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il caso

2 luglio 2020 – 16:07

Il maestro del nido di Altopascio si è preso un anno di aspettativa per tornare all’università e si è sfogato su Facebook dopo il giudizio lapidario di un genitore. Tanti i messaggi di solidarietà

di Simone Dinelli



ALTOPASCIO (Lucca) – «L’ondata di affetto di queste ore mi sorprende, mi fa un caldo di cui avevo bisogno nonostante gli oltre 30 gradi di temperatura esterna e me la prendo volentieri: la vedo quasi come un risarcimento per gli atti di bullismo che ho dovuto subire quando ero un ragazzino e pagavo il fatto di essere stato etichettato come un effemminato. E dunque un diverso». Confessa di essere sommerso in queste ore da messaggi e telefonate di solidarietà da tutta Italia, Marco Dianda, l’educatore di un asilo nido d’infanzia, 33 anni, originario di Lucca che con un post sulla sua pagina Facebook ha svelato di essere rimasto vittima di un episodio di discriminazione sessuale da parte di un genitore della struttura dove lavora a Spianate, frazione del comune lucchese di Altopascio: «Marco – ha detto il genitore – è un bravo educatore, ma è gay. E i gay questo lavoro non possono e non devono farlo» Il giovane dallo scorso 30 giugno è in aspettativa dal nido, dove è assunto a tempo indeterminato: si è preso un anno di tempo per tornare a studiare all’università, lui che ha già una laurea triennale in scienze del servizio sociale, ma ci tiene a precisare che non si tratti di una decisione legata alle offese ricevute. «La scelta l’avevo già presa – racconta – ed è di natura lavorativa ed economica, mirata cioè ad aprirmi nuove opportunità professionali. Ma non nascondo di voler approfittare di quanto accadutomi e della mia conseguente esposizione mediatica per fare luce su una categoria, quella degli educatori nei nidi, da molti non apprezzata per quello che vale. Di solito noi finiamo sui giornali solo per fatti negativi di cronaca, ma dietro a pochissimi comportamenti da condannare ci sono le storie di mille professionisti che amano il proprio lavoro e ogni giorno operano in silenzio e con amore verso i bambini e i loro genitori. Compresi gli omosessuali come me, che qualcuno ancora oggi incredibilmente continua ad associare ai pedofili».

L’OFFESA – Marco racconta come sia venuto a conoscenza dell’offesa omofoba nei suoi confronti: «Due genitori si sono trovati per far giocare i loro figli: una pratica abbastanza comune, che noi stessi incoraggiamo per favorire la nascita di legami fra i bambini anche al di fuori del nido. In quella occasione hanno tracciato un bilancio dell’anno 2019/20 e una di queste due persone ha pronunciato la frase ormai nota a tutti. L’altro genitore a quel punto me lo ha raccontato, fino a che non è diventato un commento di pubblico dominio. Da allora la persona che mi ha offeso non si è più fatta viva da nessuna parte, compresa la chat di Whatsapp dei genitori del nido».

LA POLITICA – Nelle ultime ore fra i tanti messaggi di solidarietà pervenuti all’educatore lucchese c’è anche quello di Susanna Ceccardi, candidata governatrice della Toscana alla guida della coalizione di centrodestra: «Devo dire – commenta Marco Dianda – che le parole della Ceccardi mi hanno sorpreso, visto che il partito a cui appartiene, e cioè la Lega, sembra avere una linea diversa a livello nazionale riguardo al tema della omofobia. Ecco, diciamo che il comportamento della Lega su questo argomento mi appare un pochino bipolare».

IL FUTURO – «Per il futuro – chiude il giovane – vedremo cosa accadrà: mi sono preso un anno di aspettativa dal lavoro e tornerò a studiare all’università, cercando di capire se ci sia la possibilità di ampliare il raggio delle prospettive lavorative. Fra qualche mese tirerò le somme e deciderò cosa fare: potrei anche andare all’estero, sia pure a malincuore visto che amo la mia Lucca. Cosa farò se nelle prossime settimane mi inviteranno a qualche trasmissione televisiva per raccontare la mia storia? Beh, di sicuro dovrò sistemarmi i capelli (ride, ndr)».

2 luglio 2020 | 16:07

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