Salute

Appendicite: quando è davvero necessario un intervento chirurgico

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Togliere l’appendice perché è infiammata è una delle più frequenti operazioni eseguite in emergenza. Peccato che a volte non sia davvero necessario eliminarla, soprattutto se a presentarsi in Pronto soccorso con dolori lancinanti all’addome è una donna: lo ha sottolineato uno studio sul British Journal of Surgery, condotto su poco meno di 5.500 persone fra i quindici e i quarantacinque anni arrivate in ospedale con una sospetta appendicite. Innanzitutto, i sintomi sono più comuni al femminile: in due terzi dei casi i pazienti erano donne. Che finiscono meno spesso sotto i ferri rispetto agli uomini, ma quando vengono operate hanno un’alta probabilità che venga loro tolto un organo del tutto normale: stando ai dati raccolti, circa il 28 per cento degli interventi al femminile ha asportato un’appendice che poteva starsene al suo posto. Succede solo al 12 per cento degli uomini .

Le differenze tra i sessi

Secondo Aneel Bhangu, chirurgo dell’università di Birmingham in Inghilterra e coordinatore della ricerca: «Le differenze fra i sessi si possono spiegare con la frequenza di condizioni femminili che possono dare sintomi inizialmente simili a un’appendicite, come cisti ovariche, patologie infiammatorie pelviche o dolori mestruali molto intensi: le donne vanno più spesso dal medico con questi problemi e vengono poi operate altrettanto spesso, perché “mancare” un’appendicite e non rimuoverla quando sarebbe stato necessario può portare a infertilità o peggio (il rischio è che i germi che provocano l’infiammazione possano perforare l’appendice e causare peritonite, un’infiammazione addominale molto estesa e potenzialmente fatale, ndr)».

La gestione die pazienti

I dati sono parte dello studio RIFT (Right Iliac Fossa Treatment, cioè trattamento della fossa iliaca destra, la regione anatomica dove si trova l’appendice), che si sta svolgendo in Regno Unito, Paesi Bassi e Italia per descrivere come vengono gestiti i pazienti arrivati in ospedale con il classico dolore da appendicite e per individuare il metodo migliore per non rischiare di rimandare a casa chi ha bisogno dell’operazione o, al contrario, togliere l’appendice se non serve.

In Italia

Leggendo i risultati italiani si può tirare un sospiro di sollievo, perché da noi la percentuale di donne operate inutilmente è di appena il 5 per cento (gli uomini sono il 2 per cento circa). Merito di diagnosi migliori, secondo Bhangu: «Pochissimi pazienti della nostra casistica sono stati sottoposti a test ematici o questionari per la valutazione dei sintomi e in Inghilterra si ricorre troppo poco anche all’ecografia, un test semplice che nelle donne può distinguere se il problema sia ginecologico o dipenda davvero dall’appendice».

Raccolta dei sintomi e visita

Per capire se è davvero infiammata ed è bene toglierla, stando alle raccomandazioni della Società Italiana di Chirurgia Colo-Rettale, spesso in realtà bastano la raccolta dei sintomi e la visita: il dolore per esempio è molto tipico, quasi sempre all’inizio si fa sentire intorno all’ombelico per poi localizzarsi nella parte inferiore destra della pancia; è sordo, intenso, viscerale e non superficiale, provoca coliche e non diminuisce né si attenua; spesso si irradia verso la coscia o il dorso, aumenta facendo certi movimenti, come flettendo il tronco o piegando il ginocchio verso il busto, e può accompagnarsi a nausea, vomito, stitichezza (o diarrea nei bambini), febbre. Con questi segni, una buona visita e un’analisi del sangue (i globuli bianchi aumentano parecchio se è in corso un’infiammazione acuta) si possono riconoscere già molti casi; l’ecografia e la Tac non sono sempre indispensabili, ma in situazioni dubbie possono aiutare a escludere patologie addominali con manifestazioni simili.

Dopo la diagnosi

Una volta diagnosticata l’appendicite con certezza, gli esperti Siccr raccomandano di monitorare la situazione per 24-72 ore dando antibiotici (ovviamente a meno che il caso sia grave e richieda una gestione immediata): in questo modo il 30 per cento delle appendiciti regredisce e non è necessario il bisturi, oggi quasi sempre sostituito dall’intervento in laparoscopia perché oltre a lasciare una cicatrice minuscola il recupero è più rapido e semplice. È la strada quasi obbligata nelle donne in età fertile e negli obesi, ma è anche il metodo preferito dai pazienti: uno studio pubblicato su Jama Surgery ha dimostrato che in caso di attacco di appendicite la maggior parte vorrebbe operarsi, ma l’86 per cento preferirebbe la laparoscopia alla chirurgia tradizionale.

Non è un organo «inutile»

N on serve a nulla, tanto vale toglierla al primo sospetto di infiammazione. Per molto tempo si è creduto che eliminare un’appendice per «eccesso di zelo» non fosse un gran problema, ora si sa che questa piccola propaggine dell’intestino, lunga fino a una decina di centimetri, non è così inutile. Heather Smith, ricercatrice della Midwestern University in Arizona, ha infatti scoperto che le specie di mammiferi con l’appendice hanno una quantità maggiore di tessuto linfoide nel tratto dell’intestino all’imbocco con l’appendice stessa. «Questo tessuto ha un ruolo nella risposta immunitaria e stimola la crescita di batteri intestinali “buoni”. L’appendice potrebbe perciò essere una sorta di “casa sicura” per questi germi preziosi», dice Smith. Quasi isolata dal tubo digerente, in caso di infezioni potrebbe essere un rifugio per i batteri buoni che anche se fossero spazzati via poi potrebbero ripopolare l’intestino; inoltre, nell’appendice stessa ci sono aggregati linfoidi che aiutano la risposta immunitaria producendo linfociti e che pare possano essere utili soprattutto nel primo anno di vita, ma non soltanto.

18 agosto 2020 (modifica il 18 agosto 2020 | 11:43)

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