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Rimosso un altro generale? Cosa succede alle forze russe in Ucraina

La Russia avrebbe rimosso il tenente generale Roman Berdnikov dal vertice del Distretto militare occidentale dell’esercito dopo l’avanzata delle forze ucraine sul fronte orientale. La notizia (rilanciata dai media ucraini e dall’intelligence di Kiev) non trova conferme ufficiali da parte del Cremlino né da parte dell’intelligence occidentale. Tuttavia, l’assenza di smentite da parte di Mosca è un segnale che porta molti osservatori a dare per quasi certa la rimozione dall’incarico. Ed è una svolta che confermerebbe le difficoltà della Russia in questa fase della guerra, con l’esercito ucraino che è riuscito a sfondare incuneandosi in quella che appariva un’area ormai pienamente in mano alle truppe di Vladimir Putin.

Il cambio alla guida delle operazioni in Ucraina sarebbe un segnale particolarmente importante per una ragione ovvia: la necessità di sostituire un generale deriva infatti da sopravvenute esigenze di natura tattica nate con l’avanzata dell’esercito ucraino. E soprattutto sarebbe anche un’ulteriore prova che i vertici militari russi hanno più di un problema con la gestione della cosiddetta “operazione militare speciale”. Da tempo, infatti, Mosca è costretta a cambiare i comandanti sul campo ucraino. Scelte dettate in particolare da due ragioni: la prima è legata all’uccisione (o al ferimento) dei più alti ufficiali dell’esercito, inviati spesso in prima linea proprio per le difficoltà mostrate dalle truppe durante l’invasione; la seconda motivazione è legata invece alle evoluzione del fronte, con una guerra che appare molto più complessa e difficile per i russi di quanto credevano i vertici politici ma anche militari.

È in questo secondo insieme di motivazioni che rientrerebbe la rimozione di Roman Borisovich Berdnikov, un tenente generale delle nuove leve, diplomato alla scuola militare Suvorov di Kiev proprio nelle ultime fasi dell’Unione Sovietica e poi al Comando Militare Superiore di Mosca. Il suo nome è iniziato a circolare anche al di fuori dei circuiti più ristretti della Difesa russa nell’ottobre 2021 quando è stato nominato comandante delle forze in Siria, proprio lì dove l’anno prima era stato decorato al valore. Poi il delicato passaggio in Ucraina, dove le forze armate di Mosca hanno iniziato a inviare gli alti ufficiali in un’inquietante rotazione che ha mostrato a tutti le falle del sistema russo, ancora fortemente ancorato ai dettami della burocrazia sovietica e alle sue strategie militari. A inizio giugno qualcuno lo dà per morto, ucciso in combattimento proprio in Donbass. Poi, ad agosto, viene nominato alla guida del Distretto occidentale per sostituire il generale Andrei Sychevoi, a sua volta messo lì tre settimane prima per prendere il posto di Alexander Zhuravlyov. Sychevoi che secondo alcune informazioni non confermate adesso qualcuno dà addirittura in mano agli ucraini, catturato proprio durante l’ultima avanzata verso est che ha preso alla sprovvista l’intelligence e le truppe russe. E adesso, dopo 16 giorni, potrebbe essere il turno di Berdnikov in questo walzer del distretto militare occidentale.

Se la campagna di invasione avviata dal Cremlino non sembra, al momento, subire vere e propri rivoluzioni, come confermato anche diversi esperti che mettono in guardia da un eccesso di entusiasmo per la controffensiva ucraina, è chiaro che la fotografia che arriva da questo continuo turn-over di alti comandanti non è un un segnale che può indurre all’ottimismo i russi. Per ora questo cambiamento di vertice riguarda le forze sul campo: ma qualcuno potrebbe iniziare a puntare su figure più alte, fino ad avvicinarsi al governo o comunque ai più alti ranghi della Difesa. L’avvertimento giunto ieri dal ceceno Ramzan Kadyrov è un campanello d’allarme particolarmente importante: difficilmente prima un leader ceceno si sarebbe esposto al punto da delegittimare in maniera plateale le mosse di Putin. Tanto più se per farlo lo si colpisce sul conflitto che può decidere le sorti del presidente russo e del suo intero sistema di potere.

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