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A 24 ore dal via, il Tour de France vira dal giallo al rosso fuoco. «Zona rossa ad alta vulnerabilità» è da ieri tutta la regione delle Alpi Marittime, dove le positività al Covid sono quadruplicate in un mese. A Nizza, dove la Grande Boucle resta tre giorni e si circola solo con la mascherina, le autorità invitano la popolazione a stare a casa: se non è il lockdown, poco ci manca. E la «Bolla Zero» del Tour, sulla carta la più impenetrabile, quella che dovrebbe proteggere i corridori, è scoppiata giovedì sera durante la mesta cerimonia di presentazione in Place Masséna. Quattro membri del team Lotto Soudal (massaggiatori e meccanici) sono stati rispediti in Belgio.

Traslato da luglio a fine estate dai potenti organizzatori di Aso che hanno forzato la federazione mondiale fregandosene di diritti e richieste delle altre corse, il Tour paga pegno scattando nel momento peggiore nel luogo più vulnerabile della Francia. Quella che parte domani e non si sa quanto potrà andare avanti sarà l’edizione più blindata della storia: pochi tifosi, salite sbarrate, camper in garage, ettolitri di amuchina sparsi ovunque.

A Nizza barriere opache lungo la strada impediranno la visione del passaggio e la sosta degli spettatori. Il prefetto regionale delle Alpi Marittime, Bernard Gonzales, è chiaro e crudo: «La gente stia a casa e si guardi la corsa in tv». Le squadre, loro, sono terrorizzate: sulla carta, con due contagi rilevati tra i 30 membri, l’intero team (fosse anche quello della maglia gialla) torna subito a casa. L’alto numero di falsi positivi suggerirebbe prudenza e decisioni mirate, ma l’emergenza può giocare brutti scherzi.

Difficile parlare di pronostici in un contesto del genere, anche perché sono sempre aspetti medico-sanitari a condizionare il fronte agonistico. Quant’è fuori asse il bacino di Roglic? Quanto sono infiammati i lombi di Bernal o scricchiola il ginocchio di Quintana, che come lo sloveno hanno abbandonato il Giro del Delfinato? Quanto sono corti il fiato di Dumoulin e pesanti le paturnie immuno-depressive di Pinot? Saperlo. Dopo mesi sui rulli, costretti a gareggiare come forsennati per trovare la famosa «gamba», buona parte dei favoriti denuncia forma precaria. In Costa Azzurra non ci sono Froome & Thomas che hanno dominato 5 delle ultime 6 edizioni: il primo — dopo l’incidente del 2019 — non può reggere tre settimane di fatica. Il secondo non è stato giudicato abile nemmeno a fare il gregario dalla Ineos.

Il pronostico è spezzato in due. Ineos ha rimpiazzato i due capitani con Richard Carapaz che dividerà i gradi con Egan Bernal. Contro di loro — ancora più quotata — una Jumbo-Visma stellare: due capitani (Roglic e Dumoulin), un gregario extralusso come Van Aert, Gesink e Bennett in salita, Tony Martin in cabina di regia. Eventuali terzi incomodi non godono di grandi favori. I francesi, che non vincono da 35 anni, puntano ancora su Pinot e sui lampi di Alaphilippe, i colombiani su Lopez e Quintana. Ai 16 azzurri basterebbe qualche successo parziale, magari quello di domani che assegna in volata la prima maglia gialla. Giacomo Nizzolo di maglie ne ha conquistate due in tre giorni: sovrapporre a quelle di campione italiano ed europeo il simbolo del primato del Tour è un gran bel sogno.

27 agosto 2020 (modifica il 27 agosto 2020 | 22:43)

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