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Dalla Norvegia alla Slovenia, in Europa è caccia alle spie russe

L’Unione Europea e i Paesi membri stanno imponendo un giro di vite alla rete di spie russe presenti sul loro territorio. Ne abbiamo parlato di recente su queste colonne, sottolineando il caso della Germania, Paese-chiave dell’Ue che negli ultimi mesi ha scoperto “talpe” russe ai vertici dell’intelligence e nei gangli del Ministero dell’Economia. Ma la sfida è a tutto campo.

Dove opera il controspionaggio anti-russo

Capofila della stretta contro le spie russe è sicuramente l’Estonia, Paese in cui da anni sono in corso processi e condanne penali per spionaggio a favore dalla Russia, soprattutto dopo la scoperta del “capo” delle talpe di Mosca, Deniss Metsavas, soldato semplice identificato nel 2018. In Italia l’infiltrazione di più alto livello è stata rivelata nel marzo 2021, quando il capitano di Marina Walter Biot è stato arrestato in un parcheggio di Roma, colto in flagrante mentre cedeva dietro compenso (5mila euro) informazioni segrete a funzionari dell’ambasciata russa. Il processo contro Biot per spionaggio è attualmente in corso nella Capitale. Dopo la guerra in Ucraina, molti altri Paesi hanno accelerato il contrasto a Mosca.

Richard Moore, direttore del servizio segreto britannico di intelligence (MI6), ha affermato all’Aspen Security Forum di luglio che a quella data metà di tutte le spie russe che operano in Europa sotto copertura diplomatica erano state espulse. E nel frattempo si intensificava la caccia agli infiltrati.

A Stoccolma, capitale della Svezia, a dicembre è stato comunicato che il mese precedente nel quartiere residenziale di Kil è stata arrestata una coppia di cittadini accusata di spiare per Mosca. Le spie russe scoperte in Svezia dall’invasione dell’Ucraina e accusate di aver trafugato documenti riservati per passarli al Gru, l’intelligence militare di Mosca, salirebbero così a quattro.

Caccia ai “brasiliani”

Fuori dal perimetro Ue, ma saldamente in quello Nato, è invece la Norvegia. Stato in cui poche settimane fa è stato fermato un presunto cittadino brasiliano, José Assis Giammaria, che si ritiene sia in realtà il russo Mikhail Valeryevich Mikushin, 44 anni, ufficiale del Gru. Il 28 ottobre è stato arrestato mentre si recava al lavoro all’Università di Tromsø, ed è stato identificato come un colonnello del servizio russo dal portale Bellingcat.

La rete dei “brasiliani” sdoganata da Mosca appare pervasiva e ramificata. Ma sempre più sensibile al controspionaggio europeo.

In precedenza, a giugno, il controspionaggio olandese aveva fermato alla frontiera del Paese Sergey Vladimirovich Cherkasov, 36 anni, funzionario del Gru che tentava di accreditarsi all’Aja presso la Corte Penale Internazionale con la falsa identità del cittadino brasiliano Viktor Muller Ferreira, 33 anni.

Slovenia, l’ultima frontiera

Ora, secondo quanto rivelato da Guido Olimpio e Andrea Marinelli sul Corriere della Sera, l’ultimo fronte dell’infiltrazione russa nel Vecchio Continente è la Slovenia. Paese “cerniera” da cui le spie possono raggiungere Vienna, sede dell’Opec, la Germania e l’Italia.

A dicembre, segnalano i due giornalisti, due arresti hanno interessato il controspionaggio sloveno, che ha fermato una coppia residente nella placida provincia del Paese con identità brasiliana: “Lui diceva di chiamarsi Ludwig Gisch, lei Maria Rosa Mayer Munos. Erano arrivati alcuni anni fa dall’Argentina con due figli e si erano stabiliti sul territorio sloveno, a Crnuce, per svolgere attività economiche multiple: una galleria d’arte, organizzazioni di eventi, una società che si occupa di tecnologia, vendita di case. Era lo schermo dietro il quale — secondo l’accusa — hanno celato la missione primaria: spiare”. La stretta continua e il coordinamento d’intelligence tra agenzie sembra dare i propri frutti. Non è difficile vedere dietro l’ondata di fermi e arresti la mano di una cooperazione più stretta sulle informazioni e i modus operandi delle spie russe. Propiziata anche dalle informazioni dei servizi dell’Anglosfera. In un certo senso le prove tecniche di “intelligence comune” europea stanno avendo luogo all’ombra della crisi ucraina, con la caccia alle sempre più braccate barbe finte di Mosca in giro per l’Europa.

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