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L'unità dell'Fbi che indaga su Trump? È al centro dell'indagine di Durham

Una curiosa coincidenza. La divisione dell’Fbi che sovrintende alle indagini sulla gestione da parte dell’ex presidente Donald Trump di materiale riservato nella sua residenza di Mar-a-Lago è anche al centro dell’indagine del consigliere speciale John Durham sui presunti abusi di potere e pregiudizi politici del bureau durante l’inchiesta del Russiagate. Si tratterebbe della divisione di controspionaggio dell’Fbi – di Washington, e non di Miami – che ha guidato l’indagine sulla presunta “collusione” russa del 2016-2017 su Trump, con il nome in codice di “Crossfire Hurricane”. A fare luce sulla vicenda è il giornalista investigativo Paul Sperry in un’inchiesta pubblicata su RealClearInvestigations. Come nota lo stesso Sperry, sebbene l’ex agente del bureau, Peter Strzok, sia stato licenziato dopo la divulgazione dei suoi messaggi in cui emergeva un chiaro pregiudizio nei confronti dell’ex presidente Donald Trump, diversi membri del suo team continuano a lavorare nell’unità di controspionaggio, benché siano nell’occhio delle indagini sulle origini del Russiagate condotte da Durham.

Chi è l’agente dell’Fbi che indaga su Trump

Come nota Sperry, nel team c’è anche un membro chiave della controversa inchiesta “Crossfire Hurricane”, l’analista dell’intelligence Brian Auten, il quale ha continuato a essere coinvolto in indagini politicamente sensibili, inclusa l’indagine federale in corso su contenuti potenzialmente incriminanti rinvenuti sul laptop di Hunter Biden. Auten ebbe un ruolo chiave nella revisione, da parte del bureau, del dossier – ampiamente screditato – finanziato dalla campagna di Hillary Clinton e redatto dall’ex spia britannica Christopher Steele, contenente informazioni false e infondate sui rapporti tra Donald Trump e il Cremlino.

Per il suo ruolo in quella vicenda, fu infatti deferito dall’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, che condusse l’indagine incentrata sul presunto controllo della campagna presidenziale di Trump nel 2016 e sul possibile abuso del Foreign Intelligence Surveillance Act da parte di Barack Obama. Nelle sue conclusioni, Horowitz criticò la gestione da parte dell’Fbi delle intercettazioni telefoniche nelle prime fasi delle indagini sul Russiagate, confermando una “cattiva condotta” da parte dell’ufficio, benché esonerasse il bureau dall’accusa di cospirazione. Come recentemente confermato dal direttore dell’Fbi, Christopher Wray, “un certo numero di ex membri del team di Crossfire Hurricane” sono ancora impiegati presso l’ufficio mentre sono sottoposti a revisione disciplinare. Non è quantomeno inopportuno che gli stessi indaghino sull’ex presidente Trump? “È una vergogna che Auten sia ancora impiegato nell’ufficio”, ha affermato Michael Biasello, veterano dell’Fbi da 27 anni. “Sostituirei altri analisti e agenti”.

Bufera sull’Fbi, si dimette Thibault

C’è poi la vicenda Hunter Biden. Secondo quanto rivelato nei giorni scorsi dal fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, fu l’Fbi, nel 2020, a chiedere alle piattaforme social di limitare la diffusione della notizia riguardante il laptop di Hunter Biden. Durante la campagna presidenziale del 2020, infatti, le notizie relative al laptop appartenente ad Hunter Biden, figlio dell’attuale inquilino della Casa Bianca, vennero censurate dalle piattaforme social, nonostante la documentazione pubblicata dal New York Post provasse l’esistenza delle e-mail contenute nello stesso portatile. Secondo quanto raccontato da Zuckerberg, secondo l’Fbi si trattava di “disinformazione russa”. Affermazioni che, oltre a scatenare la dura reazione dei repubblicani, hanno costretto il bureau a licenziare l’agente che avrebbe contattato Zuckerberg. Si tratterebbe dell’agente speciale Timothy Thibault, dimessosi lo scorso fine settimana, secondo quanto riportato da Fox News.

Thibault è stato citato in una lettera inviata dal senatore repubblicano Chuck Grassley lo scorso 18 luglio al direttore dell’Fbi Christopher Wray e al procuratore generale Merrick Garland, nella quale l’agente speciale veniva accusato di nutrire un pregiudizio politico nei confronti di Trump. “Come sapete, l’agente speciale Tim Thibault non è l’unico agente dell’Fbi politicamente parziale al Washington Field Office”, ha scritto Grassley. Nella stessa lettera ha sottolineato che “l’Fbi risponde al Congresso e al popolo americano”. Come precisa Fox News, Thibault non è stato coinvolto nel raid dell’Fbi nella tenuta di Mar-a-Lago dell’ex presidente Trump.

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