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Referendum, il 5 Stelle per il No: «Non sono un traditore, è un taglio sbagliato»

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È un campione del No dentro l’esercito del Sì. Armato di webcam e di cartelli esplicativi fatti a mano, il deputato Cinque Stelle Andrea Colletti ricorre ai social per condurre la sua campagna contro il taglio dei parlamentari. «Sua», perché apertamente in contraddizione con la linea ufficiale del Movimento, che considera la riforma uno dei suoi capisaldi ideologici. Nei video che pubblica sulla sua pagina Facebook, Colletti si espone alle molte critiche della base, che lo attacca: «Sei stato eletto per tagliarli i parlamentari, se non lo vuoi fare dimettiti». Ma lui non demorde. «Sono contrario a questa modifica costituzionale, — spiega al Corriere — il mio obiettivo non è quello di fare campagna con gli slogan, ma con l’informazione. Ho dimostrato numeri alla mano tramite i miei cartelli, che si verificherebbe una disparità nella rappresentanza di alcune Regioni. Una questione che riguarda non solo il mio Abruzzo, ma anche Sardegna, Marche, Liguria, Calabria. Una regione come il Trentino avrà una sovrarappresentanza che andrà a sommarsi ad altri privilegi che già ha, come il fatto di essere a statuto speciale. Tutte cose che dimostrano come questa riforma sia stata pensata poco e male». A essere chiamato «traditore» non ci sta: «Fra i nostri principi c’è sempre stato il taglio dei privilegi dei parlamentari e dei politici, con questa modifica si tagliano piuttosto i rappresentanti del popolo. Sarei stato molto più favorevole ad abbassare gli stipendi, ma siccome questo non viene fatto io sto rispettando la storia dei 5 Stelle».

Da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori, il parlamento diventerebbe senza dubbio più snello, ma la domanda è: sarà anche più efficiente? Il deputato è sicuro di no e lo spiega con una metafora: «È come nella Formula 1. Quando la Ferrari si ferma serve un certo numero di meccanici per cambiare le gomme. Noi attualmente abbiamo due pit-stop, uno dietro l’altro: la Camera e il Senato. Come facciamo per essere più efficienti? Un’idea sarebbe togliere uno dei due pit-stop, visto che fanno la stessa cosa. L’altra, che è quella alla base di questa modifica, è di togliere un terzo dei meccanici da una parte e un terzo dall’altra. È vero che ci costerà di meno, ma la macchina non avrà abbastanza meccanici per garantirne la funzionabilità». Ma togliere uno dei due pit-stop non era esattamente quanto proposto da Renzi nel 2016? «Obiettivamente quella riforma tagliava i senatori e anche i loro stipendi, ma era una proposta pessima e abbiamo fatto bene a votare contro. Bisogna però dare atto che era più pensata di quella attuale. A questo punto tanto valeva votare a favore».

I suoi video però non sono stati presi benissimo da molti elettori e sostenitori dei 5 Stelle. Sulla bacheca del deputato sono molti i commenti, anche offensivi, cui lui risponde spesso in maniera sarcastica. Ma assicura di non prendersela affatto: «Io mi diverto, non la prendo sul personale. Il mio obiettivo è quello di far riflettere le persone e ogni tanto le prendo anche un po’ in giro per far capire quanto non stiano usando la propria testa, ma stiano facendo quello che viene loro ordinato». A proposito di ordini, dal Movimento non è arrivato nessun richiamo per le sue posizioni controcorrente? «No, anche altri miei colleghi si sono esposti per il No e questo dimostra che sia in corso un dibattito e soprattutto ricordiamoci che la Costituzione non è un affare di partito, ma riguarda la convivenza fra tutti i cittadini italiani».

26 agosto 2020 (modifica il 26 agosto 2020 | 12:34)

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