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Lorenzo Giustino non aveva mai vinto un match in un torneo dello Slam. Per farlo, ha scelto un modo epico: sei ore e cinque minuti di gioco, in una partita divisa in due giorni (domenica era stata sospesa per oscurità) e che è finita 0-6 7-6 7-6 2-6 18-16. Sì, 18-16: al Roland Garros non c’è limite nel quinto set, si gioca a oltranza, e il solo parziale decisivo è durato 180 minuti, tre ore.È la seconda partita più lunga nella storia dell’Open di Francia, dopo quella tra Fabrice Santoro e Arnaud Clement del 2004, durata 6 ore e 33. Il record assoluto, inarrivabile, è quello stabilito da John Isner e Nicholas Mahut, che nell’edizione 2010 del torneo di Wimbledon rimasero in campo 11 ore e 5′ divise in tre giorni, con l’americano che si impose 70-68 al quinto set.

Lorenzo, 29 anni, quando la palla del suo avversario, il francese Corentin Moutet (numero 71 del mondo), si è affossata in rete, è crollato a terra: per la gioia, ma anche per la stanchezza. Curioso il fatto che, nonostante i quattro break di fila tra il 27° e il 30° game, nessuno dei due giocatori avesse dovuto fronteggiare match point: Giustino ne ha avuti due di fila, sfruttando il secondo. Nel secondo turno se la vedrà con l’argentino Diego Schwartzman, che solo una settimana fa giocava la finale degli Internazionali d’Italia contro Novak Djokovic.

In pochi conoscono Giustino e, anche sui social, il suo profilo Instagram non supera i 1.700 follower, anche se il seguito dopo questa impresa sta aumentando minuto dopo minuto. È per la prima volta da solo in uno Slam, superando le qualificazioni (da numero 157 del mondo), dopo che a Melbourne era stato ripescato da lucky loser. Ha riportato Napoli al Roland Garros dopo l’ultima presenza di Diego Nargiso nel 1995 e, appena finita la maratona contro Moutet, anche il profilo Twitter del Napoli Calcio gli ha fatto i complimenti.

Complimenti a Lorenzo #Giustino che dopo una battaglia di oltre 6 ore, chiusa 18-16 al quinto set, si è qualificato al secondo turno del @rolandgarros battendo il francese Moutet

— Official SSC Napoli (@sscnapoli) September 28, 2020

A Parigi ha giocato con una protezione al braccio, conseguenza di un infortunio al gomito destro nel Challenger di Manerbio dello scorso anno che lo ha frenato e non poco, in un 2019 che gli aveva regalato il primo successo a livello Challenger, ad Almaty (Kazakistan). È nato a Napoli, Lorenzo, ma all’età di sette anni la famiglia si trasferì in Spagna, perché voleva un futuro migliore per i figli. Lorenzo – che ora si allena con Gianluca Carbone – è diventato un tennista professionista che, tra mille difficoltà, sogna un posto nella top 100; il fratello Geri, invece, è medico cardiologo e ricercatore, vive negli Stati Uniti e recentemente ha proposto uno studio sugli effetti del Covid-19 a livello dell’apparato cardiocircolatorio.

Motivo, questo, per cui i mesi della pandemia sono stati lunghi per tutta la famiglia sparsa per il mondo. Lorenzo, durante il lockdown, ha ripreso a studiare grazie a una borsa di studio messa a disposizione dall’Atp per un’università online. Economia e Finanza, ma in lingua spagnola visto il passato. Un «Vamos», dopo un’impresa del genere, glielo si può concedere.

28 settembre 2020 (modifica il 28 settembre 2020 | 20:24)

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