Vaccino. Oggi celebriamo, il resto sta a noi. Il commento di Giuliani

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Non dovrebbe interessarci (ora) far polemica sulle 10 mila dosi scarse arrivate a Roma, a fronte delle centinaia di migliaia in Germania o Spagna, ci auguriamo solo che ci sia un piano di acquisizione e distribuzione degno di questo nome. Il resto non conta, perché è su questo che ci giochiamo il futuro

È una giornata bella e importante. Il simbolismo delle prossime ore è indiscutibile, anche se la vaccinazione di 2.000 persone è meno di una goccia nel mare. Ricordiamo che l’obiettivo e quello di arrivare 42 milioni di italiani vaccinati al Covid-19, entro settembre. Un’impresa titanica.

Proprio in ragione dell’Everest che ci apprestiamo a scalare, esaurito il simbolismo di questi tre giorni di V-Day, voluti dall’Unione europea, è bene che il governo italiano chiarisca punto per punto quello che ci aspetta. Non dovrebbe interessarci (ora) far polemica sulle 10 mila dosi scarse arrivate a Roma, a fronte delle centinaia di migliaia in Germania o Spagna, ci auguriamo solo che ci sia un piano di acquisizione e distribuzione degno di questo nome. Il resto non conta, perché è su questo che ci giochiamo il futuro.

Se ha ragione il commissario Arcuri a parlare di ‘spiraglio di luce’, di sicuro non ci accontenteremo degli spiragli. Oggi celebriamo, ma da domani pancia a terra per l’unica essenziale: sapere cosa fare, come e quando farlo.


A tal proposito, non credo ci siano dubbi sulla necessità di usare l’esercito in modo capillare. Primula o non primula, vaccinateci.

Questo perché, passata l’ondata emotiva di questi giorni e tutta la carica simbolica di cui si è detto, dovremo correre. Anzi volare, perché il target prefissato è di dimensioni bibliche. Le forze armate hanno tutte le caratteristiche logistiche e la struttura, anche gerarchica, necessaria ad una distribuzione capillare. Si fa fatica anche solo a immaginare, infatti, cosa significhi portare in ogni angolo del paese, nel giro sostanzialmente di qualche mese, decine di milioni di dosi di diversi vaccini, ciascuno dei quali necessiterà di specifiche modalità di trasporto.

Il ministro della Salute, Speranza, ha parlato oggi di 480 mila dosi a settimana, fatevi voi i conti, ma vi anticipiamo che intuitivamente questa cifra dovrà salire e anche di molto…

Un’operazione titanica, dunque, che sfiderà il Paese a dare il meglio di sé. L’ottimismo, oggi, non è dato solo dai riflessi del Vaccine Day, ma anche dalla storia d’Italia. Davanti alle salite più impervie, nei momenti in cui pochissimi avrebbero scommesso su di noi, abbiamo sempre meravigliato il mondo.

Non è lecito avere dubbi sulle nostre capacità, dobbiamo sfidarci a voler primeggiare. Perché oggi siamo partiti tutti insieme in Europa ed è stata una scelta dal grande valore simbolico per l’Unione, fortemente voluta da una donna che sta dando ottima prova di sé, la presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen.

Da domenica prossima, 3 gennaio, il giorno in cui noi italiani abbiamo fissato l’avvio della campagna vaccinale vera e propria, toccherà a noi. Dovremo essere capaci di fare come e più degli altri, perché fra pochi giorni la palla passerà integralmente nelle mani di ciascun governo. I ritardi non avrebbero solo il drammatico effetto di aggravare il già terribile bilancio della pandemia, ma allontanerebbero il ritorno alla normalità di un Paese, che ha un disperato bisogno di ritrovare se stesso al lavoro, nello studio e nelle relazioni sociali.

Presto avremo soldi e vaccini, il resto sta a noi. Meritiamocelo.