentale e non legato agli Usa da un rapporto di sistematica ammirazione. Questo è esacerbato dal fatto che gli Stati Uniti vivono sulla scia degli insegnamenti un cristianesimo plasmato dalla Protesta di Lutero, intriso di contenuti messianici e dalla retorica della dottrina evangelica, dichiaratamente oppositivo secondo Pietrobon a un Vaticano custode della Res publica christiana romanocentrica. I due universalismi, insomma, trovano difficoltà a coesistere.

Sul fronte del pensiero sociale, invece, Papa Francesco ha lasciato un solco. Si parla di Bergoglio come del Papa che più di tutti si è focalizzato sul tema della felicità sociale e collettiva.

Michał Kłosowski, studioso e storico polacco, ne parla nel suo articolo dedicato alla rivoluzione di Francesco sulla dottrina sociale della Chiesa e della spinta del pontefice argentino a portarla come corpo vivo della Chiesa nel contesto della proiezione dell’istituzione religiosa più grande del mondo verso le persone e la comprensione delle sfide economiche, politiche e culturali poste dalla globalizzazione. Ponendo la Chiesa come un’istituzione emancipatrice desiderosa di contrastare le disuguaglianze.

Simbolo dei numerosi cambiamenti imposti da Francesco anche la sua propensione a viaggi epocali e rivoluzionari: Fausto Biloslavo nel 2021 ha seguito la cruciale visita in Iraq sulle rotte di Abramo ma anche della persecuzione ai cristiani residui nell’ex Mezzaluna Fertile e nella Piana di Ninive operata dallo Stato Islamico. Un viaggio di speranza verso chi era considerato ultimo tra gli ultimi. Capace di portare il Papa dalla fine al centro del mondo.

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