viaggio-nel-fronte-sud-dell'europa:-cosa-succede-ne-l'exclave-spagnola-di-ceuta

Viaggio nel Fronte sud dell'Europa: cosa succede ne l'exclave spagnola di Ceuta

Camminando per il Paseo Alcalde Sànchez Prados, il corso principale di Ceuta, sembra di essere in una città dell’Andalusia nel sud della Spagna. Il viale ben curato, le insegne in spagnolo nei negozi, l’edilizia europea. Una sensazione che si percepisce anche osservando Plaza De Africa con al centro il monumento ai caduti nella guerra in Africa e le due chiese che si affacciano sulla piazza.

Da un lato il Santuario di Nostra Signora d’Africa, dall’altro la più imponente Cattedrale de la Asuncion de Ceuta. Eppure, se si guardano meglio le persone che camminano per strada, si nota qualcosa di diverso da una qualsiasi città europea. Le donne con il velo sono molto più numerose che nel resto della Spagna ed è frequente ascoltare ai margini della strada campanelli di persone parlare arabo mentre scorrono gruppi di giovani vestiti all’Occidentale. Il motivo di questa diversità è presto detta: sebbene Ceuta sia una città spagnola, non ci troviamo in Europa ma in Africa. Insieme a Melilla, è infatti una delle due exclave spagnole in Africa circondate dal territorio del Marocco.

Nel 1415, la città è conquistata dai portoghesi guidati dal principe Enrico il Navigatore con l’obiettivo far terminare l’influenza musulmana nell’area. Due secoli dopo, il 1 gennaio 1668, viene firmato a Lisbona il trattato di pace tra Alfonso VI di Portogallo e Carlo II di Spagna con cui il Portogallo cede Ceuta alla Spagna e da quel momento la città rimarrà sotto il dominio spagnolo. Il legame di Ceuta con la cristianità, testimoniata dalle numerose chiese presenti nel suo territorio, si perde nei secoli. 

Durante il dominio musulmano, nell’ottobre 1227, un sacerdote italiano, Daniele Fasanella, decise di iniziare a predicare il Vangelo ai musulmani di Ceuta. Arrestato insieme ad altri sacerdoti, venne prima invitato a convertirsi all’Islam e, dopo la sua risposta negativa, fu decapitato. Una storia di martirio simile a quella di molti altri cristiani, a cominciare da Marcantonio Bragatin, comandante veneziano della città di Famagosta a Cipro, dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, assassinato dagli Ottomani.

La storia di Daniele Fasanella è citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia nel Canto XXVI dell’Inferno in cui Dante scrive “acciò che l’uom più oltre non si metta: / da la man destra mi lasciai Sibilia, / da l’altra già m ‘avea lasciata Setta” (dove Sibilia è Siviglia, mentre Setta è Ceuta).


acciò che l’uom più oltre non si metta:

da la man destra mi lasciai Sibilia,

da l’altra già m ‘avea lasciata Setta

Divina Commedia nel Canto XXVI


Daniele Fasanella fu canonizzato santo e martire da papa Leone X nel 1516 e oggi San Daniele è il patrono di Ceuta rappresentando l’identità cristiana della città che, unita a quella spagnola, ne costituisce il fondamento identitario. Un’identità messa a dura prova da un crescente problema migratorio che interessa direttamente Ceuta. 

In città, a differenza di Melilla, non c’è un aeroporto e, l’unico modo per arrivare, è in elicottero oppure in nave. Circondata per un lato dal mare e per tre lati dalla terra, a inizio anni Novanta si è sviluppata una consistente immigrazione irregolare con l’obiettivo di raggiungere la Penisola iberica. Gestire l”enorme flusso di migranti divenne impossibile per le autorità iberiche così, nella seconda metà degli anni ’90, è iniziata la costruzione di un perimetro fisico per impedire l’ingresso illegalmente dei migranti a Ceuta.

Oggi l’intero territorio di Ceuta è circondato da un muro recintato e sorvegliato poiché, essendo la città territorio metropolitano spagnolo, entrarvi significa avere libero accesso all’area europea e all’area Schengen. I due estremi della frontiera si trovano a nord nei pressi di Benzù e a sud a El Trajal. È proprio dalla “frontera de El Tarajal” che il 18 maggio 2021 arrivano in un giorno 5000 migranti che riuscirono ad attraversare indisturbati il confine. Seguirono grandi polemiche sull’operato della polizia marocchina e di quella spagnola, accusate di aver lasciato passare deliberatamente i migranti.

Il giornale Nius Diario ha pubblicato i video di quanto avvenuto puntando il dito contro la polizia marocchina per aver aperto “le porte della recinzione ai migranti, che attraversano Ceuta ‘con calma’ davanti allo sguardo attonito della polizia spagnola dall’altra parte del confine”. Quel giorno ha segnato uno spartiacque nella storia recente dei problemi migratori di Ceuta e l’immagine di migliaia di persone che attraversavano il confine, ha colpito nel profondo l’immaginario della comunità spagnola che vive in città.

Il quartiere più pericoloso di Spagna

La popolazione cristiana di madrelingua spagnola di Ceuta oscilla tra il 50 e il 68%, mentre i musulmani sono tra il 28,3% e il 48%, anche se è difficile avere stime esatte a causa della situazione di aree come il “barrio El Principe”, il quartiere più pericoloso della Spagna che si trova proprio a Ceuta. Qui qualche giorno fa è stato ucciso un militare spagnolo e, negli stretti cunicoli del quartiere, costituito da abitazioni abusive e case illegali realizzate e stratificate negli anni, la stessa polizia ha difficoltà ad entrare se non con i reparti speciali. Negli ultimi anni la popolazione di origine musulmana, complice i più alti tassi di natalità, è cresciuta notevolmente e ciò ha fatto aumentare le rivendicazioni marocchine sulla città che, in particolare dagli anni Settanta, il governo marocchino porta avanti.

Le immagini dell’assalto nel 2021

Per gli spagnoli Ceuta e Melilla non rappresentano però solo due territori di sovranità nazionale ma sono un simbolo dell’identità spagnola e una frontiera da difendere come spiega il giornalista Javier Villamor, direttore di Paradigma21: “Difendere le frontiere non è un atto estremista. È un diritto e un dovere perché, se questi cadranno, tutto cadrà. Anche il concetto di democrazia è soggetto a loro. Forse è per questo che i globalisti vorrebbero che non esistessero, almeno concettualmente? Possiamo anticipare gli scenari, ma questo ci permette di capire le motivazioni”.

Si tratta di una posizione condivisa dall’europarlamentare spagnolo Jorge Buxade che, durante l’evento Frontera Sur organizzato proprio a Ceuta, non usa giri di parole: “Ceuta e Melilla sono la Frontiera del sud della Spagna e dell’Europa e continueranno ad esserlo”.  Buxade, insieme alla parlamentare Rocío De Meer, si è recato al muro che separa la città con il Marocco affermando: “Difendere i confini è una questione di buon senso. Questo in particolare separa due civiltà e due modi molto diversi di intendere la vita”.

Perché Ceuta è importante per Bruxelles

Ceuta è un osservatorio privilegiato sotto vari punti di vista. Anzitutto per il tema dell’immigrazione poiché permette di vedere in prima linea ciò che avviene in un territorio di frontiera e in particolare l’utilizzo di barriere fisiche per contenere l’immigrazione irregolare. Il dibattito sui muri, ormai sempre più diffusi in Europa, trova a Ceuta un esempio della necessità in determinate aree di barriere fisiche per proteggere i confini. Non si tratta di muri contro qualcuno bensì di uno strumento per evitare che l’immigrazione irregolare diventi un fenomeno incontrollato. 

Il rischio di perdere Ceuta e Melilla è percepito dagli spagnoli come un’ipotesi non del tutto remota nei prossimi decenni e anzi c’è chi la ritiene possibile a causa delle crescenti rivendicazioni marocchine non solo sulle due città ma anche sulle isole Canarie.

Per questo visitare Ceuta aiuta a comprendere ciò che potrebbe diventare l’Europa nei prossimi anni se non verranno gestiti e regolamentati i flussi migratori. La frontera sur è il primo lembo di terra a difesa della nostra identità, per questo non possiamo abbandonarla al suo destino.

© IL GIORNALE ON LINE S.R.L. – P.IVA 05524110961

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.