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Tour de France, il fascino misterioso da inizio Novecento della Grande Boucle nell’era Covid

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Tour de France, il fascino misterioso da inizio Novecento della Grande Boucle nell'era Covid
Egan Bernal, l’ultimo vincitore del Tour. Ha conquistato la maglia gialla a 22 anni (Afp)

Eccolo qui, finalmente, il Tour de France. Parte in ritardo, mentre scivola via l’estate, che il Tour ha sempre trovato al suo apice regalandoci smisurati pomeriggi misti di sonno ed esaltazione sui divani afosi di luglio. Di gran lunga la corsa più sognata e bramata dell’anno, stavolta lo sarà ancor di più, in questa stagione ciclistica che invece di stendersi su nove mesi abbondanti si vede strizzata in una novantina di giorni feroci.

Gare a tutto spiano, che si susseguono e anzi si accavallano in un vortice di pedalate che stordisce pubblico e atleti. Loro hanno una voglia tremenda di correre, e un bisogno bruciante di vincere. Per il brivido sulla pelle che ti dà alzare le braccia sul traguardo, sì, ma più prosaicamente perché se non vincono oggi, non ci saranno troppi domani all’orizzonte.

E allora le tappe di questo Tour prendono un peso specifico impressionante, che renderà ancor più forsennato il ritmo, indiavolando le fughe dei fuggitivi, gli inseguimenti degli inseguitori, la lotta spietata dei pretendenti a una maglia gialla che sarà tutta d’oro. Nessun regalo, nessuna pietà, il minimo consentito del fair play. Perché davanti c’è la vittoria, rara e preziosa, che chiama i corridori e ne scatena l’impeto. E lo stesso fa col favoloso pubblico del ciclismo, in disperata astinenza e pronto a divorare ore e ore di dirette su e giù per i monti e lungo i piattoni che attraversano i paesi della leggenda.

In strada non potranno esserci le folle variopinte che ognuno associa alle grandi tappe alpine e pirenaiche, come non ci saranno le feste in partenza e all’arrivo, i fuochi d’artificio, i canti e le majorette. Ma non importa. Cioè, sì, ma facciamo finta di no. Perché la festa vera è che si parta, che si corra questa edizione strana e tutta da scoprire, come le tappe dei primi Tour a inizio Novecento, quando si gareggiava anche di notte e nel buio delle strade sterrate poteva succedere di tutto, forature, crisi di fame, agguati, coltellate. Quest’anno sarà un mistero diverso, ma non meno imprevedibile. E noi siamo pronti a farci prendere dalle meraviglie che sempre la strada ci riserva. Lei già ci aspetta, e sorride con le sue labbra dolci e severe che sono i tornanti, le scalate e le discese, tutte le vie che disegnano il Tour.

Tremila e cinquecento chilometri, dove ogni centimetro può decidere il tuo destino. Saremo lì, senza respiro e col cuore che batte al ritmo furioso dei pedali: se al mondo c’è qualcosa di meglio io non lo so, e nemmeno mi interessa.

27 agosto 2020 (modifica il 27 agosto 2020 | 22:46)

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