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Tour de France: se il tifoso ridà la bici a Pinot la bolla anti Covid è un azzardo

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Tour de France: se il tifoso ridà la bici a Pinot la bolla anti Covid è un azzardo
Thibault Pinot si rialza dopo la caduta sulla Promenade des Anglais: il pubblico è vicinissimo (Epa)

Allo scivolone numero 11 (o 12, le fonti non concordano), 2.800 metri prima dell’arrivo umidiccio della Promenade des Anglais, è già chiaro a tutti che la bolla di protezione dei 176 eroi del Tour de France è sforacchiata come un piattello da tiro. Stretto attorno a Thibaut Pinot, eroe transalpino che si rialza con un livido per capello, si forma un capannello di spettatori senza mascherina pronti a porgergli la bici o scattargli una foto. Il traguardo blindato di Nizza — tra le città più contagiate di Francia — è un colabrodo, il distanziamento sociale una barzelletta. Al maturo (33 anni) Alexander Kristoff, quasi incredulo per aver vinto dopo un lungo digiuno («No, proprio non me l’aspettavo. I miei figli saranno contentissimi»), la maglia gialla viene fatta indossare nel retro palco in modalità virucida, ma il pubblico — tenuto a distanza dalla partenza, dove i corridori sono mascherati come Darth Vader — dilaga quando gli atleti sono a corto di ossigeno e quindi più vulnerabili. Proteggere la corsa è un’utopia: che la carovana arrivi a Parigi incontaminata (sabato il governo ha ribadito che i team con più di due contagiati, staff incluso, vanno subito a casa) appare più azzardo che scommessa.

Quella della Costa Azzurra doveva essere una passerella-contentino per gli sprinter. In un Tour dal percorso spacca gambe, la prima maglia gialla era in palio in volata e non con la solita crono. Ma tre salitelle (e relative discese) e un asfalto saponetta hanno provocato sconquassi di cui solo domenica (a radiografie completate) sapremo le reali conseguenze. Compulsando i bollettini medici e quelli sociali, a terra sono finiti in 97. A Miguel Angel Lopez — rimbalzato contro un cartello stradale — è andata di lusso.

It’s slick out there in Nice for the first stage of the Tour de France. Miguel Angel Lopez fortunate to stand up quickly after this crash. pic.twitter.com/U46pGcQBhi

— Nick Zaccardi (@nzaccardi) August 29, 2020

Meno bene per George Bennett, gregario chiave di Roglic o Pavel Sivakov, pedina fondamentale di Bernal, che ha perso un quarto d’ora. E naturalmente per Pinot, da anni inseguito dalla sua nuvoletta di Fantozzi. A terra anche Viviani, Nizzolo, Ewan, Aru, un professionista dei ruzzoloni come Pozzovivo, Quintana e Lopez. Sull’ultima discesa, disperati, i corridori si sono inventati una neutralizzazione che gli Astana hanno provato a violare, beccandosi contumelie di ogni genere — che ha portato una media cicloturistica. Lungo un rettilineo finale da duri, ha dominato gente abituata a pattinare sull’asfalto: un norvegese ha infilzato un danese (l’iridato Pedersen), un olandese (Bol), l’irlandese Bennet e lo slovacco Sagan, ancora controfigura di se stesso. Viviani e Nizzolo si sono divisi sesto e settimo posto, scossi per i ruzzoloni e mai nel vivo dello sprint.

Di rivincite tra ruote veloci se ne parlerà la settimana prossima perché questo Tour (disegnato per evitare i tapponi-pisolino dei tempi che furono) parte con salite a ripetizione. Domenica tra Nizza e Nizza (186 chilometri) bisogna scavalcare la Colmiane e il Turini (entrambi oltre i 1.500 metri) e altri due colletti arcigni nel finale. Velocisti a parte, tra i big chi ha ossa che scricchiolano o forma precaria potrebbe già dover dire addio ad ogni sogno di gloria.

29 agosto 2020 (modifica il 29 agosto 2020 | 21:45)

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