Salute

Tumori, un nuovo sistema protesico migliora la vita delle donne che perdono i capelli

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Un innovativo sistema protesico, al posto della tradizionale parrucca, interamente realizzato in Italia può migliorare il benessere psicologico e la qualità di vita delle donne con alopecia dovuta a chemioterapia per un tumore al seno. Dopo lo choc iniziale quando si scopre la malattia, con tutta la paura e l’angoscia per il futuro che ne conseguono, la perdita dei capelli è per molte donne lo scoglio maggiore a superare. Molti degli effetti collaterali della chemioterapia, che resta un’arma importante e insostituibile per sconfiggere il cancro, possono oggi essere alleviati: esistono rimedi contro nausea, diarrea, stitichezza, vomito e qualcosa può essere fatto contro quel senso di spossatezza cronica, la fatigue, che affliggono moltissimi pazienti. Dover affrontare la caduta della capigliatura continua però ad avere, specie nel sesso femminile, un impatto pesantissimo a livello psicologico. C’è anche su questo fronte qualcosa che si può fare, dalle ben note parrucche fino ai vari modelli di foulard e turbanti al casco refrigerante per il cuoio capelluto. Ora è disponibile una strategia in più: un dispositivo medico tutto italiano, sviluppato da CRLab, fatto a mano, traspirante, che ha dimostrato di migliorare la quotidianità e la vita sociale delle pazienti in uno studio realizzato da Salute Donna Onlus e dagli esperti dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano.

Il 65% dei malati di cancro perde i capelli

Diversi studi hanno dimostrato che l’alopecia è tra i più temuti effetti collaterali delle terapie (il 47% delle donne con un tumore la considera come l’aspetto più traumatico della chemioterapia), tanto che per questo motivo un 10% dei pazienti valuta persino l’opzione di rifiutare il trattamento anticancro. Ne soffre, secondo le stime, il 65% dei pazienti oncologici. L’incidenza e la severità della perdita di capelli sono variabili e legate al particolare agente chemioterapico usato e al protocollo di trattamento: colpisce più dell’80% dei malati ai quali vengono somministrati agenti antimicrotubuli (come paclitaxel); tra il 60 e il 100% di chi fa inibitori della topo isomerasi (come doxorubicina); oltre il 60% per gli alchilanti (quali ciclofosfamide); tra il 10 e il 50% dei trattati con antimetaboliti (per esempio 5-fluorouracile più leucovorin). La combinazione terapeutica di due o più agenti, di solito produce un effetto più severo, ma la perdita è in genere reversibile, con una ricrescita dopo circa 3-6 mesi, ma in alcuni casi è purtroppo permanente. In alcuni pazienti, i capelli ricresciuti mostrano cambiamenti di colore o di struttura: potrebbero essere più curati di prima o grigi (fino a quando i melanociti follicolari iniziano nuovamente a funzionare), ma la differenza è il più delle volte temporanea.

Donne che avevano già provato la parrucca

Poiché l’alopecia indotta da chemioterapia non può essere prevenuta, il modo migliore per convivere con il problema è quello di pianificare da subito come affrontare il cambio di aspetto. È in questo contesto che s’inserisce lo studio realizzato da Salute Donna Onlus in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, condotto per valutare l’impatto psicologico del sistema protesico CNC, 100% italiano, sviluppato da CRLab, in pazienti con recidiva di carcinoma della mammella e alopecia recidivante indotta da chemioterapia. «Salute Donna è da sempre impegnata ad affiancare le donne con tumore e a cercare le migliori soluzioni possibili per migliorare la loro qualità di vita — dice Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna Onlus —. Avevamo sentito parlare da diverse pazienti di un nuovo tipo di ausilio per la perdita dei capelli e la CRLab ci ha invitati nei laboratori di Bologna dove abbiamo potuto seguire il complicato processo manifatturiero che porta alla produzione del sistema protesico CNC e abbiamo subito capito che si trattava di una vera innovazione: abbiamo parlato con l’Istituto Nazionale Tumori perché ci è sembrato importante fare uno studio strutturato su donne con tumore della mammella recidivante e con una seconda alopecia da chemioterapia, quindi donne che avevano già provato la parrucca. I risultati sono davvero molto buoni. Questo sistema potrebbe aiutare le donne ma anche gli uomini e i più giovani affetti da tumore. Il passo successivo sarà quello di parlare con i decisori regionali per consentire un accesso equo a questo sistema». 

Il sistema protesico CNC è un dispositivo medico

Per lo studio pilota, da ottobre 2017 a luglio 2019, all’interno dell’Oncologia Medica 1 della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), sono state arruolate 21 pazienti con una recidiva di carcinoma della mammella e alopecia da chemioterapia, che avevano usato una parrucca in precedenza. Tre gli obiettivi principali: valutazione dell’immagine corporea, del benessere psicologico e del livello di soddisfazione per l’utilizzo del sistema protesico CNC. «Il sistema protesico CNC è un dispositivo medico, una protesi del capillizio altamente personalizzata realizzata in Italia che utilizza capelli umani, vergini, non trattati, inseriti uno alla volta in una sottile membrana polimerica biocompatibile coperta da brevetto — spiega Stefano Ospitali, amministratore delegato di CRLab —. Il processo produttivo, interamente realizzato a mano, comprende 39 fasi e l’intero processo è certificato secondo lo standard ISO 9001:2008. Sono state proprio alcune pazienti dopo aver utilizzato il nostro sistema protesico a chiederci di fare di più per le altre donne che affrontano un percorso oncologico. Da qui è nata l’idea di fare una ricerca strutturata anche in un’ottica di responsabilità sociale dell’azienda. Adesso il lavoro che ci attende è quello di rendere questo dispositivo disponibile a un numero sempre maggiore di persone. Il sistema protesico CNC è unico per le sue caratteristiche: traspirante, resistente, performante e dotato di proprietà antibatteriche, antimicotiche e ipoallergenico. Lo studio ha dato risultati molto incoraggianti, vale la pena rendere fruibile e più equa possibile questa soluzione».

Lo studio e i risultati

Dall’indagine emerge infatti un elevato grado di soddisfazione sia per le peculiarità del dispositivo, che guadagna 10 punti rispetto alla parrucca tradizionale sia per l’assistenza dei professionisti di CRLab. I punti di forza individuati dalle pazienti vertono soprattutto sulle caratteristiche del dispositivo stesso: non si vede, non si muove, buona qualità del capello e una gestione non eccessivamente impegnativa del dispositivo. Il fatto che il dispositivo protesico non venga riconosciuto come tale dalle altre persone assume un’importanza rilevante perché consente alle pazienti di vivere una vita nella «normalità», senza dover per forza parlare della malattia. Le criticità emerse riguardano sostanzialmente tre aree che sono relative: al dispositivo (traspirazione, tenuta di notte, aderenza, tipologia di capello), all’assistenza (qualità del taglio, posizionamento del dispositivo, tempi di attesa e per recarsi al centro), al sentirsi a proprio agio (sentirsi legittimati a recarsi da un altro parrucchiere, utilizzo del dispositivo nell’acqua). «All’Istituto Nazionale dei Tumori l’attenzione alla persona non è mai mancata, da noi “paziente al centro” non è un modo di dire, ma una realtà da sempre — commenta Marco Votta, presidente INT —. La nostra è una storia di successi in un mix equilibrato di scienza e di tecnica, ma anche di umanizzazione delle cure, come hanno insegnato i giganti dell’oncologia che hanno lavorato in Istituto, come Gianni Buonadonna e Umberto Veronesi, i primi a sostenere l’importanza di curare la persona ancora prima della malattia. La scelta di partecipare a questo studio dunque va interpretata in quest’ottica: il cancro impone grandi cambiamenti nella propria vita, scelte, fatiche, un continuo faccia a faccia con la malattia. In tutto ciò, è inevitabile perdere di vista se stessi, il proprio aspetto, a discapito dell’autostima, degli equilibri psicologici. Per questo, in Istituto da anni organizziamo sedute di trucco, lo scorso anno c’è stata anche una sfilata di moda coi turbanti, e oggi aderiamo a un progetto pilota che riguarda dispositivi protesici in caso di alopecia. L’obiettivo è di aiutare le nostre pazienti a ritrovare la voglia di essere donne, acquisire sicurezza e determinazione nella vita quotidiana e sul lavoro».

Il benessere psicologico passa anche dall’estetica

«La perdita dei capelli è il problema più importante dal punto di vista psicologico, abbiamo voluto capire come aiutare le donne a fronteggiare questa criticità — sottolinea Claudia Borreani, responsabile della Psicologia Clinica all’Istituto Tumori —. La scelta di fare uno studio e di coinvolgere le pazienti che già avevano sperimentato una chemioterapia in passato, quindi che avevano utilizzato una parrucca, ci dava modo di poter confrontare le due esperienze: parrucca tradizionale verso il nuovo sistema protesico offerto gratuitamente. L’obiettivo è stato quello di valutare i due sistemi e ci siamo naturalmente focalizzati sull’impatto nell’aspetto estetico e nella quotidianità con risultati molto buoni». «Il dispositivo protesico prodotto da CRLab permette di mantenere un senso di continuità con la propria immagine corporea e nonostante l’alopecia indotta da chemioterapia le pazienti non sono costrette a confrontarsi ogni giorno con la malattia — conclude Alessandra Petruzzi, psicologa e psicoterapeuta di Salute Donna Onlus —. Preservare la propria integrità fisica con l’ausilio di un dispositivo così all’avanguardia dà modo alle pazienti di non provare imbarazzo in diverse occasioni e di non limitare o evitare le occasioni di vita sociale. La perdita dei capelli rappresenta forse lo stigma sociale più riconoscibile del tumore e il sistema protesico permette alle donne di mascherare la condizione che sperimentano e che è già causa di tanto disagio e sofferenza. Questo è un aiuto concreto che allevia il carico indotto dalla malattia oncologica».

10 luglio 2020 (modifica il 10 luglio 2020 | 15:30)

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