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L’euroscetticismo liberale di Lawson per contrastare i deliri Ue – Tommaso Alessandro De Filippo

Il 3 aprile è scomparso Sir Nigel Lawson, esponente parlamentare britannico di lungo corso, ma soprattutto dal 1983 al 1989 Cancelliere dello Scacchiere nel governo di Margaret Thatcher e architetto del radicale cambiamento delle politiche economiche e fiscali britanniche, attraverso un netto taglio di tasse e spesa pubblica e un deciso programma di privatizzazioni.

Lawson riuscì ad applicare la visione thatcheriana, dimostrando come fosse possibile ottenere una forte crescita dell’economia attraverso la presenza minima e non espansiva dello Stato, tema che attualmente in numerosi Paesi occidentali – intrisi di dirigismo – appare di nuovo, come allora, un tabù invalicabile.

Dopo la fine dell’esperienza governativa, aveva dedicato la propria militanza alla messa in guardia dai rischi derivanti dalla nascita dell’Unione politica e monetaria europea e – più recentemente – dall’ecologismo ideologizzato.

Questi fronti rappresentano oggi – insieme alla necessità di promuovere un conservatorismo che salvaguardi e promuova le libertà individuali in ogni ambito – le principali urgenze della parte politica distante dal mondo eco-liberal.

Conservatori sulla difensiva

In alcuni Paesi occidentali, tra cui l’Italia, spesso il fronte conservatore sembra giocare una partita meramente difensiva quando prova a contrastare le prevaricazioni europee in termini di gestione delle politiche fiscali ed ambientali.

Quel che pare manchi è la capacità di opporsi ai deliri di Bruxelles, di delineare un’alternativa fondata su principi chiari ed invalicabili. Come ricordava Antonio Martino, i compromessi sono perseguibili in ogni ambito riguardante i dettagli della politica, mai sui principi.

I peccati originali dell’Ue

Promuovere una visione basata sulla necessità di ridurre la centralità ed il dirigismo statali sarebbe decisivo per smascherare il peccato originale dell’Ue: la mentalità accentratrice, da cui la pretesa di determinare l’andamento della vita dei cittadini e di conseguenza le politiche dei singoli Paesi membri, in ogni ambito e settore.

Ad esempio, nella gestione della transizione ecologica Bruxelles detta i tempi e concede deroghe, incurante dell’impatto considerevole su economia, proprietà privata e produzione industriale.

L’eredità di Lawson

L’allarme di Lawson sul pericolo della nascita di un “Super-Stato” europeo – un prodotto quantomeno illiberale, se non antidemocratico – contenuto nell’intervista concessa a Daniele Capezzone e Federico Punzi per il saggio “Brexit La sfida”, delinea i contorni di un’azione politica su cui anche il conservatorismo italiano dovrebbe concentrarsi.

Per contrastare efficacemente le attuali politiche mainstream, così deleterie per la nostra industria e il lavoro, dimostrandosi realmente alternativi al modello proposto dalla mentalità statalista della sinistra e di almeno una parte della destra, è sempre valida la ricetta meno Stato, meno tasse, più libertà economica ed individuale.

La scoperta e l’approfondimento delle ragioni euroscettiche, e del pensiero economico di Lawson, sarebbero utili per evitare di confondersi con le posizioni populiste e antioccidentali. Un rischio da non correre, se la destra italiana vuole consolidare una prospettiva di governo e culturale a lungo termine, che passa anche per la custodia e la promozione di lezioni politiche come quella di Sir Nigel Lawson.

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