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Sciopero della fame contro Israele per mille detenuti palestinesi




Roma, 1 set – Lo sciopero della fame è una delle forme di protesta pacifiche più usate, e forse più efficaci, usate nel secolo scorso. Spesso ridicolizzati da improbabili proteste di politicanti e influencer, gli scioperi della fame provocano grande attenzione mediatica e solidarietà da parte dl mondo civile. Dai famosi hunger strike del martire irlandese Bobby Sands, la cui morte aveva sollevato l’opinione pubblica mondiale contro le dure forme repressive dell’ex primo ministro britannico, Margaret Tatcher, questa forma di protesta riporta all’attenzione della stampa situazioni e oppressioni troppo spesso dimenticate. Ancora una volta, oggi, è il caso degli “invisibili” detenuti palestinesi incarcerati per reati politici legati all’antica disputa tra Palestina e Israele.

Pronti mille hunger strike palestinesi

Secondo i media arabi, circa 1.000 detenuti palestinesi faranno lo sciopero della fame per protestare contro le condizioni all’interno delle carceri israeliane. Questa protesta di massa arriva dopo che Israele ha inasprito le restrizioni in seguito all’evasione di sei prigionieri. Nel marzo scorso era stato raggiunto un accordo tra i detenuti e il servizio carcerario ma le promesse di Israele sono state ancora una volta disattese. Ci sono circa 4.500 palestinesi nelle carceri israeliane e, circa 700 di loro, sono trattenuti senza valide accuse in quella che è nota come “detenzione amministrativa”.

Il braccio di ferro nelle carceri tra palestinesi e israeliani

Mentre lo stato di Israele afferma che queste misure repressive sono necessarie per la sicurezza nazionale, i gruppi per la libertà civile affermano invece che tale pratica è in piena violazione dei diritti umani. Il capo del comitato dei prigionieri dell’Autorità Palestinese ha annunciato che altri 1.000 detenuti si uniranno presto allo sciopero della fame se le richieste non saranno soddisfatte. Periodicamente i detenuti palestinesi minacciano scioperi della fame per fare pressione sulle autorità israeliane, affinché migliorino le proprie condizioni all’interno delle carceri. Le condizioni nelle galere israeliane sarebbero peggiorate da quando, sei prigionieri palestinesi, sono evasi da un tunnel da loro scavato in una prigione di massima sicurezza. Era lo scorso settembre e gli evasi rimasero in libertà per quasi due settimane, prima di essere nuovamente arrestati. L’episodio provocò grande imbarazzo per le autorità israeliane.

I 172 giorni di sciopero della fame di Awawdeh

Questo ennesimo sciopero della fame dai numeri incredibili arriva l’indomani del termine della protesta di Khalil Awawdeh. Il detenuto amministrativo Awawdeh, rifiutava il cibo da marzo, nutrendosi solo di liquidi. Nei giorni scorsi ha accettato di porre fine allo sciopero contro la sua detenzione priva di un qualsiasi processo, se non l’accusa di appartenere al gruppo militante della Jihad islamica. Indipendentemente dalle divergenze politiche delle varie fazioni, la questione dei prigionieri politici detenuti da Israele è un caposaldo che continua ad unire l’intera società palestinese. Intanto, mentre l’Occidente ancora una volta rimane tacito spettatore delle prepotenze israeliane, sui muri e nelle piazze delle enclavi palestinesi, così come in diverse capitali del mondo arabo, continuano a levarsi sempre più cori di protesta in solidarietà con gli attivisti imprigionati da Israele.

Andrea Bonazza

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