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Terremoto, il commissario Legnini: «Così ho semplificato le norme per ricostruire»

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In un’Amatrice ancora rasa al suolo, alla vigilia del quarto anniversario del terremoto 2016, il commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini arriverà a piedi, con passo lento, come ha già fatto in vari tratti di queste terre mutate dal sisma. Ma rivendicando la rivoluzione della velocità: mai più pratiche lumaca, ma tempi certi, procedure semplificate e poteri speciali per vedere finalmente spuntare, tra le macerie, le gru. E sognando di poter concedere a queste zone, con il contributo del Recovery Fund, un futuro, sicuro, connesso e di sviluppo.

Commissario Legnini, conta che nascano 5 mila cantieri entro primavera. Come?

«Con queste ultime tre ordinanze abbiamo completato il percorso di cambiamento radicale delle norme. Adesso ci sono le risorse e le procedure veloci. Niente più alibi. Lo dobbiamo alla memoria di chi ha perso la vita e a decine di migliaia di persone che vivono ancora fuori casa».

In 6 mesi è stato fatto tutto questo. Prima?

«In 4 anni sono state fatte molte cose. Dopo l’emergenza sono stati garantiti interventi, data una casa a tutti, realizzate strutture e infrastrutture».

Ma il ritardo non è sotto gli occhi di tutti?

«Con trasparenza ho stilato un rapporto: 85 opere pubbliche concluse su 1.400 finanziate. Spesi solo 526 milioni degli oltre 6 miliardi per la ricostruzione privata. Quello che non ha funzionato è il processo di una ricostruzione molto più complessa di tutte le altre. Ma ora basta».

Si dice a ogni anniversario del sisma. Cosa c’è di nuovo?

«Che ci sono norme nuove già vigenti. Con le nuove ordinanze e grazie a governo e Parlamento (che hanno varato i decreti sisma, semplificazione e rilancio 2) abbiamo completato la rivoluzione delle procedure. Ora si operi».

Ha annunciato l’arrivo di un testo unico delle norme, causerà un nuovo stop?

«No! L’obiettivo è di rendere leggibili decine di ordinanze sovrapposte. Un rompicapo. Ma le regole sono quelle varate in questi mesi e non le cambieremo, salvo le normali manutenzioni normative e, appunto, un testo unico».

Lei ha avuto i poteri di deroga usati a Genova. Come li userà?

«Non sono proprio i poteri di Genova. Ma comunque in deroga per opere urgenti o centri storici totalmente distrutti difficilissimi da ricostruire. Non li userò come una clava. Li metterò a disposizione di Presidenti d Regione e dei sindaci. Nelle prossime settimane individueremo con loro quelle che necessitano di deroghe».

Il cittadino che nuovi poteri ha?

«Ai cittadini garantiremo verità e trasparenza. A loro spetta sollecitare il proprio tecnico a presentare i progetti (14.000 domande su 80.000, dopo 4 anni, sono un po’ pochine) e ad aderire alla procedura semplificata, che riguarda anche le vecchie pratiche e avrà tempi speditissimi: invece di un anno e mezzo dai 70 ai 110 giorni. Se i tecnici non lo faranno dovranno spiegare il perché a noi e ai cittadini. È urgente che vengano approvati i piani urbanistici».

Quanti ne sono stati già approvati?

«Uno: quello di Civitella del Tronto. L’Usr Lazio h proposto quello di Accumoli. Il Comune di Norcia ne ha adottati 6 per i borghi. Nelle prossime settimane li porterò all’approvazione. L’ordinanza ora varata fa chiarezza sui piani urbanistici che non possono tenere in ostaggio la ricostruzione. Ora spetta ai Comuni e alle Regioni provvedere Ho istituito un fondo da 5 milioni di euro per sostenere Comuni e Usr che non ce la fanno. Mi piacerebbe coinvolgere le Università nella redazione dei programmi di ricostruzione».

E se i piani non saranno redatti e i termini non rispettati?

«Non posso pensare che c’è chi vuole una ricostruzione lenta. Il mio prossimo obiettivo è scovare ogni inefficienza nella complessa governance. Per questo da settembre starò più sui territori, accanto ai sindaci. Se serve utilizzerò i poteri sostitutivi».

Cosa ha imparato percorrendo a piedi alcune zone colpite dal sisma?

«Mi ha colpito ancora la straordinaria bellezza e che, malgrado tutto, c’è stato un afflusso straordinario. Dobbiamo fare leva su questa nuova tendenza. Auspico che una quota dei fondi del Recovery Fund servano per scommettere sul centro Italia con fiscalità di vantaggio, incentivi alle imprese e il completamento della rete digitale. All’Appennino che ha fatto la nostra storia, dobbiamo restituire un futuro».

22 agosto 2020 (modifica il 22 agosto 2020 | 23:55)

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