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Russa? No, iraniana. Petroliera sequestrata dagli Usa in Grecia

Lo strano viaggio nell’Egeo e tra le sanzioni europee e statunitensi di una nave battente prima bandiera russa poi iraniana. Ora il carico di greggio verrà trasferito negli Usa. Avviso all’Italia

Le autorità portuali della Grecia hanno annunciato di aver deciso di spedire agli Stati Uniti, a loro spese, il petrolio iraniano proveniente da una nave battente bandiera prima russa poi iraniana, sequestrata a metà aprile su richiesta della magistratura statunitense.

IL CARICO

Secondo il gruppo statunitense United Against Nuclear Iran la Pegas avrebbe caricato circa 700.000 barili di greggio dall’isola iraniana di Sirri il 19 agosto 2021. Prima di questo carico, la Pegas ha trasportato oltre 3 milioni di barili di petrolio iraniano nel 2021, di cui oltre 2,6 milioni sono finiti in Cina, secondo le analisi della stessa organizzazione che, come dice il nome, si batte contro l’Iran nucleare. Stando a quanto ricostruito da Lloyd’s List Intelligence la nave era attesa al terminal Marmara in Turchia a gennaio ed è finita in acque greche senza volerlo.

CHE COS’È ACCADUTO

Il 22 febbraio, cioè due giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina, la nave, denominata Pegas, è tra le cinque coinvolte nelle sanzioni decise dagli Stati Uniti contro Promsvyazbank, banca considerata fondamentale per il settore della difesa russo. Il 1° marzo la petroliera viene ribattezzata Lana. Il 15 aprile le autorità greche la sequestrano con a bordo i 19 membri dell’equipaggio, tutti russi, alla luce delle sanzioni dell’Unione europea introdotte dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Queste prevedono, tra le altre cose, il divieto di importazione ed esportazione per un’ampia gamma di beni e quello di accesso ai porti dell’Unione europea per le navi battenti bandiera russa. La nave viene rilasciata pochi giorni dopo in attesa di giudizio. Dal 1° maggio la Lana batte bandiera iraniana e rimane nelle acque greche raggiungendo il porto di Karystos, nel Mar Egeo, probabilmente per problemi al motore. L’8 maggio il proprietario russo della nave, Transmorflot, viene sanzionato dagli Stati Uniti.

IL TRASFERIMENTO

Giovedì 26 maggio una fonte del ministero greco per la Navigazione dichiara che il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha “informato la Grecia che il carico della nave è petrolio iraniano”. “Il carico è stato trasferito su un’altra nave noleggiata dagli Stati Uniti”, ha aggiunto la fonte senza fornire ulteriori dettagli. Il carico sarebbe stato trasferito sulla nave cisterna Ice Energy, battente bandiera liberiana e gestita dalla compagnia di navigazione greca Dynacom.

LE PROTESTE IRANIANE

Mercoledì, i media statali iraniani avevano comunicato che il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’incaricato d’affari presso l’ambasciata greca a Teheran per il sequestro. Secondo l’agenzia di stampa Irna, il ministero degli Esteri iraniano ha definito la decisione un atto di “pirateria internazionale”. “La Repubblica islamica dell’Iran non rinuncerà ai suoi diritti legali e si aspetta che il governo greco aderisca ai suoi obblighi internazionali nel campo della navigazione e del trasporto marittimo”, ha dichiarato l’Organizzazione marittima e portuale dell’Iran in una dichiarazione pubblicata sul suo sito web. Venerdì è stato l’inviato della Svizzera, che rappresenta gli interessi degli Stati Uniti a Teheran, per protestare contro il sequestro.

LE SANZIONI STATUNITENSI

Sempre mercoledì gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni a quella che hanno descritto come una “rete di contrabbando” di petrolio e riciclaggio di denaro sostenuta dalla Russia per la Forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Gli Stati Uniti “continueranno ad applicare rigorosamente le sanzioni sul commercio illecito di petrolio dell’Iran. Chiunque acquisti petrolio dall’Iran rischia di incorrere in sanzioni statunitensi”, ha ricordato Brian E. Nelson, sottosegretario al Tesoro. Nelle stesse ore, in audizione al Senato, Rob Malley, inviato speciale degli Stati Uniti per l’Iran aveva definito “a dir poco esigue” le prospettive di un ritorno all’accordo sul nucleare iraniano. Ma ha affermato che l’amministrazione Biden crede ancora che sia nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti cercare di salvare l’intesa del 2015 abbandonata sotto Donald Trump.

IL CASO “ITALIANO”

Il rischio sanzioni riguarda anche l’Italia. Come raccontato su Formiche.net, la ARC 1, nave battente bandiera panamense e partita dalla Malesia, da alcuni giorni è a Fiume. Prima era stata per quasi 31 ore a Trieste. Potrebbe trasportare petrolio iraniano. Claire Jungman, chief of staff di United Against Nucleare Iranian, avverte chi cerca alternative ai rifornimenti russi ricordando il rischio di sanzioni statunitensi: “Serve una rigorosa due diligence per determinare la vera origine del carico”.

(Foto: MarineTraffic.com)

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