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Saldi rimandati ad agosto. Ma Confimprese: così si lasciano morire i nostri negozi

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È una guerra di posizione quella tra addetti del commercio e consumatori. Vista la chiusura obbligata dei negozi durante il lockdown, i saldi sono stati rimandati (su richiesta della maggioranza delle associazioni del commercio) al primo di agosto. Il tutto nella speranza che i consumatori fossero disponibili a portare a termine a prezzo pieno gli acquisti rimandati loro malgrado. In realtà — a sentire le catene dei marchi del fast fashion — la strategia non ha funzionato. E nell’ultimo fine settimana le vendite sono state del 40-50-60% inferiori rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Confimprese non ha dubbi: se si vogliono evitare altri danni settore bisogna consentire da subito i saldi in modo da garantire l’afflusso di liquidità a negozi a rischio sopravvivenza. «Siamo stati l’unica associazione di categoria – attacca Mario Resca, presidente Confimprese – a chiedere alla presidenza del Consiglio, alle Regioni e al Mise di non posticipare l’avvio dei saldi. Ora ci ritroviamo in una situazione sempre più difficile, con i consumatori che acquistano molto meno, sperando che con i saldi i prezzi si abbassino ulteriormente, nonostante i negozi siano già tutti in promozione da quasi due mesi. Se la misura è stata pensata per massimizzare i margini, si è rivelata un errore perché dopo 3 mesi di lockdown le aziende retail hanno più bisogno di liquidità che di margini». «Inoltre — continua il suo sfogo Resca — potremo contare solo su 40 giorni di saldi contro i 70 usuali ottenendo un effetto contrario, perché è troppo tardi far partire una collezione estate in agosto, il magazzino sarà obsoleto e di conseguenza diminuirà la propensione al consumo. Al commercio è stata negata la possibilità di arginare le perdite del lockdown per mancata conoscenza del comportamento dei consumatori e delle dinamiche del commercio. Non possiamo più contare sui turisti stranieri e ancora non capiamo che turismo e commercio viaggiano di pari passo e si alimentano reciprocamente. Per evitare la catastrofe delle vendite in luglio, facciamo partire i saldi subito per salvare almeno gli ultimi 15 giorni del mese. Ci aspetta un autunno molto freddo per le aziende e per tanti dipendenti che perderanno il posto di lavoro».

La posizione di Confimprese evidenzia la diversità di vedute tra le catene dei negozi monomarca (rappresentanti appunto dall’associazione guidata da Resca) e i negozi multimarca rappresentanti dalle altre organizzazioni, Federmoda Confcommercio in testa. «Abbiamo fatto un sondaggio tra i nostri associati — racconta il presidente, Renato Borghi —. Il 52% ha richiesto la posticipazione dei saldi, il 29% la loro totale sospensione, l’8 % l’anticipazione e il 6 % li avrebbe voluti all’inizio ai primi di luglio come lo scorso anno mentre i restanti non si sono pronunciati. Personalmente avrei mantenuto le date dell’anno scorso, ma non si può ignorare la posizione della stragrande maggioranza degli associati. Il fatto poi che alla fine 18 Regioni su 20 abbiano deliberato la posticipazione è segno che questa posizione è stata condivisa anche a livello locale».

Ovviamente a chiedere di non procrastinare oltre i saldi sono anche le associazioni dei consumatori. Che attirano l’attenzione anche su un altro aspetto: la confusione. Perché alcune Regioni sono comunque partite con i saldi a luglio, è il caso di Calabria e Sicilia. E chi non è partito comunque non sta impedendo le vendite promozionali. «I consumatori però rimandano gli acquisti pensando che ad agosto lo sconto sarà maggiore e così i nostri punti vendita restano vuoti», lamentano i proprietari dei negozi. «Una situazione di confusione totale che finirà per affossare i saldi — denuncia il Codacons — chi intendeva acquistare prodotti di abbigliamento o calzature ha già approfittato delle offerte in corso, e gli sconti di fine stagione raccoglieranno solo le briciole».

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