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A distanza di quasi un anno si chiudono le indagini sull’aggresione degli universitari a Bologna: la testimonianza di una delle vittime

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Politica, violenza. Si tratta di due parole che si respingono – o almeno dovrebbero –, senza possibilità di convivenza. Ancor di più se a esercitare quella politica sono dei giovani universitari. Stiamo parlando dell’aggressione subita il 19 maggio 2022 dagli esponenti del movimento studentesco Azione Universitaria all’uscita della facoltà di via Zamboni, a Bologna, dove si tenevano le elezioni universitarie. Vediamo oggi la testimonianza di uno dei ragazzi aggrediti.

Presi a calci e pugni con il tirapugni

Oggi, la conclusione delle indagini e l’iscrizione di otto ragazzi – tra i quali anche una ragazza – una delle vittime, Alessio Sanfelici, ha deciso di raccontare la sua testimonianza di quanto accaduto: «Ci hanno sorpreso appena usciti dall’università. Erano almeno in venti, forse anche di più: qualcuno impugnava un’asta di una bandiera, quella che avevamo portato per mettere la nostra di Azione Universitaria, qualcun altro aveva un moschettone che utilizzava come tirapugni. Ci dicevano «merde, via da Bologna», «fascisti di merda, dovete andare via di qua», per poi aggredirci con calci e pugni, e infierendo, come nel mio caso, quando eravamo già a terra».

Una politica del tutto distorta

«Non stavamo facendo assolutamente nulla» continua Alessio, definendo la vicenda un completo paradosso e raccontando che lui e i ragazzi di Azione erano, al momento dell’aggressione, insieme ad altre associazioni universitarie: «Con noi c’erano anche ragazzi di centro sinistra, l’ambiente era sereno» ha concluso Sanfelici, quasi a voler ribadire che neanche le più lontane visioni politiche – se davvero sono tali – possono contemplare la violenza reciproca per esprimere i propri ideali.

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