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la lettera

26 agosto 2020 – 13:21

Il vice presidente di Italia Nostra: «È una questione di grande importanza»

di Mario Bencivenni*

Caro direttore,

la vicenda dello stadio Franchi, per il rilievo che ha assunto anche negli ultimi mesi, è questione di grande importante per la sopravvivenza di un monumento architettonico del ‘900, la cui perdita si aggiungerebbe a quelle consistenti avvenute nell’ultimo trentennio (l’ex Casa della Gil, i cinema Capitol e Apollo, l’ex Agenzia Fiat di viale Belfiore) o in corso di attuazione (ex Teatro Comunale, Cinema teatro Nazionale, Mercafir). Inoltre gli esiti verso cui sta spingendosi e i toni di arroganza e di irritualità istituzionale del sindaco di Firenze nei confronti della Soprintendenza, supportati prontamente da rappresentanti politici del Parlamento, chiamano in causa la questione più generale della tutela del patrimonio culturale del nostro Paese. Infine questa vicenda mette a nudo un errore gravissimo nelle scelte generali sulla città perseguite nell’ultimo ventennio: concepire progetti fuori scala rispetto alla realtà della città. La vicenda dello stadio Franchi è emblematica.

Solo dopo essersi battuto tenacemente, e con gli stessi esiti fallimentari di chi l’ha preceduto, nel tentativo di realizzare un nuovo stadio alla Mercafir, il sindaco è tornato, obtorto collo, all’idea del restyling del Franchi come soluzione di ripiego, legata alla possibilità di manometterlo pesantemente e di esautorare la Soprintendenza dal suo ruolo istituzionale. In soccorso ha mobilitato subito i suoi parlamentari prima con la sollecita presentazione di un disegno di legge ad personam (Di Giorgi) poi con gli emendamenti al Decreto Semplificazione (Biti, Renzi) a cui si sono aggiunti anche quelli della Lega. Ma non basta. In attesa dell’esito favorevole degli emendamenti (compreso quello della Lega) e dandone per scontata l’approvazione, il sindaco assieme alla distruzione del Franchi annuncia centri commerciali e grandi aree di parcheggio nonché una nuova tramvia per il Campo di Marte: operazioni a dir poco affrettate che, al di là della loro reale sostenibilità, rischiano di decretare la fine dell’equilibrio secolare di un quartiere che negli ultimi decenni ha già visto il crollo delle attività commerciali e artigianali e subito il pesante ridimensionamento, ormai vicino alla dismissione, delle sedi di prestigiosi enti pubblici come l’Istituto dei Ciechi e l’Agronomico d’Oltremare.

Oltre a queste conseguenze sul patrimonio fiorentino gli emendamenti relativi alla rimozione dei vincoli «diretti» di tutela su monumenti, se approvati, costituiranno un gravissimo precedente non solo per gli impianti sportivi monumentali, ma per tutto il patrimonio culturale: dopo gli stadi lo stesso criterio potrebbe essere adottato per altri edifici monumentali come scuole, manifatture, ponti. ecc. e perché non anche per quelli dei nostri centri storici. Preoccupazione questa avanzata chiaramente proprio dal Soprintendente Andrea Pessina in un’intervista pubblicata dal Corriere Fiorentino. Ricordo che nell’iter di conversione del Decreto Semplificazione in Senato che avverrà fra pochi giorni e con tempi esigui per le migliaia di emendamenti, sarebbe sano criterio democratico che le forze politiche ottenessero dai propri parlamentari il ritiro anche all’ultimo minuto degli emendamenti limitandoli ai pochi veramente necessari. Ebbene credo che il ritiro di questi emendamenti pro-distruzione degli impianti sportivi monumentali non solo sarebbe una scelta politica doverosa, ma anche la condizione necessaria perché sia credibile e realizzabile la proposta di aprire un tavolo per «una soluzione comune che superi gli schieramenti politici», riproposta anche su questo giornale da Antonio Montanaro nel suo commento alla vicenda. Come Italia Nostra lo auspichiamo da mesi e continueremo a batterci perché ciò possa avvenire.

26 agosto 2020 | 13:21

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