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Banche, Carla Ruocco (M5S): lo Stato nazionalizzi tutta Mps per aiutare le imprese

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Banche, Carla Ruocco (M5S): lo Stato nazionalizzi tutta Mps per aiutare le imprese

La presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche, Carla Ruocco, esponente del Movimento Cinquestelle apre a una banca pubblica del Sud e alla nazionalizzazione di Mps. Un tema su cui non nasconde di dover discutere con il Pd, l’altro partito della maggioranza di governo, proprio quando il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, conferma che il Tesoro uscirà dal capitale di Mps — di cui ha il 68% costato 6,9 miliardi di euro — entro la fine del 2021 come da accordi con la Commissione Europea. Ma Ruocco parla anche del salvataggio della Popolare di Bari, di che cosa avrebbero potuto fare di più le banche durante l’emergenza economica causata dal Covid-19 e dal lockdown per aiutare imprese e famiglie con i prestiti garantiti e la liquidità. E sui nuovi temi che tratterà la commissione d’inchiesta sulle banche.

Presidente Ruocco, come si sono comportate le banche durante il lockdown? Hanno aiutato imprese e famiglie come avrebbero potuto?

«Non si può dare un giudizio univoco. Dal nostro questionario emergono comportamenti diversi a seconda delle banche. In linea generale, il trend di attuazione delle misure varate dal governo a sostegno delle famiglie e delle imprese — sia per quanto riguarda la moratoria sia per quanto riguarda i nuovi finanziamenti con garanzia pubblica — appare in netto miglioramento. Si sono registrati però anche dei ritardi, non sempre condivisibili, come ad esempio la percentuale dei finanziamenti erogati rispetto alle domande presentate ma ancora da scrutinare, attestata a metà giugno ancora a circa il 65%; anche gli stessi tempi di erogazione del credito garantito sono risultati essere molto eterogenei tra le diverse banche. È necessario far affluire rapidamente le risorse alle famiglie e alle imprese, al fine di evitare che temporanee esigenze di liquidità si trasformino in crisi di insolvenza. Insomma, nell’insieme è un sistema che va monitorato e spinto all’operatività, chiedendo di cogliere appieno la valenza sociale di queste importanti iniziative assunte dal governo».

Le banche lamentano l’assenza di uno scudo penale che frena il credito.

«Abbiamo esteso il ricorso all’autocertificazione per i crediti di minore entità e questo ha sbloccato alcune vischiosità. Posso dirlo? Talvolta m’è sembrato che questa lamentela fosse un po’ forzata. Quantomeno nei casi, assolutamente prevalenti, in cui a chiedere il finanziamento minimo di 25.000 euro (ora 30.000 euro) fossero soggetti già clienti della banca, e quindi in quanto tali già destinatari di un rating ed in bonis, cioè senza alcuna precedente inadempienza bancaria, perché altrimenti non vi avrebbero avuto accesso, essendo questa — lo ricordo — una delle condizioni di ammissione. Insomma, io aspetto ancora che mi sia mostrata, da precedenti vicende, anche una sola richiesta di rinvio a giudizio per concorso in bancarotta in situazioni analoghe. Non voglio far polemica, ma in vari casi le banche — non dico tutte, naturalmente, ma prenda per esempio le ultime, note vicende di default e di crisi — quando si è trattato di concedere ampi finanziamenti agli “amici degli amici”, pur in presenza di conclamate situazione di decozione da parte dei soggetti finanziati, non mi pare che nello scrutinio delle nuove concessioni abbiano tenuto atteggiamenti molto coerenti con il principio oggi così tanto invocato. Se avessero operato con correttezza e trasparenza nei confronti di tutti, credo che la richiesta di scudo penale sarebbe potuta essere meglio e maggiormente perorata».

Su quali tematiche indagherà adesso la commissione d’inchiesta?

«È in fase di approvazione una tabella di marcia molto nutrita, dagli Npl ai cosiddetti “derivati esotici” alla luce della recente ed importante sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione che li ha dichiarati nulli in assenza di adeguati elementi di cognizione per i sottoscrittori, alle recenti crisi come la Popolare di Bari ed il suo piano di rilancio».

Si parla della Banca del Sud: che cos’è?

«Intanto una banca che abbia una vocazione fortemente territoriale e che sia di reale sostegno all’economia di un territorio sempre più depresso, il Sud. Considerata la quota maggioritaria del capitale detenuta dal Mcc-Medio Credito Centrale, mi pare chiaro che lo Stato debba avere un ruolo nella governance. Ma, per capirci, nella governance di indirizzo, perché la Banca deve invece agire con un target di massima efficienza e buona gestione come ogni altro istituto di credito. Insomma, che nessuno pensi ad una riedizione rivista e corretta di antichi strumenti quali ad esempio la Cassa del Mezzogiorno. Qui si vuol fare altro».

Mps: nazionalizzare o privatizzare?

«Nella visione del Movimento Cinquestelle c’è massima disponibilità a mantenere un ruolo dello Stato nella compagine azionaria di Mps. Lì è stato fatto un passo avanti con il salvataggio, adesso sarebbe bene a mio avviso procedere in quella direzione magari utilizzando tale presenza anche per rilanciare il tema della sua partecipazione per la creazione di una Bad Bank, anche grazie al recente accordo con la Amco, e non fare passi indietro».

E su questo troverete l’accordo con il PD?

«Sicuramente dovremo discuterne. Ma dobbiamo farlo in una visione più sistemica, anche con la Commissione europea: se stai facendo una operazione sulla Popolare di Bari in cui c’è la partecipazione pubblica in maniera così massiccia, stai percorrendo un terreno che hai riscontrato essere salvifico. Sarebbe bene che la Commissione europea tracci una linea che, al di là del caso singolo, abbracci una logica di questo tipo».

Insomma volete Mps al 100% dello Stato?

«Si potrebbe parlare anche di questo».

Ha citato Bruxelles. Il governo deve andare a trattare su questo?

«L’atteggiamento della Ue sta cambiando. È stato sospeso il patto di stabilità, si parla di recovery fund… Si può anche parlare di rivedere alcune regole sulle banche».

Il rischio del carrozzone è in agguato…

«L’intervento dello Stato nel settore bancario deve volgere sempre a requisiti di efficienza. Non deve essere quindi “accanimento terapeutico” verso imprese che non hanno futuro, ma sostegno per farle riprendere a camminare sulle proprie gambe. Sarebbe una cosa nuova rispetto all’intervento dello Stato come è accaduto finora, quando si è intervenuto spesso quando le crisi erano ormai esplose».

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