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Un altro Pasdaran morto (ma stavolta il Mossad forse non c’entra)

L’Unità 840, la stessa del colonnello Khodayari freddato probabilmente dall’intelligence israeliana, perde un altro esponente di primo piano: Ali Esmailzadeh. I media di Teheran parlano di caduta accidentale dal balcone ma rimane il mistero. Intanto, Gerusalemme potrebbe avere un’idea per il patto nucleare

Il colonnello Ali Esmailzadeh sarebbe il secondo alto ufficiale dell’Unità 840 della Forza Quds, l’élite dei Guardiani della rivoluzione islamica, a morire in circostanze da chiarire in meno di due settimane. Il 22 maggio scorso un altro colonnello dell’Unità 840, Sayad Khodayari, impegnato nelle attività dei Pasdaran all’estero (soprattutto in Siria), è stato freddato mentre tornava a casa nel cuore di Teheran. Un’operazione i cui contorni hanno alimentato i soliti sospetti, quelli che portano a Israele e al Mossad.

A dare per prima la notizia della morte di Esmailzadeh è stato il sito Iran International. Le fonti della testata iraniana di opposizione hanno riferito che l’uomo, un collega fidato di Khodayari, “è morto cadendo dal tetto della sua casa nella zona di Jahan Nama, a Karaj”, che si trova a circa 20 chilometri della capitale Teheran. Secondo Tasnim, notiziario affiliato ai Pasdaran, sarebbe invece caduto dal balcone, in maniera accidentale. Dopo la caduta “è stato portato all’ospedale Shahid Madani, dove i medici ne hanno dichiarato la morte”, ha scritto Iran International — che lavora da Londra e ha collegamenti con l’Arabia Saudita, rivale iraniano.

Ma la stessa testata ha aggiunto un particolare: “Sulla base di questo rapporto, gli ufficiali dei Guardiani della rivoluzione islamica hanno detto alla famiglia di Esmailzadeh che il motivo della sua morte era suicidio”. Gli ufficiali dei Pasdaran hanno inoltre riferito alla famiglia, continua il resoconto, “che Esmailzadeh si è tolto la vita a causa di problemi psicologici dopo la separazione dalla moglie e ha lasciato un biglietto sul suo gesto”. Ma la fonte del giornale sostengono che l’intelligence dei Pasdaran potrebbe aver deciso di inscenare il suicidio sospettando di Esmailzadeh dopo la morte di Khodayari.

Che il colonnello abbia o meno avuto un ruolo in quello che sembra essere stato un piano del Mossad, che si sia suicidato o meno, poco cambia relativamente al messaggio di avvertimento che i Pasdaran potrebbero aver voluto mandare a Israele quanto ai propri uomini. Allo stesso modo, l’intelligence israeliana potrebbe aver inscenato il suicidio anche con la consapevolezza che poteva essere visto come un regolamento di conti interno — e dunque seminare caos tra le linee del nemico.

Stando ad alcune ricostruzioni, l’Unità 840, di cui si sa molto poco, avrebbe il compito di preparare piani (e poi metterli in atto quando serve) contro figure israeliane attive al di fuori dello Stato ebraico. Di essa avrebbe fatto parte anche Mansour Rasouli, cinquantaduenne che ha recentemente confessato, filmato dal Mossad dopo il fermo, che stava organizzando attentati tra cui quelli di un diplomatico israeliano al consolato di Istanbul, un alto ufficiale militare statunitense di stanza in Germania e un giornalista ebreo in Francia poi identificato in Bernard-Henri Lévy.

Israele in questa fase è particolarmente attivo sul dossier iraniano, che ha valore esistenziale per lo Stato ebraico, dato che i Pasdaran sono anche finanziatori di una rete composita di milizie che hanno gli ebrei e Israele come target. Tra queste i gruppi armati palestinesi, sunniti, così come gli sciiti di Hezbollah in Libano e le varie milizie collegate nella regione. Anche per questo gli israeliani sono contrari alle possibilità negoziali offerte a Teheran sul proprio programma nucleare.

Secondo un retroscena svelato dal Jerusalem Post e parzialmente smentito dal governo di Gerusalemme, Eyal Hulata, consigliere per la sicurezza nazionale israeliano, durante gli incontri di questa settimana con il suo omologo statunitense Jake Sullivan a Washington, avrebbe presentato una proposta. Un accordo con l’Iran basato sul testo del Jcpoa del 2015, ma senza le “clausole di decadenza”, che sono quelle che eliminano gradualmente le restrizioni sul programma nucleare iraniano inizialmente congelato.

Lo scopo del viaggio di Hulata sarebbe stato quello di presentare l’idea e avviare una conversazione con gli americani in vista del viaggio di Biden a Gerusalemme alla fine del mese. Da lì il piano verrebbe allargato agli E3, ossia i tre Paesi europei che fanno parte del Jcpoa — Francia, Germania e Regno Unito. Il governo Bennett spera di sfruttare la visita dei Biden in Israele per convincerlo sulla necessità di mantenere la pressione sull’Iran e di stringere per un accordo più serrato.

Le operazioni all’interno dell’Iran — così come quelle in Siria e Iraq — sono per Israele un messaggio a rivali e avversari attraverso cui trasmettere capacità d’azione e creare deterrenza. Oltre che un metodo diretto di eliminazione progressiva della minaccia. Allo stesso tempo sono clausole speciali che gli americani lasciano informalmente in piedi — vista l’alleanza con Israele — mentre cercano di trovare una quadra sulla ricomposizione del Jcpoa.

(Foto: Sabereen News, Telegram)

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