Cronaca

Reggio Calabria: «Stop 5G». Con il Covid boom dei comuni contro le antenne

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Il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà (Pd) ha firmato lunedì un’ordinanza con la quale blocca nel territorio di sua competenza, l’installazione di antenne 5G, la nuova tecnologia destinata ad aumentare e migliorare la connettività dei territori e il funzionamento delle reti. Falcomatà ha preso il suo provvedimento sulla base del principio di precauzione: «non esistono certezze sugli effetti della nuova tecnologia» scrive il primo cittadino calabrese. In realtà la questione è assai controversa e ad esempio l’Istituto superiore di sanità ritiene che dal 5G non derivino pericoli. Comunque sia, Reggio Calabria si unisce alle centinaia di comuni italiani che hanno già adottato ordinanze per fermare la rete «superveloce». Un boom di divieti fiorito proprio nei mesi del coronavirus e al quale non è forse estranea una teoria complottista (e smentita dagli scienziati) che esista un nesso tra casi di Covid e antenne 5G.

«L’ho fatto per tutelare la salute»

Giuseppe Falcomatà ha reso nota la sua decisione attraverso la sua pagina Facebook: «Ho appena firmato l’ordinanza con la quale sospendo l’installazione delle antenne 5G in città – dice il sindaco reggino -. L’ho fatto per tutelare la salute di tutti noi. Ad oggi non esistono certezze rispetto agli effetti che questa nuova tecnologia ha sulle persone. Sapete bene che nelle scorse settimane l’Amministrazione comunale ha avviato degli incontri con l’Università Mediterranea e con l’Ordine dei medici. Questi incontri continueranno nei prossimi giorni e saranno estesi anche alle associazioni e i comitati con cui ho già avuto modo di confrontarmi. Naturalmente se gli studi scientifici dovessero sciogliere ogni dubbio, accoglieremo consapevolmente questa nuova tecnologia».

Il boom dei sindaci «anti antenne»

Secondo il sito «Alleanza italiana stop 5G» sono ormai oltre 500 le amministrazioni italiane che hanno messo al bando la nuova tecnologia ritenendola dannosa per la salute, un anno fa erano meno di cento. Lo scetticismo contagia amministrazioni grandi e piccole, da nord a sud. Reggio Calabria è il primo capoluogo di regione a fermare le antenne, ma analogo provvedimento hanno già firmato i sindaci di Vicenza, Udine, Grosseto, Siracusa e giù giù fino a comuni di poche centinaia di abitanti: tutti preoccupati per i crescenti rischi per la salute pubblica. Il primo comune «no 5G» in Italia è stato Scanzano Jonico, in Basilicata, dove l’ordinanza risale al 18 luglio 2019. A sostegno di quella decisione furono portati studi sull’elettrosmog «potenzialmente cancerogeno» e anche una sentenza del tar del Lazio che invitava a una campagna di sensibilizzazioni sui rischi connessi alle radiofrequenze.

Gli esperti non vedono pericoli

In realtà autorevoli fonti scientifiche escludono rischi connessi alla nuova frontiera della connessione. È il caso di Alessandro Vittorio Pollichetti, dell’istituto superiore di sanità, intervenuto in un’audizione alla Camera sull’argomento: «La nuova tecnologia è ampiamente al di sotto dei limiti per l’esposizione ai campi elettromagnetici stabiliti dalle normative, in particolare dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 12 luglio 1999». Anche la Iarc (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) classifica i campi elettromagnetici a livello «2B», il più basso con riferimento al rischio cancerogeno.

Covid e 5G? Per la scienza è una bufala

Questo non è bastato a fermare l’ondata anti 5G che anzi ha dilagato nel corso dei mesi del coronavirus. E proprio l’esplosione della pandemia ha dato forza a una teoria complottista secondo la quale le frequenze elettromagnetiche favoriscono il contagio. Argomento principe portato a sostegno di questa tesi: Wuhan, la metropoli cinese all’origine del Covid, è una delle città che da tempo ha adottato il 5G e le radiazioni hanno contribuito a indebolire le difese immunitarie. Ma anche in questo caso autorevoli studi scientifici hanno già classificato questa teoria come una bufala: anni e anni di osservazioni epidemiologiche hanno escluso una connessione tra radiazioni elettromagnetiche e indebolimento dell’organismo umano.

7 luglio 2020 (modifica il 7 luglio 2020 | 13:45)

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