stadio-franchi,-il-fai-contro-commisso:-«non-va-abbattuto,-e-come-il-ponte-vecchio»

FIRENZE Il patron della Fiorentina, l’americano Rocco Commisso, non ha mai avuto dubbi. E davanti allo stadio comunale «Artemio Franchi», capolavoro dell’architettura razionalista firmato da Pieri Luigi Nervi, aveva espresso un concetto sintetico ma chiarissimo. «Lo stadio va distrutto e rifatto da capo, non è il Colosseo», aveva detto in italiano facendo rabbrividire non solo la Sovrintendenza ma anche politici, istituzioni locali e l’Ordine degli architetti. Adesso anche il Fondo ambiente italiano si schiera contro mister Rocco in difesa del monumento. «Che non è solo un caposaldo dell’architettura razionalista italiana – scrive il Fai — ma fa parte dello straordinario complesso urbanistico della Città dello sport fiorentina» e non lo si può abbattere «perché è un caposaldo dell’identità italiana del Novecento». Insomma un capolavoro che deve essere salvaguardato ad ogni costo.

Monumento

Il Fai non nasconde la sorpresa per le dichiarazione del ricco imprenditore americano, capisce che «la difficile sfida dell’adeguamento alle esigenze di oggi è una prova assai ardua ma straordinariamente stimolante che attende il Comune di Firenze, il Mibact e la Società Fiorentina Calcio». Ma fa presente che «l’articolo 55 bis, inserito come emendamento nel cosiddetto Decreto Semplificazioni appena varato dal Parlamento in nome di una virtuosa attenzione al consumo di nuovo suolo si propone, invece di favorire la costruzione di nuovi stadi, di recuperare a moderna funzionalità gli impianti sportivi storici, perché siano anche economicamente sostenibili». Dunque adesso «si apre una indispensabile negoziazione tra i vincoli di tutela monumentale di un edificio storico e gli interventi di adeguamento, necessari e indifferibili, da apportare allo stesso impianto perché sia funzionale e sostenibile». Infine il Fai lancia un consiglio «pedagogico» a Commisso: «Nessuno ha mai raccontato ai tifosi della Fiorentina che il loro stadio è anche un capolavoro dell’architettura italiana del Novecento e che deve essere considerato, esattamente al pari del Ponte Vecchio, un elemento fondamentale dell’orgoglio cittadino e nazionale».

Comisso al Franchi (pre-Covid)
Comisso al Franchi (pre-Covid)

Burocrazia italiana

Ma Rocco Commisso non si arrende. È pronto a negoziare (c’è anche l’ipotesi di costruire il nuovo stadio della Fiorentina in un altro comune dell’hinterland di Firenze) ma non molla la presa. «Ho già messo più soldi io negli ultimi due anni che tutti i presidenti precedenti, come a Firenze potevo anche investirli a New York. Le cose devono andare nel verso giusto, sono 2 mesi che stiamo lavorando a questo progetto», ha detto in conferenza stampa. Criticando la burocrazia italica ha anche fatto capire che la sua pazienza ha un limite e che lo stadio di proprietà, come quello della Juventus, è indispensabile per fare grandi cose sportive. Commisso ha anche assicurato che il nuovo stadio sarà d’autore e sarà bellissimo. Ma non potrà essere un Franchi riveduto e corretto.

26 settembre 2020 (modifica il 26 settembre 2020 | 20:22)

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