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Roma (3-4-1-2): Mirante; Mancini, Ibanez, Kumbulla; Santon, Cristante, Veretout, Spinazzola; Pedro; Mkhitaryan, Dzeko. All. Fonseca.

Juventus (3-4-1-2): Szczesny; Danilo, Bonucci, Chiellini; Cuadrado, Rabiot, McKennie, Frabotta; Ramsey; Kulusevski, Ronaldo. All. Pirlo.

Arbitro: Di Bello.

Tv: ore 20.45 Sky 201.

A ricordare ai naviganti che sette giorni fa la Juventus stava ormai per prendere Edin Dzeko ci pensa Andrea Pirlo Purtroppo sarà un avversario»), ma da allora in casa bianconera sono successe diverse cose, che hanno fatto passare lo strano caso del bosniaco (terzo trasferimento mancato a valigie fatte, dopo quelli possibili a Chelsea e Inter) in secondo piano.

La prima: la nuova Juve ha vinto al debutto con la Samp e convinto, soprattutto per il feeling complessivo tra allenatore e squadra, a partire da Ronaldo che sul volo per Roma legge «Potere della comunicazione», materia in cui eccelle. La seconda: il caso del diploma di Suarez «non ci ha minimamente toccato» dice l’allenatore bianconero e c’è da credergli, perché l’entusiasmo sui campi della Continassa è tornato. E sembra solido.

La terza: il centravanti è arrivato ed è Morata «che non è un ripiego ma è un attaccante che conosciamo già ed è quello che volevamo dal punto di vista tattico e tecnico» spiega Pirlo. Lo spagnolo non ha la stessa visione del gioco di attacco di Dzeko, ma può tornare molto utile. Ultimo aspetto, ma non meno importante, è il ritorno di Dybala tra i convocati, dopo la ricaduta muscolare che lo aveva tolto sul più bello il 7 agosto contro il Lione, quando la Juve cercava il gol qualificazione ai quarti di Champions che non ha trovato. Con lui l’abbondanza in avanti imporrà della scelte e del turnover, ma intanto la panchina della Juve si allunga in modo inquietante per gli avversari. Intanto all’Olimpico, Pirlo potrebbe dare fiducia alla stessa formazione per poi introdurre altre modifiche, anche in vista dell’altra sfida delicata all’orizzonte, fra sette giorni contro il Napoli del suo amico Gattuso.

Dzeko sarà in campo, con la fascia da capitano. Fonseca ha cercato di chiudere il caso-Verona: «Non è vero che si è rifiutato di entrare». Però non ha spiegato perché, allora, ha passato 90’ in panchina sullo 0-0. Venerdì Edin aveva praticamente svuotato l’armadietto e l’allenamento non era stato al 100% (eufemismo). Sabato era furibondo ma ha comunque partecipato alla riunione tecnica prepartita. Domenica sera quale sarà il suo umore? Quello del suo primo gol italiano, proprio alla Juve, il 30 agosto 2015? Oppure quello di chi si è sentito scaricato per la terza volta?

Fonseca, come faceva Mourinho nei primissimi tempi all’Inter, ha rivelato undici undicesimi della formazione. Non l’aveva mai fatto e qualcuno ha letto questa novità come una critica velata al mercato giallorosso: questi ho e questi schiero. Il nome della discordia resta soprattutto Smalling. Fonseca lo vuole a tutti i costi e prima di Verona-Roma, poi finita nel peggiore dei modi con il caso-Diawara e lo 0-3 a tavolino, aveva forzato la mano: «Ci sentiamo quasi tutti i giorni: lui vuole tornare e noi lo vogliamo indietro». Parole poco gradite dai dirigenti del club, anche se il ceo Guido Fienga gli ha confermato la piena fiducia nei giorni scorsi. Il piano A è finire la stagione con il portoghese in panchina, poi si vedrà (il contratto scadrà a giugno). Come sempre, però, c’è anche un piano B. La soluzione italiana è Allegri, che vuole tornare in panchina e vede una buona base di partenza. Quella estera è Rangnick: scrivania più panchina.

26 settembre 2020 (modifica il 26 settembre 2020 | 23:22)

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