L’Egitto ci umilia ancora: “Giulio Regeni aveva un comportamento non consono”

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Nel grottesco scenario che vede il governo italiano immobile, incapace di alzare la voce di fronte alle prese in giro del Cairo sulla morte di Giulio Regeni, ora ci tocca assistere anche all’offensiva difesa delle autorità egiziane, pronte a respingere ogni accusa negando l’esistenza di incongruenze nella ricostruzione della tragedia e arrivando, anzi, a puntare il dito contro il ricercatore italiano scomparso, reo di un “comportamento non consono” che lo aveva portato a finire “sotto osservazione” dei servizi segreti di Abdel Fattah al-Sisi. Un oltraggio alla memoria del ragazzo e l’ennesima umiliazione verso l’Italia, di fronte alla quale l’esecutivo giallorosso non ha, ancora una volta, battuto ciglio.

L'Egitto ci umilia ancora:

Parole incommentabili che arrivano dal comunicato diffuso dalla Procura del Cairo che si occupa della vicenda, accusata dai pm italiani di scarsa collaborazione nelle indagini. Il procuratore generale Hamada Al Sawi, già a fine novembre aveva d’altronde sottolineato come “per il momento non c’è alcuna ragione per intraprendere procedimenti penali circa l’uccisione, il sequestro e la tortura della vittima Giulio Regeni, in quanto il responsabile resta sconosciuto”. Oggi, il nuovo documento egiziano sottolinea come siano in corso tutte le ricerche per individuare i responsabili. Smentendo, dunque, che possano essere coinvolti i quattro ufficiali della Sicurezza nazionale indicati come responsabili dall’Italia.

L'Egitto ci umilia ancora:

Il Cairo esclude, si legge ancora, “ciò che è stato attribuito a quattro ufficiali della Sicurezza nazionale a proposito di questo caso”, dei quali non è stata ancora fornita ai colleghi italiani, nonostante la rogatoria del 2019, l’elezione di domicilio degli indagati. Una vera e propria accusa al lavoro svolto dai magistrati di Roma, soprattutto nei confronti del procuratore Michele Prestipino e il pm Sergio Colaiocco. “Tutto ciò che l’autorità italiana ha evocato circa i quattro ufficiali e sott’ufficiali del settore della sicurezza nazionale egiziana è basato su false conclusioni illogiche ed è contrario a tutti i fondamenti giuridici internazionali e ai principi del diritto che necessitano la presenza di prove certe nei confronti dei sospettati – scrive Al Sawi – Le autorità italiane hanno fatto il collegamento fra prove ed atti in maniera scorretta”.

L'Egitto ci umilia ancora:

Insomma, secondo l’Egitto le autorità italiane avrebbero fatto collegamenti errati, dando vita a una “percezione difettosa degli eventi” e puntando il dito in maniera ingiusta contro le autorità del Cairo. Dimenticando piuttosto di approfondire i comportamenti tenuti da Giulio Regeni, finito nel mirino dei servizi segreti per degli atteggiamenti “scorretti”. Una ricostruzione inaccettabile, intollerabile, che umilia i famigliari del ricercatore scomparso. E di fronte alla quale il silenzio giallorosso è intollerabile.

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