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Le ultime battaglie legali sono fallite. E Trump potrebbe annunciare entro fine anno una sua candidatura per Usa 2024: avrebbe confidato ad alcuni consiglieri di volere restare una “forza onnipresente” in politica e nei media. 

Un giudice federale della Pennsylvania ha respinto l’azione legale della campagna di Donald Trump per sospendere la certificazione del voto nello Stato. Ma la campagna del magnate preannuncia l’intenzione di fare appello: una tappa sul percorso che potrebbe condurre alla Corte suprema, prima dello Stato, poi dell’Unione.

Per Trump è l’ennesima sconfitta in sede giudiziaria, senza nessun successo, da quando Joe Biden ha vinto le elezioni con circa 6 milioni di voti popolari più di lui.

Eppure il magnate s’interroga su Twitter: “Perché Biden sta rapidamente formando” il suo team?, “quando i miei investigatori hanno trovato centinaia di migliaia di voti illegali” che basterebbero a rovesciare “il risultato in almeno quattro Stati” e, quindi, l’esito delle elezioni. Trump auspica che “legislatori e giudici abbiano il coraggio di fare quel che va fatto per garantire l’integrità del voto e dell’America. Il mondo sta guardando”.

Il Washington Post scrive che il magnate potrebbe annunciare entro fine anno una sua candidatura per Usa 2024: avrebbe confidato ad alcuni consiglieri di volere restare una “forza onnipresente” in politica e nei media.

Trump, che venerdì aveva partecipati al Vertice dell’Apec virtuale, ha seguito, sia pure a modo suo, tra ieri e oggi, il G20 virtuale organizzato dall’Arabia Saudita, portandovi la sua battaglia elettorale: ai leader dei Paesi del G20, avrebbe detto di volere lavorare con loro “per lungo tempo”, intravedendo un “decennio straordinario”. In un documento audio ottenuto dall’Observer e riportato dal Guardian, il presidente dice: “È stato un grande onore lavorare con voi e sono impaziente di continuare a farlo per un lungo periodo”.

Poco dopo la fine dell’intervento introduttivo di nove minuti del re saudita Salman, Trump twittava “Mostreremo brogli ampi e senza precedenti”, riferendosi alle elezioni. E un video diffuso proprio dalla presidenza saudita mostra il magnate con la testa bassa che guarda qualcosa sul suo desk.

Nel suo discorso, secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca, Trump ha detto che gli Stati Uniti hanno dispiegato “ogni risorsa a loro disposizione per rispondere” alla pandemia da coronavirus e “hanno portato avanti azioni aggressive per proteggere i più deboli e per sviluppare vaccini e terapie a velocità record”. Dopo di che, il presidente è andato a giocare a golf, lasciando i lavori.

L’epidemia ha di nuovo colpito la famiglia Trump, con il figlio maggiore Donald jr positivo: “Sta bene. Grazie!”, twitta rassicurante papà Donald, mentre Jr fa sapere di trascorrere la quarantena pulendo le sue armi. In un video su Instagram, afferma: “Non ho sintomi, nulla”; e chiede consigli su libri da leggere e film da vedere perché “posso pulire solo un certo numero di pistole e fucili prima di annoiarmi”.

Nel silenzio della leadership repubblicana sugli sforzi di Donald Trump per sovvertire il risultato delle elezioni si sollevano alcune voci di opposizione. A guidare il piccolo gruppo è Liz Cheney, la deputata figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney.

“Se il presidente e la sua squadra legale hanno prove di brogli elettorali sono obbligati a presentarle immediatamente in tribunale e agli americani”, dice Cheney, la presidente della House Republican Conference. “Se il presidente non è in grado di provare e dimostrare le sue accuse di brogli allora è obbligato a rispettare il suo giuramento di preservare, proteggere e difendere la Costituzione e rispettare il processo elettorale”, aggiunge Cheney di fatto alimentando dubbi sulle accuse di Trump.

Alcuni repubblicani della Camera la seguono. Denver Riggleman osserva come gli insuccessi della campagna di Trump in tribunale mostrano che il presidente non ha prove legittime per dimostrare le sue accuse. Fred Upton ritiene che nessun giudice si esprimerà contro la certificazione dei voti: “nessuna ha visto una prova” sulle accuse.

Un gruppo di elettori del Michigan fa causa a Donald Trump e alla sua campagna elettorale, accusandoli di aver violato i diritti di voto degli afroamericani con le azioni legali avviate sulle elezioni. Nella causa la campagna di Trump è accusata di aver fatto pressione sui funzionari responsabili del voto per non certificare l’esito delle elezioni. Nel mirino c’è la contea di Wayne, dove di trova Detroit che ha una popolazione a maggioranza afroamericana. “Le tattiche usate” dalla campagna di Trump “ripetono i peggiori abusi della nostra storia con i quali agli afroamericani è stata negata una voce nella democrazia per due secoli”, si legge nell’azione legale.

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