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Ristoranti, aumentano gli italiani che portano a casa gli avanzi




Roma, 11 set – Nei ristoranti gli italiani che portano a casa gli avanzi sono in netto aumento, secondo i dati riportati da Agenzia Nova. Eticamente, una buona notizia. Economicamente, un enorme campanello d’allarme.

Nei ristoranti gli italiani chiedono di portare a casa gli avanzi

Nei ristoranti nostrani sempre più cittadini italiani, quindi, chiedono di portare a casa gli avanzi: circa il 39%, secondo gli ultimi dati, dunque quattro persone su dieci. Il dato viene da un’indagine Coldiretti/Ixe, che mette in evidenza una questione fondamentale, quella della crisi economica e dei rincari mostruosi degli ultimi tempi, entrambi fattori in grado di mutare le abitudini dei cittadini. Il numero di persone che usano la cosiddetta “doggy bag” è raddoppiato negli ultimi dieci anni. E con l’inflazione di agosto, con gli aumenti dei generi alimentari di oltre il 10%, non si può non attribuire una tendenza di questo tipo alla fine dell’opulenza che ha caratterizzato per tanti decenni la nostra vita.

Secondo Coldiretti sempre più locali si stanno attrezzando per chiedere discretamente ai clienti se desiderano portare via il cibo o le bottiglie di vino non consumate. Secondo l’associazione, tutto il sistema è sull’orlo del precipizio, dai campi alla tavola, per un valore di 575 miliardi di euro, ovvero un quarto del Pil. Circa 4 milioni di lavoratori e 740mila imprese agricole, 70 mila industrie alimentari, senza contare le oltre 330 mila attività di ristorazione e i 230mila negozi al dettaglio. Oltre il 10% di queste imprese sarebbero a rischio chiusura. Loro, esattamente come i clienti, rischiano il collasso per gli aumenti pazzeschi, che dal costo di produzione (energia, concimi) vanno ai piatti venduti nei locali.

Eticamente un passo avanti, socialmente un disastro

Certamente, non sprecare cibo dovrebbe essere considerato un valore. Ma nella società dell’abbondanza a cui siamo abituati, su questo aspetto non si riflette troppo. Il punto è che la vita stessa è contorta, spesso contraddittoria, e l’esempio che ci troviamo ad osservare è abbastanza tipico. Non buttare via il cibo è sacrosanto ed è anche educativo. Il motivo per cui si sta facendo, però, è al tempo stesso fonte di un dramma sociale che si sta espandendo a macchia d’olio. Stiamo diventando poveri e iniziamo a far fronte a stenti di vario tipo. Secondo l’analisi Coldiretti, comunque, il 17% delle persone chiede di portar via il cibo avanzato solo raramente, il 12% pensa che sia un atto maleducato e volgare, mentre un altro 22% non lascia mai nulla di non consumato prima di lasciare il tavolo. La vergogna o l’imbarazzo sono comprensibili, in un universo il cui lo stigma sociale è talmente pressante da essere soffocante, ma non significa che siano giusti. Sarebbe preferibile che gli italiani non sprecassero cibo perché non va sprecato, e non per la peggiore delle ragioni: l’avvento incombente della miseria.

Stelio Fergola

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