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Rula, la sede de “La Stampa” imbrattata e la balla dei “guardiani della democrazia”

Roma, 3 ago – Rula Jebreal e i guardiani della democrazia. Potrebbe essere il titolo di un film d’avventura spaziale, quasi alla Guerre Stellari, invece è il contenuto di un post su Twitter della sedicente analista, giornalista o quello che vi pare. Del resto, l’ambizione è quella di allevare persone che guardano alla politica reale come gustano sullo schermo la celebre saga di George Lucas, quindi siamo lì.

Rula e la leggenda dei “guardiani della democrazia”

Per Rula Jebreal La Stampa, e quindi i giornali mainstream (di cui il quotidiano diretto da Massimo Giannini fa pienamente parte) sarebbe un quotidiano da includere tra i “guardiani della democrazia”.

Rula guardiani della democrazia

La leggenda dei “guardiani della democrazia” riguarda invero la stampa (non il quotidiano suddetto, la stampa in generale) nel suo complesso. Nel senso che la figura del giornalista viene spesso raccontata in questo modo. E forse teoricamente dovrebbe anche essere così. La verità però è molto più cruda: i giornalisti che realmente contestano il potere e i suoi difetti profondi (non fattucoli, ma strutturali) sono pochi. Esistono e in certi casi rischiano pure parecchio. Ma sono una piccola minoranza (di cui ci riteniamo di far parte, sperando di proseguire nel nostro lavoro, che è anche una missione, nel miglior modo possibile).

Quale ruolo di “guardiani della democrazia” hanno recitato la stragrande maggioranza dei giornalisti mainstream nel raccontare le crisi e le guerre nel mondo, nel raccontare la complessità delle elezioni americane, nel dipingere qualsiasi ipotetica – e spesso anche lieve – alternativa politica in modo demonizzante (si veda la storia di Donald Trump negli Usa), allo scopo di non contestare mai lo status quo? Visioni faziose, a senso unico, e su tutti i temi: temi sui quali la cara Rula (che chi scrive ringrazia sinceramente, perché senza le sue esternazioni sarebbe molto meno ispirato nella critica e nelle forze che trae per svilupparla) è ben allineata, banale e con la profondità di una carta velina.

La ridicola risposta del quotidiano agli attacchi: “Non ci facciamo intimidire”

“Non ci facciamo intimidire”, hanno detto dalla redazione de La Stampa dopo l’attacco (sostanzialmente, un imbrattamento a suon di verniciate) alla loro sede. Intimidire per cosa? Per quattro esauriti che, esasperati come tanti altri silenziosi, hanno verniciato la loro sede, in modo – questo senz’altro – volgare e punibile di vandalismo? Indimiditi per cosa, che – come praticamente il 90% dei giornali mainstream – hanno seguito e continuano a seguire le narrazioni dominanti su praticamente ogni argomento di interesse primario? Spesso fregandosene delle sorti di milioni di italiani innocenti, finiti sul lastrico per la gestione folle del Covid, o in enorme difficoltà a causa di invasioni di clandestini mai contestate ma sempre avallate e difese? Dalla guerra in Ucraina, alla pandemia, all’immigrazione, senza contare la contestazione praticamente assente su tutto l’assetto economico, sociale e culturale che domina in Occidente?

Intimidire per quale rischio, che sono allineati su tutta l’agenda politica internazionale attualmente in corso? Quello di quattro scalmanati che contano uno scricciolo rispetto a coloro che appoggiano senza mai porsi il problema di una minima visione alternativa? Sono liberissimi di farlo, i cari colleghi. Sia ben chiaro. Ma se si presentano come una sorta di “coraggiosa resistenza”, onestamente, strappano ben più di una risata. In bocca al lupo.

Stelio Fergola

L’articolo Rula, la sede de “La Stampa” imbrattata e la balla dei “guardiani della democrazia” proviene da Il Primato Nazionale.

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