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Tutte le armi inviate all'Ucraina da febbraio a oggi

L’Ucraina ha potuto sostenere l’impatto dell’invasione russa grazie a una serie di fattori tra cui spiccano la fornitura di dati di intelligence da parte di Stati Uniti e Regno Unito ma soprattutto il flusso di armamenti proveniente dalla Nato e da altri alleati dell’Occidente.

Abbiamo già avuto modo di stabilire che il sostegno militare dell’Alleanza a Kiev, dal 2014 – anno in cui la Russia si annette la Crimea dopo un’abile azione di Hybrid Warfare e destabilizza il Donbass con un’azione non altrettanto abile – al 2022, è stato rivolto più all’addestramento/riforma delle Forze Armate ucraine che alla fornitura di armamenti. La quantità di questi ultimi è però andata aumentando negli ultimi 4 anni, a fronte dell’acuirsi della crisi tra Ucraina e Russia, ma solo con l’inizio del conflitto il 24 febbraio scorso il sostegno si è fatto numericamente e qualitativamente importante.

Se Kiev, ad esempio, ha potuto non solo contrastare l’avanzata russa con relativa efficacia (il Cremlino ha dovuto più volte rimodulare i propri piani nel corso del conflitto), ma anche imbastire due controffensive che hanno permesso la riconquista di vaste porzioni di territorio invaso, è stato grazie a munizioni e sistemi d’arma come Mlrs (Multiple Launch Rocket System), missili di vario tipo (Atgm – Anti Tank Guided Missile), loitering munitions e Ucav (su tutti i turchi Bayraktar Tb2) forniti dai Paesi della Nato.

Munizioni che, come abbiamo visto, cominciano a scarseggiare tra gli alleati di Kiev, che si stanno chiedendo come poter fare a continuare a sostenere militarmente l’esercito ucraino senza intaccare le proprie vitali scorte.

Arrivati a questo punto del conflitto diventa quindi interessante dare uno sguardo alle tipologie di armamenti inviate a Kiev dalla Nato e da altri alleati, in particolare guardando ad alcuni riferimenti temporali che mostrano il crescente impegno dell’Alleanza a sostegno dell’Ucraina.

Cominciando dagli Mbt (Main Battle Tank), i primi 40 T-72 cominciano ad arrivare dalla Repubblica Ceca (attraverso un meccanismo di scambio in cui la Germania fa da intermediario) lo scorso aprile, e altri ne arrivano tra maggio e giugno. La Polonia a oggi è quella che ne ha inviati di più, con circa 230 di varie versioni, mentre figurano anche la Macedonia e la Slovacchia che però ha ceduto 28 M-55 (versione migliorata del T-55). In totale la stima dei carri armati spediti all’esercito ucraino è di circa 410, compresi i PT-91 polacchi (sviluppo locale del T-72).

Gli Ifv (Infantry Fighting Vehicle) sono, complessivamente, circa 210 provenienti da Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Grecia e Slovenia. Praticamente tutti sono Bmp-1 di progettazione russa eredità della Guerra Fredda o versioni locali dello stesso.

Gli Apc (Armoured Personnel Carrier) sono circa un migliaio provenienti da Olanda, Lituania, Regno Unito, Australia, Danimarca, Usa, Portogallo, Francia, Finlandia, Spagna e Canada. Si tratta di mezzi di diverso tipo ma gli M-113 (in varie versioni), sono la stragrande maggioranza.

I veicoli Mrap (Mine Resistant Ambush Protected) sono più di 800 provenienti da Spagna, Australia, Estonia, Regno Unito, Usa, Turchia e Germania. 440 di essi sono gli statunitensi M1224 mentre 90 sono i Bushmaster australiani e 200 i BMC Kirpi turchi.

I veicoli leggeri per la fanteria (tipo jeep) sono più di 1200 provenienti da Usa, Regno Unito, Portogallo, Canada, Polonia, Italia, Norvegia, Olanda e Francia. La stragrande maggioranza (un migliaio di esemplari) sono Humvee statunitensi che hanno cominciato ad arrivare ad aprile, mentre il nostro Paese ha fornito i Vtlm “Lince” a giugno.

I pezzi di artiglieria trainati (di vario calibro, dai 105 ai 155 millimetri), provengono da Usa, Australia, Canada, Estonia, Repubblica Ceca, Croazia, Italia, Lituania, Regno Unito e Lituania. Qui la parte del leone la fa l’obice M777 di fabbricazione statunitense (da aprile in avanti) ma fornito anche da Canada e Australia. Italie ed Estonia a maggio hanno inviato gli obici FH-70.

Per quanto riguarda l’artiglieria semovente, dei 200 veicoli ad oggi forniti (altri 180 dovrebbero arrivare prossimamente), spiccano i Pzh 2000 forniti dalla Germania e dall’Olanda, che si uniscono a Repubblica Ceca, Polonia, Francia, Norvegia, Slovenia, Lettonia, Lituania e Italia con altri mezzi (tra cui i vecchi M-109 da 155 millimetri).

Passando ai Mlrs, gli Stati Uniti hanno fornito, a oggi 38 Himars a partire da giugno, Germania e Regno Unito 11 M-270 (5+6) tra luglio e agosto, la Repubblica Ceca un numero imprecisato di BM-21 “Grad” e di RM-70 a partire da aprile, la Polonia più di 20 “Grad” mentre non è noto il numero dei TLRG-230 turchi arrivati durante l’estate.

Per quanto riguarda i sistemi d’artiglieria antiaerea la Germania ha inviato 30 “Gepard” semoventi da luglio in avanti che si affiancano a 23 ITK 61 finlandesi.

I missili antiaerei così tanto voluti da Kiev hanno visto due consegne in due momenti molto lontani tra loro nel tempo: tra marzo e aprile sono stati inviati 6 Strela-10 e una batteria di S-300 rispettivamente da Repubblica Ceca e Slovacchia, mentre il Regno Unito ha fornito 6 Stormer ad aprile. La seconda “ondata” è giunta in Ucraina tra ottobre e novembre rappresentata da Iris-T tedeschi (4), Nasams statunitensi (8), un Aspide 2000 spagnolo e un Crotale francese che presto saranno affiancati da una o due batterie di Hawk provenienti dalla Spagna.

Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti e Olanda, tra giugno e luglio, hanno inviato missili antinave “Harpoon”, ma si sospetta che almeno una batteria di provenienza inglese fosse già presente ad aprile.

La Polonia ha fornito un centinaio di missili aria-aria di fabbricazione russa R-73 per i caccia ucraini (MiG-29 e Su-27) mentre gli Stati Uniti hanno inviato i missili antiradiazioni Agm-88 Harm tra luglio e agosto. La Turchia, oltre a fornire i ben noti Ucav Bayraktar Tb2 ha fornito il relativo munizionamento di precisione da marzo sino a oggi.

Per quanto riguarda i missili sup-sup, i britannici Brimstone sono arrivati a maggio, mentre Hellfire svedesi sarebbero giunti prima di ottobre.

L’argomento più spinoso per quanto riguarda le forniture di armi all’Ucraina sembra essersi risolto con un accordo avvenuto ad aprile, quando 14 caccia Su-25 “Frogfoot” bulgari sono stati acquistati dalla Nato e trasferiti in Ucraina, a cui ne sono seguiti altri 4 dalla Macedonia ad agosto.

Numerosi anche gli elicotteri: 21 Mil Mi-17 (originariamente destinati all’Afghanistan) sono stati inviati dagli Stati Uniti da aprile in avanti, a cui si sono aggiunti quattro slovacchi, due estoni, 2 o 4 Mi-24 cechi, sei Ka-32 portoghesi e, notizia recente, tre Sea King britannici che dovrebbero essere consegnati entro fine novembre/dicembre. Il totale dei Bayraktar turchi consegnati tra marzo e settembre dovrebbe essere di 20, che si aggiungono a quelli già in possesso delle forze armate ucraine.

Le loitering munitions, invece, sono più di 2mila rappresentate per la maggior parte dagli Switchblade statunitensi (versione 300 e 600).

Mercoledì 23 novembre, la Casa Bianca ha autorizzato un nuovo pacchetto di aiuti militari del valore di 400 milioni di dollari composto da munizioni aggiuntive per i sistemi missilistici Nasams, 150 mitragliatrici pesanti con mirini termici per contrastare gli Unmanned Aerial Systems (Uas), munizioni aggiuntive per sistemi missilistici di artiglieria Himars, 200 colpi di artiglieria da 155 millimetri a guida di precisione, 10mila colpi di mortaio da 120 millimetri, un numero imprecisato di missili Harm, 150 veicoli Humvee, oltre 100 veicoli tattici leggeri insieme a munizioni per armi leggere, generatori e pezzi di ricambio per obici da 105 millimetri.

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