Senza maggioranza assoluta Conte dovrebbe dimettersi. La versione di Mulé (Forza Italia)

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“Quello di Conte alla Camera, mi è parso il discorso di un premier politicamente alla disperazione, disposto a raccogliere chiunque gli possa garantire in questo momento una maggioranza non politica ma numerica”. Intervista al deputato di Forza Italia Giorgio Mulé, che a Formiche.net ha sottolineato il suo no a qualsiasi governo istituzionale o di salute pubblica

“In mancanza della maggioranza assoluta dei voti Giuseppe Conte dovrebbe salire al Quirinale e dimettersi”. Il deputato di Forza Italia e componente della commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni di MontecitorioGiorgio Mulé, non ha dubbi: tanto più in una fase di grave emergenza economica e sanitaria non è ipotizzabile che il Paese sia guidato da un governo di minoranza o della non sfiducia, come pure, in queste ore di grande confusione politica, sembrerebbe poter accadere a partire da domani sera. “Quello di Conte alla Camera mi è parso il discorso di un premier politicamente alla disperazione, disposto a raccogliere chiunque gli possa garantire in questo momento una maggioranza non politica ma numerica”, ha commentato ancora Mulé, che prima di entrare in Parlamento nel 2018 ha ricoperto il ruolo di direttore a Panorama e a Studio Aperto. “Ma trasformare il Parlamento in un luogo semplicemente di numeri, senza considerarne l’anima politica, significa non averne rispetto”, ha sottolineato l’esponente di Forza Italia in questa intervista con Formiche.net, nella quale ha anche commentato cosa potrebbe accadere da domani in avanti (qui il commento di Roberto Arditti).

Mulé, in che senso disperazione?

Oggi da parte del presidente del Consiglio ho visto solo la ricerca di un consenso utile a farlo rimanere a Palazzo Chigi, peraltro condita da inesattezze ed errori. Non c’è stato alcun discorso di realtà e serietà al Paese. E poi ho trovato davvero di basso profilo il richiamo alla legge elettorale e al proporzionale, come se spettasse al governo l’iniziativa in materia. Vorrei ricordare a Conte che si tratta pur sempre di un tema di competenza parlamentare.

Il premier però ha parlato molto di Europa, un tema che sta fortemente a cuore pure a Forza Italia. Almeno questo lo avrà apprezzato, giusto?

Guardi, sul Recovery Fund ho sentito solo balbettii, così come sul fisco, mentre sulla giustizia neppure quelli. E poi è davvero divertente la patente di europeismo appiccicata addosso ai cinquestelle, gli stessi che volevano il referendum sulla moneta unica e che solo due anni fa, garruli e felici, andarono a incontrare i gilet gialli in Francia. L’europeismo un tanto al chilo del movimento fa davvero a cazzotti con un premier che tende la mano agli altri sulla base di valori che loro stessi non sanno minimante dove sono di casa.

Ma si è fatto un’idea di quale sia la strategia di Conte? Le parole che ha usato in aula contro Italia Viva sono state durissime.

Il suo è stato un discorso non solo di totale chiusura ma, direi, di completa delegittimazione politica nei confronti del partito di Matteo Renzi. Vediamo se ora i parlamentari di Italia Viva ne trarranno le conseguenze oppure no. Certo, confermare la decisione di astenersi al Senato vorrebbe dire essere d’accordo con Conte che li ha così fortemente attaccati nel corso del suo intervento. Saremmo oltre il masochismo e il tafazzismo. Ma in politica, come è noto, può succedere di tutto.

Ma davvero Mulé in questi giorni si è alzato così forte il pressing delle forze di maggioranza sui parlamentari delle opposizioni per convincerli a votare la fiducia a Conte?

Il pressing c’è stato ed è evidente. Lo hanno fatto con la rete a strascico, come si suol dire. Solo che in questo modo hanno anche distrutto totalmente la normale dialettica politica che dovrebbe esistere all’interno del Parlamento. Hanno legittimato coloro che loro stessi, prima, definivano voltagabbana, li hanno esaltati come salvatori della patria e costruttori. Un pressing che però non ha dato i suoi frutti.

È sicuro però che non li dia?

I colleghi dell’Udc lo hanno ribadito in modo chiaro anche oggi e lo stesso vale per noi. Da parte di Forza Italia e di Silvio Berlusconi l’atteggiamento è chiaro: responsabilità non significa portare voti al governo Conte. Siamo incompatibili con un esecutivo delle sinistre e dei cinquestelle. Da parte nostra non ci sarà mai e poi mai un sostegno politico a questo governo. Ci sarà solo il voto su misure, come lo scostamento e i ristori, approvate davvero per il bene del Paese. Su tutto il resto non ci siamo e non ci saremo.

Non ritiene che aver indicato le urne come unica opzione possibile abbia indebolito il centrodestra in questa fase e in qualche modo rischiato di agevolare il cammino di Conte?

Noi in realtà abbiamo sempre posto una subordinata quando abbiamo parlato di elezioni. Innanzitutto Giuseppe Conte dovrebbe avere la correttezza istituzionale di dimettersi: deve prendere atto di una crisi conclamata e di una maggioranza che non c’è.

E poi?

Il secondo atto sarà nella mani del presidente della Repubblica. Come centrodestra, se dovessimo ricevere il mandato da parte di Sergio Mattarella, siamo pronti a governare il Paese e a cercare in Parlamento una soluzione che consenta di ottenere una maggioranza solida. Se anche questo tentativo dovesse andare a vuoto, non ci sarebbe più alcuna combinazione parlamentare possibile. A quel punto giocoforza si dovrebbe andare a elezioni politiche in un modo ordinato ma non lontano nel tempo.

Scusi onorevole Mulé ma perché Mattarella dovrebbe conferirvi l’incarico considerato che non avete, almeno apparentemente, i numeri necessari?

Siamo confidenti che riusciremmo ad avere una base parlamentare sufficiente per riuscire a governare. Lo pensavamo anche nel 2018 quando poi nacque il governo gialloverde e a maggior lo crediamo oggi che i due esecutivi di questa legislatura,  entrambi a trazione cinquestelle, hanno dimostrato di aver fallito.

Ma se il presidente del Consiglio si dimettesse, Forza Italia sarebbe disposta a ragionare su un governo tecnico, istituzionale o di salute pubblica che dir si voglia non guidato ovviamente dallo stesso Conte?

Il governo istituzionale potrebbe essere soltanto una soluzione di traghettamento verso nuove elezioni, ossia dovrebbe avere nel caso un orizzonte limitato al tempo strettamente necessario a consentire al Paese di andare a votare in condizioni di sicurezza sanitaria.

Quindi prima del semestre bianco?

Esattamente, di fatto prima che cominci l’estate.