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Crosetto e la guerra in Ucraina: ordine Nato meglio dell’ordine Ue – Musso

Se c’è un ministro in carica che val la pena di ascoltare, quello è Guido Crosetto. Come, ad inizio anno, aveva scoperto le carte del governo nella partita con Bce così, venerdì, ha scoperto quelle nella partita con l’Ue, la Nato e la Russia.

Come consuetudine, in questi casi, ha tenuto a sottolineare di star parlando a braccio: “avrei un bellissimo intervento da leggere … non lo leggerò”. Ne è risulta una collezione di osservazioni un poco confusa, che organizzeremo per argomenti.

Crosetto e la guerra: una frattura storica

Comincia descrivendo il mondo di prima: in Europa, “abbiamo sempre calcolato che … noi potessimo costruire un mondo diverso, che non sarebbe mai stato infettato di nuovo dalla guerra. Dove anche le nazioni che crescevano non sarebbero mai venute a disturbare la nostra crescita”.

Invece non è così: le nazioni che crescevano sono, invero: “attori forti e privi delle regole mentali e culturali che noi abbiamo”. Cioè, vengono a disturbare la nostra crescita. 

Anzi, esse sono “talmente forti” che, continuando noi come prima, “siamo destinati a perdere. Non significa perdere il nostro Paese. Significa perdere pezzi del mondo in cui, fino adesso, ci siamo mossi liberamente”. Tradotto, avanti come ieri siamo destinati a perdere la nostra prosperità.

Crosetto e la guerra: spesa e impegni militari

Questa, per Crosetto, è una frattura permanente: “se anche finisse la guerra, il percorso del cambiamento iniziato dalla guerra non finirà. Perché la ferita aperta della guerra è una ferita che comunque rimarrà, che ci vorrà tempo per rimarginare”. 

Ad esempio, dice che la nostra industria bellica deve abituarsi a fornire tanto e in poco tempo: “adesso, se porti a casa l’ordine, è perché c’è qualcuno che ha bisogno delle cose che devi produrre domani mattina”. Il ministro vuole imprese “che, quando hanno il doppio degli ordini, cercano di raddoppiare i capannoni, di raddoppiare gli ingegneri, di avere più operai”. Tradotto, disegna un deciso aumento della spesa e degli impegni militari. 

Crosetto e la Ue: niente linea comune

E qui è come se egli si ponesse un primo problema: cosa ne pensano Bruxelles e Francoforte? Non pronuncia la domanda, ma una risposta : “in questo frangente l’Europa ha subito una forte accelerazione … c’è una Europa in divenire”. 

In divenire verso cosa? Crosetto è quanto mai vago: “i prossimi mesi sono quelli che ci indicheranno se può fare qualcosa”.

Qualcosa cosa? Continua Crosetto: “tentativi di dialogo come quelli che noi facciamo (oggi con il mio collega francese ma in continuazione), sono quelli: creare … una linea che prevale culturalmente, che prevale dal punto di vista organizzativo, che prevale perché diventa immediatamente chiaro a tutti che è l’unica che possa servire”. Tradotto, in Europa una linea non c’è

Crosetto e la Ue: la strada sbagliata

Ma ci potrà essere? Crosetto pare scettico. In primo luogo, la forte accelerazione diventa subito molto debole: “modo burocratico, come fa spesso l’Europa: costruisco dei meccanismi, costruisco dei comitati, costruisco dei processi che poi negli anni implementeranno. Ma non costruiti … per affrontare un tema complesso. Un tema come questo, richiederà tempo”. 

In secondo luogo, egli dà per scontato che un accordo unanime non si troverà mai. Citiamo per intero : 

Il percorso non può essere unico per tutti. Qualcuno arriverà prima, qualcuno arriverà dopo, qualcuno dovrà percorrere la strada da solo, come è stato per l’euro. Qualcuno ha detto “come è stato per l’Euro”: sarà la stessa cosa. Sarà la stessa cosa: qualcuno dovrà prendersi sulle spalle lo zaino prima e percorrere per primo i sentieri inesplorati che sono davanti a noi. Ma sono sentieri inesplorati quelli su cui costruiremo la storia, quella in cui vivranno i nostri figli. Quindi, un motivo per farlo e iniziare a farlo subito.

In terzo luogo, dire che l’accordo europeo “sarebbe come l’euro” … significa dire che sarebbe come un disastro biblico.

In quarto luogo, il punto di partenza è sconfortante: “un’integrazione che non c’è, una capacità militare che non esiste, una capacità di risposta che non esiste a livello europeo”. 

In quinto luogo ed infatti, il buon Crosetto si spinge sino alla conseguenza logica: “se [l’Europa] non riesce anche di fronte alla più grande crisi che abbiamo avuta negli ultimi  settant’anni, vuol dire che abbiamo scelto la strada sbagliata”. Tradotto, l’accordo europeo è la strada sbagliata

Crosetto e la Nato: la strada giusta

Ma quale sarebbe, invece, la strada giusta? Così Crosetto : “la Nato, l’Unione europea sempre di più saranno legate al di là di una scelta politica, o di una volontà politica. È una necessità pratica dettata dalla velocità dei tempi, così come è dettata la velocità dei tempi”. 

Strada che il ministro definisce “una soluzione europea” … ma intende soluzione per l’Europa. Che è cosa ben diversa. Tradotto, la strada giusta è la subordinazione della Ue alla Nato. Un giudizio sacrosanto, che ci pregiamo di aver anticipato lo scorso 25 febbraio 2022

Crosetto e la Nato sbilanciata ad est

Tutto bene, allora? Crosetto pone un secondo problema che, nello stesso vecchio articolo citato, avevamo esposto con queste parole di Kaplan: la Nato “è essenzialmente un’alleanza del Centro e Nord Europa che richiede ai Paesi del Sud – come l’Italia e la Grecia – di allinearsi”.

Il ministro lo spiega con un riferimento ai Baltici: “noi non abbiamo interiorizzato questa ferita come l’hanno interiorizzata i Paesi confinanti gli Ucraini. Quelli che non sono ancora stati in guerra, ma si sentono in guerra: la Polonia per prima ma non soltanto, Estonia, Lettonia, Lituania”. 

Ciò che vale (secondo lui) pure per Berlino. E, per questa via, finirà per valere per tutti: “incidendo in nazioni che fanno parte della Nato, inciderà nella Nato”. 

Sicché, non solo “in questo momento siamo – logicamente, chiaramente – sbilanciati sul fronte est”… ma rischiamo di esserlo ancora a lungo. Tradotto, l’ordine Nato è meglio dell’ordine Ue, ma un ordine Nato che si interessi pure della stabilità del Mediterraneo sarebbe ancora meglio. 

Crosetto e la Nato: la pace per tornare a sud

Certo, il ministro fa ciò che può: “e infatti noi, andando in giro (io, l’ammiraglio, le forze armate), ricordiamo sempre alla Nato per prima che c’è anche un fronte sud, che c’è anche un’altra parte del mondo”. 

Ma senza grande successo, apparentemente. Visto che è lo stesso ministro ad accennare una soluzione:  lo sbilanciamento ad est è “un percorso nel quale ci trascineranno sempre di più, fin quando non finirà questa guerra”. Tradotto, la Nato soddisferà appieno l’interesse dell’Italia solo dopo che la guerra in Ucraina sarà finita. Ma finita come?

Crosetto e la pace: spartire l’Ucraina 

Crosetto lo spiega descrivendo gli scopi del nostro sostegno all’Ucraina. In primo luogo, mostra un filo di comprensione per la posizione russa: “io ho gente che mi dice: ‘non è che i russi siano dei diavoli e gli ucraini siano degli angeli’. Ma non è quello il punto”.

In secondo luogo, mostra interesse per i rapporti con Mosca: “eravamo più amici dei russi o degli ucraini? Non importa quello che c’era fino al 24 di febbraio … nessuno ce l’ha con i russi” [sic].

In terzo luogo, non invoca il ritorno allo status quo ante: “esiste una coalizione internazionale … e sta dicendo che … deve, di fronte a certe aggressioni, aiutare i Paesi aggrediti”.  

In quarto luogo, cala la matta: “e lo stiamo facendo per evitare che una crisi iniziata in modo folle possa esplodere, diventare ancora più grande”. Poi spiega: “la terza guerra mondiale inizierebbe nel momento in cui i carri armati russi arrivassero a Kiev e arrivassero ai confini dell’Europa … al confine dell’Unione europea”. Cioè, lascia a Mosca occupare tutto quello che c’è ad est del fiume Dnieper.

In quinto luogo, specifica che quello è “il punto limite, che molti Paesi della Nato non possono vedere oltrepassato”.  Cioè, un confine militare sul Dnieper sarebbe tollerato pure dalla Nato. Tradotto, la guerra in Ucraina potrebbe finire con una spartizione. 

Lo scontro con Medvedev

Di fronte a tutto ciò, colpisce la reazione del vicepresidente del consiglio di sicurezza russo Dimitri Medvedev, che dà a Crosetto dello sciocco e dello “imprenditore con un’istruzione superiore incompiuta”. Crosetto il quale, peraltro, non cambia posizione nella replica, ove insiste di voler difendere “l’esistenza” dell’Ucraina … quindi non i confini. Poi aggiunge: “se i russi non cercassero una vittoria totale … basterebbe che mettessero fine alle ostilità e si sedessero al tavolo della pace”. 

Perciò, l’unica interpretazione possibile è che un partito potente a Mosca non si contenti della spartizione: l’Ucraina la vuole tutta. Un fatto di chiarezza ed un motivo in più per sottolineare l’eccellente discorso del nostro ministro.

La strada giusta

Insomma, per Crosetto, dobbiamo difendere la nostra prosperità, riarmandoci e riorganizzandoci. Ma non per la strada sbagliata della Ue, incapace di trovare una linea. Bensì, per la strada giusta della Nato, subordinandole la Ue.

Ma una Nato che si interessi pure della stabilità del Mediterraneo sarebbe meglio. E ciò accadrà solo dopo che la guerra in Ucraina sarà finita. Perché ciò accada, basta che Mosca si accontenti della metà est dell’Ucraina. Ma Mosca pare non si accontenti.

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