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Studiare all’Archivio di Stato? Ogni giorno è come una lotteria

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il caso

2 luglio 2020 – 10:52

Possono entrare soltanto i primi dieci che si prenotano. E appena una volta alla settimana

di Antonio Passanese

Per consultare un manoscritto o un libro antico dell’Archivio di Stato di Firenze, da qualche settimana, bisogna affidarsi alla benevolenza della dea bendata. Già, perché per rientrare in quella fortunata rosa (massimo dieci persone) che ogni giorno può accedere alle enormi sale di viale Giovine Italia — dove peraltro non c’è neanche una rete wifi — si deve partecipare a una sorta di «lotteria» su una piattaforma online che quasi tutte le mattine alle 8.30 mette in palio i pochi posti a disposizione per le consultazioni di documenti rarissimi.

Ma c’è dell’altro. Il sito dell’Archivio di Stato specifica anche che «gli utenti non potranno prenotarsi più di una volta a settimana, e le prenotazioni eccedenti saranno annullate d’ufficio». Una situazione, questa, definita «gravissima» e «lesiva dei nostri diritti» da 130 ricercatori, italiani e stranieri, che venerdì scorso hanno dovuto costituire un’associazione per vedere riconosciute le proprie ragioni.

E il loro primo atto sarà scrivere al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte, al ministro dei beni culturali Dario Franceschini e ai presidenti di Camera e Senato, Fico e Alberti Casellati, per chiedere un intervento deciso e decisivo sull’Archivio di Stato di Firenze che già dal 2019 ha ridotto drasticamente gli ingressi e le consultazioni.

«In questo Paese tutti stanno riprendendo le proprie attività, in molti casi molto più pericolose per la salute pubblica, invece chi studia no, e non ne capiamo il motivo — si arrabbia la presidente Nicoletta Baldini, storica dell’arte moderna — Lo studio non è pericoloso e il distanziamento sociale è rispettato più che in altri luoghi. Noi chiediamo semplicemente di riprendere il nostro lavoro di consultazione».

Altro problema sollevato dalla neonata Associazione Utenti Archivio di Stato di Firenze, è il modo in cui avvengono le consultazioni: solo con mascherina e guanti di lattice, «nemmeno fosse un reparto Covid», incalza Baldini. «Per firmare il foglio delle presenze, poi, bisogna utilizzare la propria penna. E nella malaugurata ipotesi che un ricercatore l’abbia dimenticata, il rischio è di essere messo alla porta», denunciano alcuni ricercatori.

L’Archivio di Stato di Firenze, nell’ambito della storia dell’arte (e non solo), rappresenta un unicum perché custodisce la memoria della città e dello Stato toscano con manoscritti di età comunale e repubblicana, di epoca medicea ducale, granducale, lorenense, fino alle fonti più contemporanee. E conserva pure documenti da cui tanti scrittori prendono ispirazione per libri sulla famiglia Medici, su artisti come Donatello, Brunelleschi, Leonardo, Michelangelo e i tanti altri che hanno reso Firenze nota in tutto il mondo.

«L’attuale metodo di accesso all’Archivio è discriminatorio — conclude la presidente Nicoletta Baldini — tutto è affidato a un sistema che premia solo chi ha maggiore dimestichezza con la navigazione in rete. Una sorta di corsa all’oro (per chi studia, un manoscritto può davvero essere oro, ndr) che implica una costante connessione con il sito dell’Archivio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

2 luglio 2020 | 10:52

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