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Usa e diritti, la sociologa Rita Fierro: “La disuguaglianza tra bianchi e neri è nelle istituzioni, ma la cultura può curare”

Il razzismo esiste ancora. E, nonostante le lotte fatte per abolirlo, persiste in America dove storie di ineguaglianza sono all’ordine del giorno.  Vicende umane che Rita Sinorita Fierro, sociologa italoamericana, conosce molto bene. Così ha deciso di analizzare la situazione per ricostruire come l’ineguaglianza sia stata incorporata nelle fondamenta delle istituzioni statunitensi e come queste resistano al cambiamento. Nasce così il volume “Digging Up the Seeds of White Supremacy –Estirpando I Semi della Supremazia Bianca” (2022, Collective Power Media), disponibile online anche in versione audio e presto anche in italiano. Il libro affronta anche il vasto trauma che questo crea e come possiamo trasformare il razzismo sistemico attraverso la nostra guarigione personale e collettiva. Rita, nata a New York da genitori beneventani, si è laureata all’Università di Roma La Sapienza in Sociologia e ha conseguito un dottorato alla Temple University negli Stati Uniti in Studi afroamericani. Avendo vissuto la sua vita a metà tra gli Stati Uniti e l’Italia l’ha resa sensibile al multiculturalismo e agli effetti dei pregiudizi sull’umanità. Ha canalizzato questa sensibilità nello studio del razzismo da oramai 30 anni. Con la sua società di consulenze, Fierro Consulting, aiuta i progetti sociali a diventare piú efficaci nella valutazione dei propri risultati e le aziende a aumentare la coerenza tra valori e pratiche aziendali.

Il libro di Rita Fierro sarà presentato per la prima volta in Italia venerdì 22 luglio alle 20.30 a Benevento, in occasione dell’evento e cenabaratto dal titolo “Al di là della paura. Antirazzismo e autenticità”, presso il giardino Fautrix della Libreria Masone. Interverranno Giuseppe Tecce (GIT Sannio Irpinia Molise di Banca Etica), sui rapporti tra finanza e razzismo, e Alessio Masone (GAS Arcobaleno, Gruppo d’Acquisto Solidale), sulla cenabaratto come strumento di linguaggio d’esperienza a contrasto diffuso di esclusione e competizione.

“Estirpando i Semi della Supremazia Bianca”, è il titolo del libro. Quanto questi semi sono radicati nella società e nelle istituzioni americane?

Nel libro, io espongo 500 anni di storia statunitense e come i semi della paura con le varianti del controllo, sicurezza, e salvazionismo hanno permesso ai pochi bianchi ricchi di assicurare il loro dominio. Il controllo è il bisogno dei pochi di controllare la maggioranza. La sicurezza è il bisogno dei pochi di proteggersi dalla maggioranza. E il salvazionismo è il bisogno dei pochi di affermare la loro benevolenza dando l’apparenza di “salvare” la maggioranza—dopo che gli hanno tolto tutti i diritti di fatto. Questi semi sono stati incorporati in tutte le istituzioni e i sistemi statunitensi. Nel libro ne propongo dieci: il sistema economico, giuridico penale, civile, e diritto familiare, il diritto dei minori, i servizi sociali per i poveri, per i bambini dati in affidamento, nel sistema sanitario, d’immigrazione, e per la salute mentale.

Da italoamericana che vive negli Usa, quanto è tangibile nella vita quotidiana il razzismo? E nelle istituzioni?

Negli Stati Uniti i risultati sono peggiori per gli afroamericani in tutte le istituzioni: perché nonostante le belle parole e i bei principi, queste istituzioni sono state fatte per mantenere questa ineguaglianza. È molto più probabile per esempio, che, a parità d’istruzione gli afroamericani non vengano assunti, o vengano pagati meno rispetto ai bianchi. Una donna afroamericana veda il suo dolore ignorato in ospedale, muoia durante il parto, le vengono rimossi i suoi figli, per tempi più lunghi e con meno risorse. È più probabile che un afroamericano sia incarcerato, per più a lungo, ingiustamente, o venga ucciso dalla polizia rispetto ad un bianco. La vita è peggiore anche per i bimbi: i bambini afroamericani hanno maggiore probabilità di morire durante il parto, o nella prima infanzia, di essere rimossi dai loro genitori, e di avere un avvelenamento da piombo. Lo stress di vita è continuo solo cercando di vivere una vita normale per gli afroamericani così come per i Nativi Americani e le altre persone di colore.

Episodi di violenza che negli ultimi mesi si sono verificati in America che vedono protagonisti persone di colore o di nazionalità sud americana possono trovare una loro origine in una insofferenza, un trauma, verso la supremazia bianca?

Il caso di Uvalde, dove è stato un latino Americano a perpetrare una strage di massa è abbastanza raro. Generalmente le stragi di massa sono il crimine degli uomini bianchi—e del loro disagio. Tra il 1982 e 2022, 70 delle 132 stragi più grandi era fatti da bianchi. Molti omicidi, come nel caso recente del Buffalo, sono razzisti dichiarati, in quel caso l’aggressore ha scelto un supermercato in una zona afroamericana apposta per ammazzare persone afroamericane. In questi casi, i mass media parlano spesso di persone affette da malattie mentali. Però si parla relativamente poco del fatto che c’è una malattia insita, secondo me, nella cultura degli uomini bianchi—che il loro valore come esseri umani è affermato nel prevaricare sugli altri. Più il mondo si diversifica, più diventano aggressivi—perché vedono il loro potere messo in discussione dalle donne, le persone trans, e le persone di colore, che chiedono i propri diritti di eguaglianza.

Secondo il tuo vissuto, c’è differenza in Italia?

Gli Stati Uniti hanno una storia unica per il ruolo che il genocidio dei Nativi Americani e la schiavitù hanno giocato su tutte le istituzioni che sono state fondate dagli europei—una minoranza che dominava sulla maggioranza—i nativi e gli africani schiavizzati. Quindi il ruolo di tutte le istituzioni negli USA è il dominio di pochi sulla maggioranza. Il 90% delle risorse statunitensi sono in mano al 10% della popolazione. Queste istituzioni le abbiamo create noi europei centrandoli sui nostri interessi: partendo da Cristoforo Colombo e le banche italiane che hanno gestito i fondi dei suoi investitori. Come europei, noi abbiamo esportato la nostra aggressione nelle Americhe. Se si guarda bene la storia—le frequenza delle guerre in Europa nel ‘500 diminuisce col colonialismo—abbiamo ridotto le guerre interne perché stavamo facendo guerra altrove. Questo è ancora vero oggi—e dopo che esportiamo guerra da cinque secoli in tutto il mondo—ci meravigliamo quando arriva alle nostre porte. In Italia le nostre istituzioni, come nel resto del mondo, hanno basi indigene alle quali, negli anni si sono susseguiti anche i bisogni dei potenti di guadagnare e sfruttare la maggioranza. Ma c’è un intento misto: salvaguardare la cultura di popolo e poi gli interessi dei potenti. Per questo, secondo me, alcune nostre istituzioni (come la sanità pubblica) hanno più tutele di quelle statunitensi. Ma più modifichiamo le nostre istituzioni sul modello americano, più favoreggiamo i potenti—e meno la cultura di popolo.

Nonostante le lotte per l’uguaglianza di cui è stata protagonista l’America, in che modo le istituzioni hanno resistito al cambiamento?

Negli Stati Uniti la lotta per la libertà e i diritti di eguaglianza esistono dal primo viaggio di Cristoforo Colombo. Al secondo viaggio in fatti, trovò le 90 persone che aveva lasciato indietro, tutti morti. Gli indigeni dissero che entrarono in conflitto tra loro—ma egli già sospettò che gli indigeni si fossero ribellati. La lotta per i diritti civili fattasi più forte dal 1948—la desegregazione dell’arma militare, e il 1968—che vietava discriminazione nel mercato immobiliare ha coinvolto una massa negli USA a cambiare i sistemi che rafforzavano l’ineguaglianza. Il più grande successo della lotta dei diritti civili è stata la fine della discriminazione sancita dalle leggi—in modo esplicito. Purtuttavia, le istituzioni hanno continuato e continuano a discriminare in modo implicito—attraverso meccanismi subdoli e nascosti. E visto che sono nascosti, le leggi emanate in quegli anni non possono impedire la discriminazione di fatto. È l’ora di un nuovo movimento per l’eguaglianza vera.

“È possibile estirpare questi semi della Supremazia bianca?

È sicuramente possibile. Uno dei miei obiettivi principali è squarciare il velo di maya sul fatto che i sistemi e le istituzioni non sono inevitabili—sono stati creati da gruppi di persone, da movimenti. E gruppi di persone possono cambiarli. Prima tocca ad ogni popolo prendersi le responsabilità delle azioni passate. Noi italiani, col ruolo giocato dalle nostre banche, il solco tracciato da Colombo nello schiavizzare gli indigeni, e l’occupazione dell’Africa abbiamo dei vecchi spettri da affrontare riguardo all’impatto sul mondo dei nostri pretesti di superiorità. Ma la superiorità è radicata nella paura; paura di non essere riconosciuto, capito, valorizzato. Per estirpare questi semi della paura nelle nostre istituzioni, è necessario imparare a vivere al di là della paura, prima nel nostro intimo, poi nei nostri gruppi, in comunità. Quando ritesseremo il tessuto delle nostre comunità col filo dell’amore e della ricchezza nella diversità, le istituzioni dovranno cambiare per forza—perché la nostra tolleranza e tendenza a ignorare l’ingiustizia sparirà. Non si tratta di fare queste cose per l’altro (il vecchio paternalismo/salvazionismo) ma per noi stessi. Quando agiamo dalla paura e dal pretesto di superiorità viene sminuita la nostra stessa umanità—e la vita perde un po’ di magia ogni giorno di più. La vita diventa una corsa continua per dimostrare il proprio valore. Recuperando la nostra umanità recuperiamo anche la gioia di vivere e la qualità delle nostre relazioni. E quando cambia la cultura—le istituzioni devono cambiare per forza.

L’articolo Usa e diritti, la sociologa Rita Fierro: “La disuguaglianza tra bianchi e neri è nelle istituzioni, ma la cultura può curare” proviene da Il Riformista.

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