Storia di Walter, obbligato a soffrire

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In Commissione giustizia il Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho ha affermato che, in Italia, la legge sulle droghe è vetusta e va cambiata. La legalizzazione delle droghe leggere toglierebbe terreno e capitali alle mafie, e certamente porterebbe a un apparente aumento dei consumatori per il solo fatto che emergerebbero dall’ombra e dall’illegalità.

La parte maggiore di chi oggi fa uso di droghe, se potesse acquistarle legalmente lo farebbe, inizierebbe a essere tracciato, quindi diventerebbe un numero, un numero, appunto, e non un nuovo consumatore. E diventerebbe un consumatore che decide per un consumo responsabile. Sì perché ora il consumo può essere solo irresponsabile (il mercato è nelle mani delle organizzazioni criminali che vendono sostanze tagliate con ogni genere di porcheria perché aumentino i profitti) e ha numeri da capogiro che possiamo solo stimare per difetto dal momento che fotografano il consumo riferito agli arresti e ai sequestri.

Questa notizia mi ha colpito insieme a un’altra notizia, raccontata da Roberto Spagnoli nel suo Notiziario antiproibizionista in onda ogni settimana su Radio Radicale; un appuntamento imprescindibile per chiunque voglia prendere parte a un dibattito sulle droghe che non sia ideologico e che parta e resti sempre sull’analisi dei dati.


Spagnoli racconta la vicenda di Walter De Benedetto, 49enne aretino malato di artrite reumatoide da quando aveva 15 anni. Quella da cui è affetto Walter è una malattia gravemente invalidante, che colpisce le articolazioni e che comporta una progressiva perdita della capacità di movimento. L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune che non ha cure risolutive, si può solo alleviare il dolore, e la cannabis terapeutica è efficace.

In Italia, dal 2006 esiste una legge che rende legale l’utilizzo di farmaci cannabinoidi, e dal 2007 siamo (saremmo) indipendenti nella produzione di cannabis a uso terapeutico che fa capo al ministero della Salute. Eppure, i farmaci a base di cannabis sono pressoché indisponibili per le decine di migliaia di ammalati a cui allevierebbe dolori spesso insopportabili. Le Regioni applicano la legge che ne regola il consumo in maniera disomogenea o non la applicano affatto.

Mi è capitato spesso di trattare questo argomento, e la sensazione che ho avuto negli anni è che alle persone non fregasse nulla delle sofferenze fisiche altrui, che fino a quando non sono io in pericolo di vita o fino a quando la sofferenza non è quella di una persona a cui sono legato, mi prendo il lusso di fregarmene.

Oggi il numero altissimo di morti per Covid nel nostro paese, lo stato di abbandono che denunciano le persone che si sono ammalate e che sono state trascurate dal Sistema Sanitario Nazionale, dovrebbero forse averci aperto gli occhi sul dramma di chi soffre dolori atroci e vede negato il proprio diritto alle cure, un diritto inalienabile.

Ma i farmaci cannabinoidi prescritti a Walter dall’Asl non sono sufficienti, e lui decide di produrne in proprio per non rifornirsi da spacciatori legati alle organizzazioni criminali. Ma la legge è legge, e in certi casi è più solerte che in altri. Così arriva una telefonata anonima e i carabinieri che, a casa di Walter, che non è autosufficiente, trovano Marco, un amico che lo aiuta a innaffiare le piante. Walter immediatamente dichiara che la cannabis è sua e che è per uso terapeutico, ma Marco viene arrestato e denunciato per spaccio. Non tarda ad arrivare anche una denuncia per Walter.

Possibile che un malato di artrite reumatoide, oltre a soffrire per la sua condizione, debba essere privato delle cure e denunciato se prova a sopperire all’inefficienza del sistema?

Sì, è possibile, e di fatto è quel che accade. E la responsabilità è di un approccio alla legalizzazione delle droghe, in Italia, che è solo moralista e proibizionista, che criminalizza e punisce fisicamente con la condanna al dolore, anche chi assume farmaci cannabinoidi per alleviare il dolore, come stabilito da una legge, una legge disattesa.

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