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Il nuovo Lavoro

di Diana Cavalcoli 10 lug 2020

Smart working o ufficio? Addio a orari di lavoro e weekend: così cambia il lavoro

Il mondo del lavoro ha vissuto un pre e un post coronavirus. Tanto che l’Economist ha dedicato un articolo al tema parlando addirittura di nuova era del lavoro e di un possibile superamento del concetto di weekend. Il pre, secondo la testata americana, è rappresentato dall’ultimo secolo. Cent’anni fatti di routine da ufficio, di treni e autobus affollati, di ingorghi nelle strade, di fretta di arrivare in fabbrica o alla propria scrivania. Con i dipendenti chiamati a timbrare il cartellino per 8 ore dal lunedì al venerdì. Il post covid-19 invece è fatto di lavoro, dove possibile, riorganizzato da remoto attraverso lo smart working, di pendolari non più in perenne viaggio, di case trasformate (più o meno con successo) in uffici, di team riorganizzati e video chiamate fiume.

L’orario settimanale e quotidiano

Senza dimenticare la gravità delle ripercussioni del lockdown su milioni di lavoratori che hanno perso reddito o impiego, il lavoro nel post coronavirus è cambiato e la nuova modalità da remoto, come sostiene l’Economist, ha impattato in modo significativo sulla nostra concezione del tempo. I confini di orario non sono più così definiti, non c’è nessuna linea netta a scandire come un metronomo i momenti del nostro quotidiano. Senza il concetto del “da lunedì al venerdì” il fine settimana diventa qualcosa di nebuloso. Il lavoro invade il tempo libero e viceversa. Gli esperti ne sono convinti: in futuro i dipendenti potranno lavorare e fare delle pause quando vogliono, con la videochiamata aziendale come unico appuntamento. Il rovescio della medaglia, però, è che il ritmo della vita è stato interrotto e servono nuove routine: modi diversi per scandire i giorni e darsi obiettivi.

In futuro si potrà lavorare sempre 5 giorni ma scegliendo quando essere reperibili previo accordo con l’azienda. Già prima della pandemia molti lavoratori si erano abituati a ricevere telefonate o a rispondere alle e-mail durante il fine settimana. Nell’era post Covid la barriera tra casa e vita lavorativa sarà ancora più difficile da sostenere, il che potrebbe avere ripercussioni negative in mancanza del giusto equilibro tra diritti e doveri del lavoratore.

Dipendenti nomadi

Potremmo essere entrati, in breve, nell’era del lavoro distribuito. Un concetto rilanciato anche da alcuni visionari del mondo hi tech. Matt Mullenweg, amministratore delegato di Automattic, la società dietro a WordPress, Jetpack e WooCommerce, ha 800 dipendenti che lavorano “quando vogliono e dove vogliono”.

L’addio al weekend

Un piccolo esercito di lavoratori che ha già detto addio al concetto di weekend. Il presupposto di Mullenweg è che la sede di lavoro sia il mondo e non occorra uno spazio fisico per essere una squadra tanto meno è fondamentale avere lo stesso fuso orario. Un esempio perfetto di concezione innovativa del tempo. I suoi dipendenti lavorano quindi da Hong Kong, dalle Hawaii, da New York o da Parigi secondo ritmi sfalsati ma con un coordinamento ad hoc. Certo, lo scoglio resta l’organizzazione aziendale. La flessibilità ben si sposa con i ritmi di un’azienda del terziario magari con focus sulla tecnologia. Difficile immaginare invece un’organizzazione nomade e senza tempo per l’industria dove la fisicità della fabbrica sembra remare contro la fine della settimana «da lunedì a venerdì».

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