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“The Great Wall”: Matt Damon prima e dopo il flop del film-evento

Oggi in prima serata su Italia 1 arriva un film che ha fatto più volte la storia: “The Great Wall”. Primo film sino-americano e primo film del noto regista Zhang Yimou (“Lanterne Rosse” e “La foresta dei pugnali volanti”) ad essere girato completamente in lingua inglese. “The Great Wall” è anche il primo film cinese con attore protagonista americano, Matt Damon.

Con un budget stratosferico che supera i 135 milioni di dollari, Yimou fa un’operazione colossale e cerca di abbracciare più generi e di intercettare il pubblico occidentale tanto quanto quello cinese, non sempre con grande successo.  

Trailer de “The Great Wall” (2016)

“Come l’esperanto”: il flop de “The Great Wall”

L’impresa di questa co-produzione arriva nelle sale cinesi a dicembre 2016 e raggiunge il mercato americano nel febbraio successivo. L’accoglienza da parte del pubblico disattende enormemente le aspettative. Si comincia presto a parlare di flop e l’Hollywood Reporter prevede perdite oltre i 75 milioni.

La stessa rivista riporta la dichiarazione di uno dei dirigenti legati al progetto: “Questo è stato il primo film del suo genere. Si prova ad attrarre chiunque e non si è abbastanza convincenti da attrare nessuno. Sembra quasi l’esperanto.”

Matt Damon: le dichiarazioni prima e dopo l’accoglienza di pubblico e critica

Durante la promozione del film, in una conferenza stampa dopo un panel al New York Comic-Con, Damon ha dichiarato che “L’offerta mi è stata fatto all’improvviso. Ho inseguito Zhang Yimou per vent’anni. Io e Pascal (Pedro Pascal, attore co-protagonista, NdR) siamo fanboys. Al mio primo incontro con lui, mi ha mostrato delle storyboards.”

E continua: “Sapevo che non assomigliava a nulla mai fatto finora e che era più grande di quanto mi sarei mai immaginato. Era la Grande Muraglia se fosse stata progettata da Leonardo Da Vinci. È stata la produzione più grande in cui mi sia mai trovato”.

Parlando della qualità del lavoro dietro il film raccontava invece: “La quantità di lavoro che c’è dietro è sorprendente. Mezzo miglio di green screen e una lunghissima preparazione. È oltre rispetto a tutto quello che ho visto finora. Insomma, in “Bourne” lo facevamo e basta. Queste persone si preparano”.

Di recente, lo scorso luglio, mentre era ospite al podcast di Marc MaronWtf”, l’attore ha invece ammesso che: “Nella mente sentivo una voce che diceva ‘Questo è esattamente il modo in cui accadono i disastri”.

L’attore ha ammesso che la pellicola “non [era] coerente. Non funziona[va] come film. Sono arrivato a ripensare al ruolo di attore professionista, mi sono detto ‘OK, ho altri quattro mesi. È l’assedio dell’alba a Hamburger Hill. Sicuramente morirò qui, ma combatterò fino alla fine. È la peggior sensazione che si possa provare a livello creativo, spero di non provarla mai più”.

Debora Troiani

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