simmons,-l’americano-pro-trump-della-squadra-di-nibali,-cacciato-per-un-presunto-tweet-razzista

Quinn Simmons, americano di Durango (Colorado), 19 anni compiuti da poco, non è un ciclista qualsiasi. Nel 2019 ad Harrogate, in Gran Bretagna, ha vinto con grande autorevolezza il titolo mondiale juniores dopo aver dato prova di grandissime qualità sia a cronometro che in salita durante tutta la stagione vincendo anche la classica Gand-Wevelegem nella sua categoria. Per il talento che gli Usa aspettavano da tempo, dal crollo del mito (artificiale) di Lance Armstrong, a fine stagione arrivò il passaggio diretto al professionismo nella Trek-Segafredo di Vincenzo Nibali che, con uno sponsor a stelle e strisce non poteva perdere l’occasione di ingaggiarlo.

Battuta d’arresto

Pochi mesi dopo (e poco prima del debutto nelle classiche del Nord), la carriera di Simmons ha subito una brusca battuta d’arresto per motivi che poco hanno a che fare con lo sport. Con un comunicato diffuso sul suo sito, il team diretto dall’italiano Luca Guercilena, ha spiegato che «Purtroppo Quinn Simmons ha rilasciato dichiarazioni online che riteniamo siano divisive, incendiarie e dannose per la squadra, il ciclismo professionistico, i suoi fan e il futuro positivo che speriamo di contribuire a creare per lo sport. Trek-Segafredo è un’organizzazione che valorizza l’inclusività e sostiene uno sport più diversificato ed equo per tutti gli atleti. Pur sostenendo il diritto alla libertà di parola, riterremo le persone responsabili delle loro parole e azioni. L’atleta non correrà per Trek-Segafredo fino a nuovo avviso, la squadra e i suoi partner lavoreranno insieme per determinare le decisioni da prendere e tenere informati i tifosi e il pubblico sulle decisioni prese in materia». Simmons rischia il licenziamento per una serie di tweet (ha meno di 2500 followers) in favore di Donald Trump nella campagna per la rielezione a presidente degli Stati Uniti.

I messaggi

Il realtà il tweet incriminato è uno, quello con cui Simmons risponde a un invito del giornalista Josè Been a non seguirlo sui social se seguaci di Trump con un «bye» seguito da una emoji di una mano nera che negli Usa assume un tono razzista. Simmons si era già messo nei guai commentando i tweet del collega (di colore) Cory Williams che si era lamentato di essere stato discriminato rispetto alle convocazioni in nazionale per il colore della sua pelle scrivendo «La verità è che non sei abbastanza veloce» sotto un suo messaggio Instagram.

1 ottobre 2020 (modifica il 1 ottobre 2020 | 12:35)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *