“Strutture e settore giovanile: ripartire da qui con l’azionariato popolare”

“strutture-e-settore-giovanile:-ripartire-da-qui-con-l’azionariato-popolare”

Livorno, 23 febbraio 2021 – Duemila iscritti in poco meno di una settimana. Il progetto lanciato da Livorno Popolare piace ai tifosi amaranto e il numero delle adesioni cresce giorno dopo giorno. Ne abbiamo parlato con Francesco Bellanca, uno del team che ha lavorato all’idea dell’azionariato popolare.

“La dimensione dei numeri e le adesioni sono incredibili – ci dice –, abbiamo raggiunto l’obiettivo di un mese in una settimana. Tutto nasce da un gruppo di lavoro per cercare di capire cosa si potesse fare, in che forma e quali ostacoli ci fossero. Visto cosa stava accadendo con la vendita del Livorno, abbiamo deciso di lanciare il progetto. Non abbiamo tutte le risposte, ma pensiamo che per prendere determinate decisioni serva una completa trasparenza da parte della società. Se abbiamo una massa critica importante, formata dal territorio e dai tifosi, possiamo chiedere trasparenza nella due diligence: dovresti dire di no a ben 5.000 persone, che è l’obiettivo da raggiungere”.

Il passaggio successivo?

“Cercare di capire la natura dei debiti, chi sono i creditori e come la società pensa di gestire la situazione debitoria. Serve per capire se l’acquisto è fattibile o meno, indipendentemente dall’azionariato popolare. Tutto si basa sui numeri che vengono presentati. C’è o no del margine per intavolare la discussione? Vogliono realmente vendere? Spinelli ha detto una cosa chiara a Bruciati in tv: ma se oggi ci sono circa 4 milioni di debiti, Spinelli sarebbe responsabile di 400.000 euro. E se regala le quote e mette 100.000, ne risparmia 200.000…”.




Sul progetto c’è un po’ di scetticismo?

“Stiamo cercando di costruire un dibattito nei contenuti e domani faremo una diretta Facebook sul modello Sankt Pauli. Dubbi, scetticismi e critiche sono normali, come anche mancanza di conoscenza dell’azionariato popolare: quota annuale, partecipazione all’azienda e tutto il resto, vanno spiegati bene alle persone”.

Come sono i rapporti con la tifoseria?

“Sarebbe presuntuoso da parte nostra pensare al tifo organizzato come un unicum: siamo aperti al dialogo con tutti, vogliamo essere inclusivi e rispettiamo tutti. Non lo facciamo per noi stessi, ma perché pensiamo che si possano fare cose belle e inclusive per il territorio. All’interno di questo processo è normale che ci siano punti di vista diversi. Ma abbiamo la consapevolezza che ci possano essere prospettive interessanti anche a livello sportivo”.

Per far calcio a certi livelli, però, servono tanti soldi…

“Storicamente, soprattutto in Italia, le squadre sono state utilizzate non come società che creino utili o chiudano in pari. Una gestione senza debiti si può raggiungere lavorando sul settore giovanile, sulle strutture, senza gestire soldi che non ci sono o con contratti con poca futuribilità. Ovviamente in situazione di Covid, senza biglietti e abbonamenti, diventa complesso, ma con l’azionariato popolare i soldi iniziali servono per acquistare la società e creare una cassa per investimenti in strutture e settore giovanile. Da lì in poi devi essere economicamente sostenibile, rendere la società più sana e le spese oculate. Esistono decine di esempi anche ad alti livelli di come si possano gestire società di calcio generando valore. Se il territorio risponde e può andare bene la politica dei passettini per salire con una pianificazione oculata – conclude Bellanca –, si possono fare cose importanti anche a livello sportivo”.




Igor Vanni

 

© Riproduzione riservata