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Un errore che è costato un punto (la partita era finita 0-0) ma che, soprattutto, ha esposto la nuova proprietà dei Friedkin a una figuraccia epocale sulla quale non avevano nessuna responsabilità. Non ci poteva essere debutto peggiore per Dan e Ryan Friedkin, che domenica sera vivranno la loro «prima» allo stadio Olimpico con la sfida contro la Juventus. Una gara già delicatissima, caricata ulteriormente dal naufragio della trattativa che doveva portare Edin Dzeko proprio in bianconero e Arek Milik alla Roma.

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Tutto saltato all’ultimo minuto

La Roma ha annunciato un reclamo contro la decisione del Giudice sportivo: i legali giallorossi hanno sette giorni per preparare le loro deduzioni, che si basano sulla totale mancanza di dolo e su un presunto «buco informatico» nella trasmissione della lista. Tra i 25 «Over» c’erano ancora molti spazi liberi e Diawara non avrebbe tolto il posto a nessuno, come invece avvenne nel caso Ragusa in Sassuolo-Pescara del 28 agosto 2016. La buona fede, però, è un alibi assai debole quando si viola un regolamento preciso. Secondo alcuni esperti di diritto sportivo un reclamo simile sarebbe addirittura «irricevibile», la Roma comunque porterà avanti la sua battaglia e spera di cavarsela con una semplice multa.

In ogni caso, resterà la macchia indelebile di un errore che non succede nemmeno tra i dilettanti. I Friedkin, delusi ma tenaci, sono pronti ad accelerare la rivoluzione nella parte dirigenziale e in quella sportiva. Il segretario generale Pantaleo Longo non si è dimesso, ma andrà sicuramente via (per qualcuno proprio al Verona); il vicepresidente Mauro Baldissoni, escluso dal nuovo CdA, è in uscita: era l’ultimo dei «pallottiani» storici. Il mercato in uscita è fermo e gli esuberi (Jesus, Fazio, Pastore, Perotti…) sono ancora tutti a libro paga, un altro episodio che sta deludendo i Friedkin. La fiducia in Fonseca è in calo: ha litigato con Dzeko dopo Siviglia-Roma di Europa League, ha insistito con la difesa a 3 a Verona anche se ha dovuto far giocare fuori ruolo Cristante, risultato uno dei peggiori. C’era chi, tra i dirigenti, voleva affiancargli un «tutor» italiano per la tattica: la prestazione contro l’Hellas ha rafforzato l’idea.

Dan Friedkin sperava di aver un po’ di tempo per riorganizzare tutto, non si spaventerà se dovrà affrettarsi. Sono escluse mosse «populiste» legate alla nostalgia. Se il momento verrà, sarà al termine di un percorso. Resta viva, invece, la pista che porta a Ralf Rangnick, l’artefice del modello Red Bull (Lipsia e Salisburgo). Il «trainager» può essere la base di partenza per la rifondazione.

22 settembre 2020 (modifica il 22 settembre 2020 | 23:00)

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