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Suicidio assistito, Cappato incalza Speranza: «Aiuti Mario a morire»

Mario, l’uomo marchigiano di 43 anni, tetraplegico, immobilizzato da 10 anni, non può ancora morire in pace e in libertà. Nessuno si prende la responsabilità di dirgli che farmaco assumere e in che modo. E intanto rimane prigioniero del suo corpo e della burocrazia. Come abbiamo visto nel dibattito organizzato dal Dubbio tra il magistrato Nello Rossi e l’avvocata Francesca Re dell’Associazione Luca Coscioni, i profili in gioco sono tanti.

Suicidio assistito, la situazione di Mario

Se è vero che il Comitato Etico ha riscontrato che Mario rientra nelle condizioni stabilite dalla Consulta per l’accesso al suicidio assistito per la prima volta in Italia, l’uomo purtroppo dovrà sottoporsi nuovamente ad una battaglia legale, assistito dal team di legali dell’Associazione Luca Coscioni. Infatti l’Azienda sanitaria delle Marche «è inadempiente in merito alle dovute verifiche sul farmaco letale», fanno sapere dall’Associazione Luca Coscioni.

Per questo Mario l’ha diffidata nuovamente «ad effettuare come previsto dal Tribunale di Ancona in tempi brevissimi le dovute verifiche sulla modalità, la metodica e il farmaco idonei a garantire la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile», così come ordinato alla Asur stessa dal Tribunale di Ancona lo scorso giugno e come previsto dalla sentenza della Corte costituzionale.

«Per facilitare tale operazione – dichiara Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione – che per legge incombe sull’azienda sanitaria, il collegio legale ha nominato un consulente medico di parte nella persona del dottor Mario Riccio, anestesista di Piergiorgio Welby, allegando alla diffida la sua relazione completa di indicazioni sull’idoneità del farmaco indicato e la procedura».

Quanto sta accadendo appare davvero assurdo: «Non solo è assurdo – ci dice l’avvocato Francesca Re – ma è un illecito, in quanto l’Asur Marche sta omettendo ormai in modo reiterato un atto d’ufficio e non sta ottemperando ad un provvedimento dell’autorità giudiziaria, di fatto contribuendo a prolungare le sofferenze fisiche, determinando un trattamento contrario al senso di dignità più volte espresso da Mario. Come collegio legale faremo tutto il possibile per rendere effettivo il diritto di Mario, che è stato già sancito da una sentenza della Corte costituzionale e reso fruibile da un’ordinanza del Tribunale di Ancona».

Suicidio assistito, parla il magistrato Battarino

Invece, per Giuseppe Battarino, magistrato e scrittore, che si occupa da tempo di problemi giuridici della medicina, collaborando con istituzioni e società scientifiche, «è indubbio che la sentenza della Consulta costituisce un punto fermo, tuttavia non va mai dimenticato che la Corte costituzionale non ha come compito quello di dettare delle norme ma solo di vigilare sulla conformità a Costituzione delle norme stesse. Mai come in questo caso i comprensibili desideri di immediata operatività devono essere accolti e superati dal lavoro del legislatore che è in corso e che meriterebbe una intensa accelerazione».

Intanto il ministro della Salute Roberto Speranza nella risposta all’interrogazione dell’onorevole di + Europa Magi, sottolineando che «continuerà il suo lavoro di vigilanza e monitoraggio affinché la sentenza della Consulta» sul suicidio assistito in strutture del Ssn, in presenza di 4 precisi requisiti, «trovi piena applicazione in questo singolo caso, ma anche in altri che in futuro potrebbero presentarsi».

Suicidio assistito, il commento di Marco Cappato

A Speranza, dalle nostre pagine, replica il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato: «Di fronte alla violazione di diritti costituzionali legati alla salute, il Governo non ha solo il compito di “vigilare” e “monitorare” richiamato dal ministro Speranza. Esiste un vero e proprio dovere del Governo di intervenire per assicurare che la gestione regionale della Sanità interrompa illegalità costituzionali in atto. Rifiutare per 14 mesi a Mario una risposta alla richiesta di aiuto a morire era una violazione del diritto costituzionale stabilito dalla Consulta due anni fa – ad essere aiutato a morire senza soffrire».

«Ora che il Comitato etico locale ha finalmente confermato che in effetti Mario rientra nelle condizioni previste dalla Consulta, continuare a negare a Mario la prescrizione del farmaco letale è un nuovo atto di violenza nei suoi confronti da parte del Ssn. La responsabilità, politica e giudiziaria, di Regione Marche nel boicottaggio in corso è evidente, ma lo è anche quella del ministro Speranza nel non intervenire per porvi fine. D’altronde su altri temi (ad esempio quello della pillola RU486 in Umbria) fu lo stesso Speranza a intervenire contro la violazione di legge da parte di una Regione. Il ministro può agire. Quindi deve. Ma, finora, non vuole».

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