Trump-Aiace e l’errore di reagire con “hybris” alle ingiustizie

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La conclusione per molti aspetti drammatica della presidenza di Donald Trump pone molti interrogativi sulla vicenda politica e sulla stessa figura del presidente uscente. Quanto avvenuto il 6 gennaio – con l’invasione del palazzo del Congresso americano da parte di frange estreme dei suoi sostenitori e il suo tragico bilancio di vittime – ha scatenato i mass e social media da sempre contrari al presidente, che con malcelata soddisfazione hanno potuto affermare: “Visto? L’avevamo sempre detto che Trump era un pericolo per la democrazia”. Agli insulti si sono unite le beffe, che lo hanno dipinto come un personaggio da barzelletta, il prototipo dell’arrogante incapace, che riesce solo a far ridere i suoi avversari, i quali ovviamente invece qualificano se stessi come modelli di democrazia, di liberalismo e di intelligenza, politica e non solo.

Così, proprio Trump, che aveva cercato opporsi alle violenze molto più tragiche (in termini di vittime e di distruzioni) compiute nei mesi scorsi dai movimenti estremisti (Antifa, Black Lives Matter) è stato subito considerato, a torto, direttamente responsabile della occupazione della sede del Congresso, la prima nella storia degli Stati Uniti. Non solo, proprio lui che aveva impostato la sua politica sulla valorizzazione e il rilancio degli ideali propri della vita civile e politica americana ha dovuto subire le facili critiche (tanto facili quanto superficiali e ideologicamente sbagliate) a quella che rimane la più riuscita democrazia liberale della storia, da parte non solo degli europei, fieri del loro potere sempre più tecnocratico e sempre meno legato alla volontà popolare, ma anche da parte di regimi totalitari, quali quello iraniano e cinese.

La decisione di non accettare la sconfitta elettorale da parte del presidente, che certamente voleva solo portare avanti nelle sedi istituzionali una (sbagliata) posizione di principio, condivisa da molti Repubblicani e da molti dei suoi elettori, si è di fatto trasformata in una sorta di insensato capriccio, che quasi certamente ha segnato la fine di una carriera politica che avrebbe anche potuto proseguire e “risorgere” in occasione delle prossime elezioni presidenziali. Un capriccio che sembra avere trasformato Trump in quella caricatura di politico che i mass e social media a lui contrari (quasi tutti) da tempo avevano tratteggiato. La valutazione finale, razionale e si spera ragionata, sull’operato politico di Trump spetterà, come sempre, ai posteri.

Ora, davanti alla caricatura che antichi e nuovi avversari si affrettano e quasi si compiacciono a dipingere, e davanti alla fine ingloriosa di colui che ha guidato il Paese più progredito (economicamente e civilmente) del mondo per quattro anni, imprimendo un indirizzo politico che sicuramente, comunque la si pensi, ha lasciato il segno, viene spontaneo, come hanno già fatto alcuni, paragonare Trump ad un personaggio della tragedia classica e leggere la conclusione della sua presidenza alla luce di quei valori antichi (oggi tanto disprezzati da molti) che spesso ci insegnano a comprendere meglio i successi e le sconfitte, i meriti e i demeriti degli esseri umani.

L’accostamento che mi sembra più adeguato è quello con un personaggio le cui gesta sono descritte nei poemi omerici, reso un esempio immortale per la nostra cultura, e termine di paragone per la nostra spiritualità, da Sofocle (496 – 406 a.C.) nella tragedia a lui intitolata: Aiace Telamonio. Com’è noto, dopo la morte di Achille, Aiace era considerato senza ombra di dubbio il più nobile e il più valoroso tra i guerrieri greci che assediavano Troia: a lui sarebbero dovute andare, secondo ragione ed equità, le armi del defunto, compreso il magico scudo forgiato dal dio Efesto. Però, nell’assemblea dei principi achei riunitasi per decidere a chi attribuire l’onore, Ulisse brigando in maniera scaltra e senza troppi scrupoli riuscì a farsi preferire ad Aiace e così ad aggiudicarsi i preziosi strumenti di combattimento.

Le si approvi o no (cosa ovviamente sempre soggettiva), onestà vuole che si riconosca che Trump ha fatto cose politicamente importanti: si pensi agli accordi di pace tra alcuni Paesi arabi ed Israele (i primi dopo quasi un secolo di guerre); al rilancio dell’economia americana, quella fatta di lavoro e di iniziativa imprenditoriale a favore dei ceti medio bassi; al rapporto “attivamente” critico con le dittature e al sostegno dei diritti umani; alla promozione della ricerca scientifica e tecnica nei settori “tradizionali” (ad esempio in campo petrolifero); alla modifica dei rapporti di forza internazionali a favore dei governi dei singoli stati (soprattutto di quelli eletti in modo libero e democratico) e alle critiche alle organizzazioni internazionali tecnocratiche o globalisticamente corrette. Tutte politiche che non potevano certo garantire automaticamente la sua rielezione, ma che avrebbero sicuramente meritato di essere poste al centro del dibattito della campagna elettorale e valutate nelle loro conseguenze concrete.

Invece, mass e social media si sono dall’inizio concentrati su una denigrazione personale del presidente in carica, fatta di allusioni, di verità negative ampliate se non inventate, e di verità positive sminuite se non taciute, che ha finito per condizionare in maniera decisiva il voto. A tutto ciò si sono aggiunte le anomalie delle procedure elettorali: le regole sul voto cambiate pochi giorni prima, i software di conteggio mal funzionanti, gli osservatori repubblicani tenuti lontani dai seggi, etc.

Chi in questa storia può essere paragonato ad Ulisse, più che il nuovo presidente Joe Biden, che per ora si è dimostrato una figura piuttosto “grigia”, simile a molti politici europei e nostrani, è il Partito Democratico nel suo complesso, che astutamente ha approfittato di tutto quanto si è descritto sopra non solo per vincere le elezioni presidenziali, ma anche per aggiudicarsi la maggioranza in entrambe le Camere. Per quanto comprensibile la convinzione di Trump e dei suoi elettori di essere stati defraudati, come Aiace, con l’astuzia e in maniera non corretta, di quanto loro spettava, cioè di una procedura elettorale corretta e trasparente, resta il fatto che le elezioni dal punto di vista formale restano regolari e la vittoria di Biden legittima, come legittima fu la decisione degli achei a favore di Ulisse.

Una delle maggiori conquiste del pensiero occidentale è stata la distinzione, fissata nel diritto canonico medievale tra piano morale e piano giuridico-politico di un’azione pubblica: la vittoria del Partito Democratico è stata molto discutibile dal punto di vista morale, ma perfettamente legittima dal punto di vista giuridico e valida da quello politico: il confondere i due piani è stato l’errore che ha ispirato le scelte che Trump, forse su sollecitazione “di pancia” da parte di molti suoi elettori, ha compiuto dopo il 3 novembre. Com’è noto, accecato dall’ira Aiace decise di fare strage dei principi achei che avevano contribuito all’ingiusta assegnazione delle armi, ma ingannato da Atena finì invece per uccidere gli animali portati al seguito dell’esercito, trasformandosi da guerriero valoroso in ridicolo macellaio. Quindi, vinto dalla vergogna, nonostante le suppliche della sua concubina Tecmessa, si tolse la vita.

Anche quello di Trump è stato in un certo senso, come è stato detto, un suicidio politico, che ha danneggiato i suoi sostenitori e finito per rendere felici proprio i suoi avversari, che hanno potuto affermare di avere la prova provata di tutto ciò che di male avevano detto di lui, in alcuni casi inventando, quasi sempre esagerando difetti comuni a tutti i personaggi politici. Che gli uomini possano legittimamente compiere azioni moralmente dubbie se non addirittura condannabili è una realtà che fa parte della natura umana, di quel “legno storto” dell’umanità che va rispettato, perché sarebbe peggio tentare di correggerlo, come vogliono fare peraltro molti di coloro che contro Trump si sono schierati in nome della “superiorità” dei loro principi politicamente corretti.

La sconfitta ritenuta ingiusta o comunque causata con mezzi non leali, è sempre difficile da accettare, soprattutto quando non si combatte solo per se stessi ma anche per i propri elettori, ma delegittimare politicamente il vincitore, non riconoscere la sua vittoria, può portare a conseguenze peggiori, anche se chiaramente non volute, per sé e per i propri sostenitori, come gli episodi del 6 gennaio hanno dimostrato.

Confesso che sono sempre stato in dubbio davanti al personaggio di Aiace, a volte apprezzandone il valore e la rettitudine d’animo, a volte criticandone la presunzione, la “hybris” come dicevano i greci. Non mi sento di dare giudizi sulla figura di Trump alla luce degli ultimi avvenimenti: penso sia più importante parlare dell’eredità politica che lascia agli americani e al mondo.

Il destino riservato alle spoglie di Aiace ci può essere ancora di aiuto nel nostro paragone. Il comandante in capo dell’esercito acheo, Agamennone, per punire il fatto che l’eroe suicida avesse cercato di uccidere i suoi compagni, decise di lasciarne insepolto il corpo (il massimo insulto alla memoria di un uomo per i greci: si pensi al tema analogo della tragedia “Antigone”, anch’essa di Sofocle). Lo stesso Ulisse però, scaltro sì, ma non accecato dalla hybris e quindi conscio delle proprie colpe e comprensivo verso quelle altrui, pregandolo a lungo lo convince ad attribuire ad Aiace gli onori funebri che gli sono dovuti.

Non tutti i Democratici sono sulle posizioni estreme (quelle più appariscenti sui mass e social media) che negano il valore di ogni realtà umana e sociale che contrasti con i loro dogmi – tanto elevati in astratto quanto privi di contenuto concreto e quindi tanto più capaci di ledere i diritti umani e il regolare svolgimento della vita pubblica. Dovrebbe essere compito dei “moderati” del partito riprendere e magari valorizzare, anche se come è ovvio che sia modificandone i contenuti, l’eredità politica di Trump. Se ci riusciranno saremo di fronte ad un altro caso in cui la democrazia americana ha superato una crisi difficile, in caso contrario, se dovessero prevalere le posizioni estremisticamente corrette, le conseguenze potrebbero essere molto gravi non solo per gli Stati Uniti ma per tutti Paesi occidentali.

I Democratici, lealmente o no, hanno legittimamente ottenuto le responsabilità di governo. Gli elettori americani avranno prossimamente nuove occasioni per giudicare con il loro voto: a chi elettore americano non è, non resta che osservare e magari cercare di commentare gli sviluppi, i risultati e gli errori della presidenza Biden.